Sotto il mare, in genere, ci si aspetterebbe silenzio, pressione, relitti e qualche creatura abbastanza brutta da far rivalutare la superficie. Abyssus, sviluppato da DoubleMoose e pubblicato da The Arcade Crew, preferisce aggiungere alla lista fucili alimentati dalla salamoia, divinità antiche, mutanti aggressivi e una squadra di Brinehunters convinta che scendere tra le rovine di una civiltà sommersa sia un buon modo per passare la giornata. Lo sparatutto roguelite cooperativo è arrivato su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC tramite Steam; abbiamo provato la versione PlayStation 5, mentre l’edizione fisica per PlayStation 5 è prevista tramite Silver Lining.
L’ambientazione è la prima idea forte. Un mondo alimentato dalla salamoia, sostanza rara e potentissima custodita nelle profondità marine, offre a Abyssus un’identità brinepunk riconoscibile, a metà tra spedizione coloniale, rovina sacrale e laboratorio finito molto male. La trama resta una cornice più che un motore narrativo: il compito della squadra è recuperare una riserva enorme sotto un antico regno, ma gli abitanti corrotti delle profondità hanno prevedibilmente un’opinione diversa sul concetto di visita guidata. Funziona perché non pretende di appesantire il ritmo; lascia che siano ambienti, note, creature e tecnologie a suggerire il mistero. Il vero centro rimane l’azione, con una struttura pensata per correre, sparare, scegliere potenziamenti e ricominciare.

Movimento, rinculo e salamoia
Il nucleo di Abyssus è uno sparatutto in prima persona rapido, fisico, più legato allo spostamento continuo che alla copertura. Restare fermi significa spesso concedere spazio ai nemici, perdere controllo sull’arena e finire travolti da una pressione crescente. Il gioco spinge a scattare, saltare, riposizionarsi, leggere i flussi delle creature e sfruttare le aperture offerte dalle armi. La risposta al fuoco è uno degli aspetti migliori: l’arsenale ha impatto, le bocche da fuoco risultano distinguibili e le funzioni secondarie aiutano a differenziare l’approccio. Il piacere deriva soprattutto dal ritmo immediato degli scontri, da quella sensazione di dover sempre guadagnare mezzo metro prima che l’abisso lo richieda indietro con gli interessi.
La personalizzazione sostiene bene questa base. Armi, modifiche, scafandri, abilità, amuleti e benedizioni permettono di costruire combinazioni molto diverse, soprattutto nelle prime ore, quando ogni sblocco modifica in modo percepibile le possibilità della run. Gli elementi di fuoco, gelo, fulmine e spirito si intrecciano con tecnologie antiche e potenziamenti divini, creando build capaci di cambiare la gestione delle folle, dei boss e degli obiettivi. L’aggiornamento 1.3, con una nuova divinità, nuove benedizioni, una nuova area, nuovi nemici, boss, obiettivi e matchmaking più snello, arricchisce il quadro e rende più solida la versione console. Il limite è che non tutte le opzioni hanno lo stesso peso: alcune soluzioni emergono presto come più efficaci, mentre altre restano più decorative che realmente decisive.

La squadra prima dell’eroe
La cooperativa è il contesto in cui Abyssus mostra meglio la propria struttura. Il gioco supporta fino a quattro partecipanti e costruisce molti incontri attorno alla necessità di dividere l’attenzione, coprire angoli diversi, combinare potenziamenti e gestire minacce multiple. Con una squadra ben coordinata, le run acquistano una dimensione tattica più interessante: un giocatore può concentrarsi sul controllo dei gruppi, un altro sul danno diretto, un altro ancora su supporto e sopravvivenza. I boss e le stanze più affollate traggono beneficio da questa distribuzione, perché il caos diventa leggibile quando i ruoli hanno senso. La salamoia, evidentemente, unisce più di molte riunioni aziendali.
In solitaria l’esperienza resta possibile, ma perde parte della sua naturalezza. La curva di difficoltà diventa più brusca, la gestione delle arene richiede maggiore precisione e l’assenza di compagni rende più pesante ogni errore. Non è un difetto assoluto: alcuni giocatori troveranno stimolante affrontare l’abisso da soli, controllando ogni dettaglio della propria build. La progettazione, però, parla chiaramente il linguaggio del gruppo. Anche il crossplay tra PC, PlayStation e Xbox rafforza questa direzione, perché rende più facile trovare compagni di spedizione e affrontare il gioco nel modo per cui sembra davvero pensato. La formula funziona quando la comunicazione trasforma la frenesia in metodo; funziona meno quando gli obiettivi si sovrappongono e l’arena diventa una lavatrice piena di mutanti.

Un abisso bello, non sempre profondissimo
La direzione artistica dà a Abyssus una presenza immediata. Le rovine sommerse, le strutture meccaniche, le creature corrotte e la palette colorata costruiscono un mondo più affascinante di quanto ci si potrebbe aspettare da un semplice roguelite FPS. L’idea brinepunk aiuta a distinguere il gioco da molti rivali, soprattutto quando ambienti e tecnologia antica si combinano in stanze che sembrano uscite da una civiltà convinta di poter addomesticare il mare e poi sorpresa, con colpevole ingenuità, dal fatto che il mare non gradisse. I livelli realizzati a mano e sequenziati proceduralmente danno varietà alle prime discese, mentre la quantità di nemici, boss, amuleti e modificatori suggerisce un progetto più ambizioso della media.
La ripetizione, tuttavia, riaffiora prima di quanto dovrebbe. Dopo diverse run, alcuni ambienti e obiettivi diventano familiari, e la promessa di un abisso sempre diverso si riduce a una rotazione meno sorprendente. Anche il bestiario non sempre raggiunge la stessa personalità degli scenari: alcune creature svolgono bene il proprio ruolo meccanico, ma restano poco memorabili sul piano visivo e comportamentale. Su PlayStation 5 i comandi rispondono in modo generalmente buono, coerente con un gioco fondato su mobilità e reattività, anche se qualche aggiustamento della mira può aiutare a trovare maggiore precisione. Sul fronte tecnico, l’esperienza non è compromessa, ma occasionali bug, incertezze nelle collisioni e piccoli inciampi interrompono talvolta il flusso della run.
Il giudizio complessivo resta positivo, con un margine evidente tra solidità e piena eccellenza. Abyssus ha un’identità forte, un’azione piacevole, un buon senso del movimento e una struttura cooperativa capace di generare momenti intensi. Non raggiunge però la profondità dei migliori esponenti del genere perché la varietà di lungo periodo si assottiglia, alcune build risultano più interessanti sulla carta che nell’uso concreto e la ripetizione dei contenuti riduce gradualmente il senso di scoperta. Rimane uno sparatutto roguelite riuscito, soprattutto con amici, consigliabile a chi cerca un’esperienza rapida, aggressiva e costruita attorno alla sinergia. L’abisso non rivela tutti i segreti che promette, ma quando il combattimento ingrana sa ancora far venire voglia di scendere un’altra volta.













