Adorable Adventures ha un compito meno semplice di quanto il titolo lasci credere. Quando un gioco si presenta con un cucciolo di cinghiale, un parco naturale ispirato alle Cevenne e una promessa di esplorazione rilassata, il rischio è che tutto venga liquidato come una parentesi graziosa e poco più. Wild Sheep Studio, con PQube alla pubblicazione, prova invece a dare a quella dolcezza una struttura vera. Su PlayStation 5, nella versione qui testata, Adorable Adventures è un gioco d’esplorazione in terza persona in cui Boris, separato dalla famiglia dopo un incendio boschivo, deve imparare a usare il fiuto per ritrovare fratelli e sorelle dispersi. L’idea di base è semplice, ma non banale: trasformare l’olfatto in una forma di navigazione, di lettura del mondo e perfino di piccola deduzione ambientale.
Il sistema degli odori è infatti la sua intuizione più chiara. Boris non segue una sola traccia pulita in un mondo disposto educatamente per lui, ma si muove in uno spazio pieno di stimoli, interferenze e distrazioni. Piante, animali, oggetti, attività collaterali e richieste dei fratelli si sovrappongono in una mappa che chiede di essere letta anche con il naso, non solo con gli occhi. Questo porta il gioco a costruire una progressione diversa da quella dell’avventura classica con waypoint e obiettivo già cucito sul sentiero. Qui si annusa, si isola un odore, lo si mette da parte, si torna su una pista e si ricomincia. È un’idea gentile nella forma, ma sorprendentemente concreta nel modo in cui organizza il ritmo.
Il mondo si legge a fiuto
La qualità migliore di Adorable Adventures sta nel fatto che la sua meccanica principale non è una curiosità accessoria. Fiutare non serve a colorare un paio di missioni e poi sparire dietro il resto del gioco: è il modo in cui il mondo prende forma. Boris deve imparare a riconoscere gli odori, separare quelli utili da quelli fuorvianti e usarli per capire dove andare, cosa cercare e perché una certa pista si interrompa proprio in quel punto. Il risultato è un’esplorazione che ha qualcosa di più attivo di una semplice passeggiata contemplativa. Non si avanza solo perché il paesaggio è piacevole o perché il prossimo indicatore lampeggia sullo schermo, ma perché ogni ambiente contiene informazioni da filtrare.
Anche il modo in cui i fratelli vengono ritrovati aggiunge un minimo di varietà alla struttura. Non basta incontrarli per riportarli a casa: spesso serve aiutarli, assecondare piccole richieste o risolvere attività coerenti con la loro personalità. È una soluzione semplice, ma utile a evitare che la ricerca si riduca a una pura collezione di incontri. Adorable Adventures non diventa mai complesso in senso stretto, e non ne ha bisogno, però ha abbastanza intelligenza da capire che il sentimento di ricongiungimento deve passare anche da piccole azioni, non soltanto da una traccia luminosa seguita fino al traguardo.
Un parco pieno di distrazioni, quasi tutte buone
L’altro grande merito del gioco è il modo in cui riempie il parco di attività senza trasformarlo in una lista della spesa travestita da avventura. Gare a tempo, sfide fotografiche, piccoli misteri, collezionabili, accessori e animali da aiutare costruiscono una geografia curiosa, capace di premiare chi devia dal percorso principale. Non tutte queste attività hanno lo stesso peso, ma quasi tutte contribuiscono a dare a Boris il carattere giusto: quello di un cucciolo vivace, distratto, irresistibilmente portato a infilare il grugno in qualunque angolo sembri promettere qualcosa di buffo, utile o semplicemente interessante. In questo senso il gioco capisce bene la propria misura e sa far sembrare naturale anche la distrazione.
Sul piano visivo, Wild Sheep Studio sceglie una direzione semplice ma coerente. Radure, sentieri, fiumi, grotte e altopiani hanno un tono morbido e accogliente, con una grafica piacevole e leggibile che accompagna bene l’esplorazione senza mai intralciarla. Non è certo uno di quei titoli che provano a mostrare i muscoli della PlayStation 5 o a impressionare con la pura potenza tecnica: il colpo d’occhio resta modesto, pulito, funzionale. Però proprio questa misura gli permette di mantenere un’identità gradevole, abbastanza varia e sempre adatta al passo tranquillo dell’avventura.
Dove il sentiero si fa meno chiaro
I limiti emergono soprattutto nell’interfaccia e nella gestione delle informazioni. La mappa è il punto più discutibile del pacchetto: non sempre aiuta quanto dovrebbe, non restituisce con sufficiente chiarezza la posizione del giocatore e, pur essendo ricca di icone, non si dimostra sempre altrettanto generosa nel chiarirne il significato. In un gioco che punta così tanto sulla serenità dell’esplorazione, questa piccola rigidità stona più del previsto. La sensazione non è quella di un ostacolo drammatico, ma di una frizione inutile, come un sentiero ben tenuto con un cartello girato dalla parte sbagliata.
Anche la gestione delle missioni secondarie avrebbe beneficiato di qualche comodità in più. Il diario esiste, le attività sono annotate, ma manca un vero sistema di tracciamento che renda più agevole tornare su certi incarichi o ricordare dove si sia intravista una sfida fotografica particolarmente promettente. Il gioco preferisce lasciare il giocatore libero di vagare e ricordare, e in parte questa scelta è coerente con il suo spirito; tuttavia, non sempre libertà e vaghezza coincidono con la stessa cosa. Alcune incertezze qui derivano più da un supporto informativo incompleto che da una precisa poetica dell’orientamento naturale.
Nel complesso, però, Adorable Adventures sa bene che cosa vuole essere e, cosa ancora più importante, riesce quasi sempre a esserlo. Non cerca tensione, non costruisce combattimenti, non mette boss o minacce artificiali dove non servono. Punta tutto sulla tenerezza del movimento, sul piacere di frugare nel mondo, sul piccolo enigma degli odori e sulla soddisfazione di riportare insieme una famiglia dispersa. È un gioco che si concede il diritto di essere calmo senza diventare vuoto, e questo è probabilmente il suo risultato più convincente.
















