Chi ha detto che gli alieni devono sempre conquistare la Terra? In Alien Breakout, è la Terra ad aver già vinto – o quasi. Il povero protagonista, un esserino verde e spaesato, si risveglia prigioniero in un laboratorio umano, con l’unico obiettivo di fuggire da 100 livelli pieni zeppi di spuntoni, ventole assassine, laser, seghe rotanti e guardie armate. Il gioco, sviluppato da Vergiu Games e portato su PlayStation, Xbox e Nintendo Switch da Eastasiasoft, è una lettera d’amore ai platform di una volta: quelli cattivi, punitivi, pixelosi e tremendamente soddisfacenti.
Niente fronzoli narrativi: si corre, si salta, si spara e si muore. Spesso. Ma ogni morte è un passo in più verso la libertà, o almeno verso il checkpoint più vicino. Alien Breakout sfida la pazienza e la precisione del giocatore come un vecchio arcade in una sala giochi troppo rumorosa, solo che stavolta il gettone è digitale.
Pixel art, pistole laser e wall jump a oltranza
Il gameplay è tanto semplice quanto micidiale: corri, salta sui muri, scivola usando la melma aliena (sì, c’è della melma appiccicosa e funziona benissimo) e affronta ogni livello come se fosse l’ultimo. La tua pistola laser, più versatile di quanto sembri, serve sia a colpire i nemici che ad attivare pulsanti lontani: è la tua migliore amica, almeno finché non ti infili per sbaglio in una ventola gigante e ti ritrovi smembrato in un tripudio di pixel.
L’estetica è tutta un trionfo di pixel retrò, con fondali minimalisti, animazioni essenziali e un design che grida “gioco indie fatto con amore”. E sebbene i livelli diventino via via più complicati, il gioco ha un ritmo che tira dritto: una corsa contro le trappole, i riflessi e la voglia di mollare tutto dopo l’ennesimo salto mancato per mezzo millimetro.
Il bello è che Alien Breakout non cerca di essere qualcosa che non è. Non c’è una progressione RPG, nessuna storia strappalacrime, nessuna voce narrante profonda. Solo tu, un alieno verde e tondo, e cento stanze piene di trappole pensate da un level designer che probabilmente ha avuto un’infanzia complicata.
Eastasiasoft, con il suo consueto occhio per i titoli indie tosti e brillanti, ha curato il porting su console, permettendo anche a chi gioca su pad di lanciarsi (e fracassarsi) in questo platform duro ma onesto. Se amate i giochi che non vi fanno sconti, che premiano la memoria muscolare e la tenacia, allora c’è un alieno che ha proprio bisogno del vostro aiuto per scappare dal laboratorio.















