L’industria giapponese dell’intrattenimento potrebbe trovarsi davanti a una delle sue occasioni di crescita più importanti, ma per coglierla servirebbe un cambio di approccio. È questa la lettura proposta da Hideto Fujino, CEO di Rheos Capital Works, autore e volto noto del panorama economico giapponese, che in una recente intervista ha indicato anime e proprietà intellettuali nipponiche come uno dei settori con il maggiore potenziale di sviluppo in vista del 2026, soprattutto sui mercati esteri.
Secondo Fujino, la forza di questi contenuti è già evidente nell’entusiasmo mostrato dal pubblico internazionale verso la cultura pop giapponese. L’interesse per serie e franchise come Dragon Ball, Naruto e Jujutsu Kaisen dimostrerebbe infatti come esista ancora un ampio spazio di espansione fuori dal Giappone, in un contesto in cui anime, manga e altri IP nazionali potrebbero trovare nuove traiettorie di crescita ben oltre il mercato domestico.
Un patrimonio culturale da portare davvero nel mercato globale
Nel suo ragionamento Fujino sostiene che il valore degli anime e degli IP giapponesi risieda proprio nelle loro radici culturali. A suo giudizio, l’animazione giapponese esiste in questa forma perché nasce da una tradizione, da una sensibilità e da un contesto sociale specificamente nipponici, proprio come la Silicon Valley è legata alla cultura e alla storia economica degli Stati Uniti.
Per questo motivo l’obiettivo non dovrebbe essere quello di snaturare il contenuto giapponese, ma di rafforzarne la capacità di circolare nel mondo. Fujino ritiene che il settore possa ambire a diventare un business da migliaia di miliardi di yen, ma avverte anche che il Giappone non può limitarsi a custodire i propri IP entro i confini nazionali se vuole trasformarli in marchi davvero globali.
Capitali esteri, talenti internazionali e timori dei fan
Uno dei punti centrali dell’analisi riguarda la necessità di accettare con maggiore apertura investimenti e collaborazioni internazionali. Fujino sostiene che il sistema giapponese debba imparare a lavorare non solo con capitali stranieri, ma anche con talenti provenienti dall’estero, così da aumentare la capacità di vendere e valorizzare i contenuti su scala mondiale. In questa prospettiva, partnership con piattaforme globali e nuovi ingressi finanziari nel settore verrebbero letti come un’accelerazione possibile, più che come una minaccia in sé.
Allo stesso tempo, il tema resta delicato anche agli occhi del pubblico. Negli ultimi anni una parte dei fan di anime, manga e videogiochi ha guardato con cautela all’ingresso di investitori stranieri nelle aziende giapponesi, soprattutto quando accompagnato da richieste aggressive o da strategie percepite come troppo lontane dall’identità dei marchi coinvolti. È proprio in questo equilibrio tra espansione internazionale e tutela dell’identità creativa che, secondo Fujino, si giocherà una parte importante del futuro dell’industria dei contenuti giapponesi.
Fonti consultate: Automaton West.














