Il rapporto tra intelligenza artificiale generativa, diritto d’autore e cultura pop giapponese diventa sempre più delicato. CODA, la Content Overseas Distribution Association, ha pubblicato una nuova dichiarazione dedicata all’uso di anime, manga e altri contenuti giapponesi nell’addestramento dei modelli generativi, definendo la questione un problema serio per la tutela dei diritti dei creatori e per le fondamenta stesse della creatività.
L’organizzazione, attiva nella protezione delle proprietà intellettuali giapponesi contro pirateria, distribuzione illegale e violazioni internazionali del copyright, sostiene di aver individuato criticità significative nei servizi di intelligenza artificiale oggi disponibili. Il nodo riguarda soprattutto la possibilità che questi strumenti producano immagini o video identici, oppure sorprendentemente simili, a opere protette già esistenti, anche quando l’utente non cita esplicitamente nel prompt un titolo o un autore specifico.
Il rischio delle immagini troppo simili alle opere originali
Secondo CODA, il problema non si limita al comportamento di singoli utenti, ma riguarda la diffusione su larga scala di servizi generativi offerti da aziende di enorme influenza. La capacità di ottenere contenuti vicini allo stile, alla composizione o ai personaggi di opere giapponesi riconoscibili può infatti incidere direttamente sul valore economico e culturale dei lavori originali, rendendo più fragile la posizione di autori, editori, studi di animazione e titolari dei diritti.
La dichiarazione insiste su un punto centrale: la produzione di immagini e filmati che ricordano in modo molto stretto contenuti protetti non può essere trattata come un effetto collaterale trascurabile. CODA parla di un rischio ormai riconosciuto nell’uso dell’intelligenza artificiale generativa, capace di scoraggiare anche un impiego legittimo e responsabile della tecnologia. La generazione automatica, nelle intenzioni dell’organizzazione, dovrebbe rispettare e sostenere la creatività umana, non trasformarsi in uno strumento in grado di aggirare il lavoro degli autori.
Da qui nascono tre richieste rivolte agli sviluppatori e ai fornitori di servizi. La prima riguarda la necessità di indagini preventive e misure tecniche per evitare la produzione di output identici o molto simili a opere protette. La seconda chiede di interrompere l’uso non autorizzato dei contenuti appartenenti ai membri di CODA, tra cui Studio Ghibli, Kōdansha e Shūeisha, qualora verifiche o reclami dei titolari dei diritti dimostrino la presenza di risultati simili. La terza riguarda l’apertura di un confronto serio e continuativo con i detentori dei diritti.
La questione dell’addestramento e il diritto d’autore giapponese
CODA entra anche nel merito dell’addestramento dei modelli. La legge giapponese sul copyright, in particolare l’articolo 30-4, prevede alcune possibilità di utilizzo delle opere per finalità non orientate alla fruizione diretta del contenuto originale. L’organizzazione riconosce l’esistenza di questa cornice, ma contesta una lettura troppo ampia della norma quando l’uso dei materiali protetti porta alla generazione di contenuti che richiamano in modo evidente le opere di partenza.
Secondo questa posizione, anche se la copia dei materiali durante la fase di addestramento può comprendere aspetti non legati alla normale fruizione dell’opera, l’effetto finale del processo può comunque rientrare in un utilizzo sostanzialmente orientato alla fruizione, soprattutto quando il modello permette di ottenere immagini o video vicini a titoli esistenti. In tale scenario, per CODA, il rischio di violazione del copyright non può essere escluso con una semplice distinzione tecnica tra addestramento e generazione.
La dichiarazione arriva in un momento in cui l’industria giapponese dell’intrattenimento si trova sempre più esposta alla riproduzione automatica di stili, personaggi e immaginari riconoscibili. Anime e manga sono tra i linguaggi visivi più imitati dagli strumenti generativi, proprio perché possiedono codici estetici forti e immediatamente identificabili. Per editori e studi, questo significa affrontare una forma nuova di pressione: non soltanto la pirateria tradizionale, ma anche la possibilità che opere derivate, imitazioni e contenuti similari vengano prodotti in massa senza autorizzazione.
CODA non respinge in assoluto l’intelligenza artificiale generativa, ma chiede che il suo sviluppo non avvenga a discapito degli autori. La posizione dell’associazione è chiara: usare opere protette senza permesso per generare contenuti che le imitano da vicino mina i diritti dei creatori e indebolisce il principio stesso su cui si fonda la produzione culturale. Per un settore come quello giapponese, costruito su identità visive molto forti e su filiere creative complesse, la questione non riguarda soltanto la tecnologia, ma il futuro del rapporto tra innovazione, mercato e rispetto del lavoro umano.
Fonti consultate: Automaton West.














