Quando la magia scompare, di solito ci si aspetta l’arrivo di una prescelta armata di spada sacra, mantello al vento e profezia di servizio. Ariana and the Elder Codex, con una deliziosa nota da maghetta bibliotecaria che mette in imbarazzo il cliché, affida invece il salvataggio del mondo a una ragazza che conosce i libri abbastanza bene da entrarci dentro e rimettere in ordine ciò che è stato riscritto male. Ariana, custode di una biblioteca dove i Sette Codici degli Eroi sono stati corrotti, deve restaurare i tomi, riannodare il filo della magia e capire cosa si nasconda dietro questo disastro da archivio incantato. Sviluppato da Hyde, Compile Heart e Idea Factory, e pubblicato da Compile Heart e Idea Factory, il gioco è disponibile su PlayStation 5, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam; la versione provata è quella PlayStation 5. Il suo statuto è subito leggibile: un action RPG a scorrimento laterale, con esplorazione, platform, combattimenti magici e una struttura che sfiora il metroidvania senza concedersi del tutto alla sua libertà più selvaggia.
La promessa è simpatica e, bisogna dirlo, piuttosto invitante. Ogni Codice è un piccolo mondo a sé, con le sue regole, le sue insidie e i suoi guardiani, e il viaggio di Ariana procede proprio attraverso questi libri danneggiati come una collana di fiabe da aggiustare una per una. Il gioco trova qui la sua prima qualità: non ha bisogno di gonfiare il tono con solenni tragedie cosmiche per risultare piacevole. Preferisce un fantasy più leggero, colorato, quasi da pomeriggio luminoso fra pagine, incantesimi e piattaforme mobili. Il problema, semmai, è che questa leggerezza ogni tanto diventa un po’ troppo prudente e lascia intravedere un mondo più interessante di quanto il racconto scelga davvero di mostrare.
Una maghetta, sei slot e parecchie buone intenzioni
Il sistema di gioco poggia soprattutto su una progressione basata sugli incantesimi. Ariana sblocca poteri nuovi che servono sia in battaglia sia nell’esplorazione, e la possibilità di equipaggiarli in sei slot diversi aggiunge un minimo di libertà molto gradito. È una soluzione semplice ma efficace: non ci si limita a raccogliere magie come figurine brillanti, si viene incoraggiati a provarle, combinarle, capire quali si adattino meglio al proprio modo di affrontare nemici, boss e sezioni platform. Il gioco, in questo senso, ha il buon gusto di non ingessare troppo il suo repertorio e offre una personalizzazione sufficiente a evitare l’impressione di percorrere sempre lo stesso corridoio con lo stesso identico bastoncino scintillante.
Anche la struttura dell’avventura trae beneficio da questo impianto. Nuovi incantesimi significano nuovi modi di attraversare i livelli, raggiungere aree prima inaccessibili, aprire scorciatoie e affrontare certi ostacoli con un pizzico di creatività in più. Non si tratta di una mappa interconnessa e tentacolare nel senso più ambizioso del termine, ma il gioco sa usare bene il linguaggio della progressione guidata. È abbastanza ordinato da non smarrire chi cerca un’avventura accessibile, e abbastanza movimentato da non risultare piatto. In altre parole: prende per mano il giusto, poi lascia comunque il piacere di sentirsi una piccola strega competente che ha appena capito quale incantesimo usare per passare oltre.
Tra combattimento, platform e qualche lieve stonatura
Dove Ariana and the Elder Codex si gioca la sua parte migliore è nel riuscire a tenere insieme tre elementi che spesso, in prodotti di questa fascia, si intralciano a vicenda: combattimento, mobilità e obiettivi secondari legati al tempo o alla riparazione dei Codici. Le battaglie contro i boss sono costruite con una certa cura e chiedono davvero di osservare, schivare, scegliere il momento in cui colpire e tenere sotto controllo la propria salute senza farsi prendere dalla fretta. La difficoltà resta generalmente accomodante, ma non così blanda da togliere qualsiasi sapore alla vittoria. Quando il gioco vuole mettere alla prova, sa farlo con garbo, senza trasformare ogni scontro in una seduta spiritica con la frustrazione.
Il platforming accompagna bene il resto, anche se non sempre con assoluta impeccabilità. I controlli sono perlopiù reattivi, Ariana si muove con una discreta grazia e l’insieme mantiene una leggerezza coerente con il tono generale. Tuttavia, nei passaggi più delicati o nelle sezioni che richiedono maggiore precisione, emerge ogni tanto una lieve incertezza, quel piccolo slittamento di feeling che non rovina l’esperienza ma la rende meno cristallina di quanto potrebbe. Non è una caduta rovinosa, piuttosto un inciampo con eleganza: ci si rialza subito, ma lo si nota.
Un libro grazioso che evita i capitoli più audaci
Sul piano narrativo il gioco ha un pregio e un limite che quasi coincidono. La cornice dei Codici corrotti, della magia scomparsa e della bibliotecaria che viaggia dentro i libri è senza dubbio deliziosa. Ha un sapore fiabesco, abbastanza originale da catturare l’attenzione, e si adatta bene all’estetica anime luminosa e pulita che il titolo sceglie come abito principale. Personaggi e magie hanno un certo garbo visivo, gli effetti in battaglia danno soddisfazione e l’insieme è piacevole da guardare. Però questa stessa cornice non viene mai davvero spinta verso una maggiore profondità. I misteri ci sono, gli spunti pure, ma il racconto preferisce restare lieve, quasi timido, come se temesse di disturbare il proprio tono incantato con una dose maggiore di gravità o di scavo emotivo.
Anche la presentazione generale segue questa filosofia. Le ambientazioni cambiano, i Codici introducono varietà sufficiente a mantenere viva la curiosità, ma alcuni scenari risultano un po’ semplici, meno ricchi di dettaglio e atmosfera di quanto il concetto avrebbe permesso. La colonna sonora accompagna con correttezza, senza mai imporsi davvero come protagonista, e il doppiaggio, pur presente, resta piuttosto contenuto. Tutto funziona, ma raramente qualcosa trabocca oltre la soglia del “gradevole” per diventare memorabile. È la cifra del gioco in quasi ogni sua parte: beneducato, ordinato, gentile, persino delizioso a tratti, ma poco incline a lasciare un segno davvero deciso.
Questo pesa anche nel giudizio complessivo. Ariana and the Elder Codex riesce a intrattenere con continuità grazie a un sistema magico flessibile, a una progressione ben distribuita e a un ritmo che raramente si spezza davvero, ma resta spesso un passo sotto la meraviglia che la sua premessa avrebbe potuto evocare. L’idea della bibliotecaria che entra nei Codici per restaurare la magia è una di quelle intuizioni che fanno subito drizzare le antenne; il gioco, però, la traduce in un’avventura più gradevole che memorabile, più delicata che sorprendente. Ci si diverte, si combatte volentieri, si sperimenta con gli incantesimi, ma di rado arriva quel momento in cui il mondo, la storia o il level design smettono di essere semplicemente ben fatti e diventano davvero incantevoli.
Il punto, allora, non è che il gioco debba per forza essere più grande, più rumoroso o più complicato. È che avrebbe giovato di qualche scelta più coraggiosa nel racconto, nei dungeon o nella costruzione delle sue identità magiche, così da far coincidere fino in fondo la grazia dell’idea con la forza dell’esperienza. Così com’è, Ariana and the Elder Codex resta un libro piacevole da sfogliare, illustrato con cura e pieno di pagine gradevoli, ma non ancora quel tomo un po’ stregato che si tiene sul comodino per il gusto di riaprirlo appena possibile.
















