Il rapporto tra creatività e automazione continua a essere terreno di confronto serrato. Una nuova indagine su larga scala condotta dalla Freelance League of Japan offre ora un quadro numerico preciso della percezione maturata all’interno della comunità professionale: per la maggioranza degli intervistati, l’avanzata dell’IA generativa non rappresenta soltanto una trasformazione tecnologica, ma un potenziale elemento di destabilizzazione economica e culturale.
Il sondaggio ha coinvolto 24.991 lavoratori autonomi appartenenti a diversi ambiti dell’industria creativa. La componente più numerosa è risultata quella degli artisti visivi, pari al 71,3% del campione, con una netta prevalenza di illustratori, seguiti da mangaka e animatori.
Una minaccia percepita come concreta
I risultati mostrano una posizione estremamente compatta. L’88,6% dei partecipanti ritiene che l’IA generativa costituisca una minaccia seria per il proprio sostentamento, mentre il 93,3% teme di perdere incarichi futuri o commesse già in corso. Non si tratta soltanto di timori teorici: circa il 12% degli intervistati dichiara di aver già registrato una diminuzione dei guadagni attribuita all’impatto di queste tecnologie.
Una parte dei professionisti, pari a circa il 10%, ha inoltre iniziato a cercare fonti di reddito alternative, svincolate dall’attività creativa. Un segnale che evidenzia come l’incertezza stia producendo effetti immediati sulle strategie di carriera e sulla pianificazione personale.
Trasparenza, consenso, regole
Il tema normativo emerge come centrale. Il 92,8% del campione si dice favorevole all’obbligo legale per i modelli di dichiarare quali opere protette da copyright siano state utilizzate nei dati di addestramento. Per quanto riguarda il consenso, il 61,6% vorrebbe che fosse richiesta un’autorizzazione preventiva esplicita, superando il diffuso sistema di esclusione successiva. Un ulteriore 26,6% preferirebbe addirittura vietare in linea di principio l’uso delle opere per l’apprendimento automatico.
Di fronte all’ipotesi di meccanismi di condivisione dei ricavi, come abbonamenti o licenze, la risposta più frequente è stata però di netto rifiuto: il 33,3% afferma di non poter concordare con nessuna delle opzioni proposte. Un dato che suggerisce come, per molti autori, la questione non sia solo economica ma riguardi il controllo stesso della propria produzione.
Alla luce dei risultati, l’associazione ha presentato raccomandazioni alle autorità giapponesi, chiedendo maggiore trasparenza sui dataset, sistemi di etichettatura chiari, linee guida sulla legalità degli output e la definizione di politiche del lavoro adeguate a un contesto in rapido mutamento. Un dibattito destinato a rimanere aperto e a incidere profondamente sul futuro dell’industria culturale.
Fonti consultate: Automaton West.

