Il 27 ottobre 1986 una videocamera amatoriale registra un incidente in una periferia di Albuquerque. L’immagine vibra, il nastro satura i colori, poi la realtà sembra piegarsi su sé stessa. In Backrooms Level X quel frammento analogico diventa un varco: sviluppato da José Manuel Conesa Hernández e pubblicato da Firenut Games, disponibile su PlayStation 5, PlayStation 4, Nintendo Switch, Xbox Series X|S e PC tramite Steam, il titolo è un horror in prima persona che immerge il giocatore in un labirinto di spazi liminali dove logica e orientamento si dissolvono. L’estetica VHS non funge da semplice ornamento, ma incornicia un’esperienza di sopravvivenza fondata su esplorazione, gestione della tensione e risoluzione di enigmi ambientali.
La struttura si colloca con decisione nel territorio del survival horror: corridoi apparentemente vuoti nascondono presenze ostili, ogni rumore diventa informazione strategica, ogni deviazione può condurre verso un’uscita o verso una minaccia. L’ambientazione iniziale richiama l’iconografia classica delle Backrooms, con moquette gialla e neon tremolanti, ma l’itinerario si amplia progressivamente attraverso oltre una dozzina di livelli che introducono variazioni spaziali e meccaniche. La progressione alterna esplorazione prudente, sezioni di fuga e confronti con entità di scala imponente, configurando un ritmo che mira a evitare la stagnazione tipica del sottogenere.
Spazio, minaccia e logica distorta
Il fulcro dell’esperienza risiede nel rapporto tra percezione e ambiente. Le stanze sembrano ripetersi, tuttavia piccoli scarti nella disposizione degli oggetti o nell’intensità luminosa suggeriscono che lo spazio non sia mai identico a sé stesso. Gli enigmi si integrano in questo principio: talvolta richiedono di cogliere variazioni minime nell’architettura, talvolta di interpretare segnali sonori o pattern di luci intermittenti. La coerenza tematica sostiene la varietà delle soluzioni, evitando l’effetto artificioso di puzzle inseriti per mero riempimento.
Le entità che popolano i corridoi rappresentano una presenza costante. L’intelligenza artificiale adotta comportamenti credibili, reagendo ai suoni e modulando le pattuglie in modo meno prevedibile rispetto a molte produzioni analoghe. La tensione nasce dall’impossibilità di affidarsi alla semplice corsa: l’osservazione dei movimenti, la scelta dei nascondigli e la valutazione del rischio determinano la sopravvivenza. Alcuni scontri culminano in sequenze strutturate su più fasi, nelle quali l’attenzione alla disposizione dello scenario sostituisce qualsiasi meccanica di combattimento tradizionale.
Atmosfera e resa tecnica su PlayStation 5
L’impianto audiovisivo costituisce uno degli elementi più riusciti. Filtri analogici, distorsioni cromatiche e interferenze audio evocano un archivio ritrovato, mentre il design sonoro costruisce un tessuto di rumori metallici lontani, ronzìi elettrici e passi che sembrano provenire da direzioni incongrue. L’illuminazione, dominata da neon instabili e ombre che si allungano oltre la geometria delle stanze, contribuisce a una sensazione di costante precarietà.
Su PlayStation 5 le prestazioni risultano stabili, con caricamenti contenuti e una buona risposta del controller nelle vibrazioni associate alle anomalie ambientali. Il movimento, pur funzionale, presenta talvolta una leggerezza eccessiva nelle sezioni che alterano la gravità, circostanza che può incidere sulla precisione nei momenti più concitati. Anche la chiarezza di alcuni enigmi soffre occasionalmente di un feedback poco esplicito, generando fasi di tentativo ripetuto che rallentano la progressione.
Sul piano narrativo la cornice del nastro VHS fornisce un contesto suggestivo, ma la profondità tematica rimane limitata. L’attenzione si concentra soprattutto sull’esperienza sensoriale e sulla costruzione dell’ansia. In un sottogenere affollato di produzioni che replicano corridoi e moquette senza evoluzione significativa, Backrooms Level X dimostra una volontà di espansione e di variazione strutturale che lo distingue, pur senza raggiungere una complessità sistemica paragonabile ai vertici del survival contemporaneo.
L’opera convince per coerenza atmosferica e per la capacità di trasformare l’estetica liminale in meccanica ludica concreta, evitando che l’immaginario delle Backrooms resti semplice suggestione visiva. La tensione nasce da sistemi interattivi chiari, da un uso attento del suono e da una costruzione degli spazi che stimola osservazione e prudenza. Permangono margini di miglioramento nella rifinitura dei controlli e nella stratificazione narrativa, elementi che avrebbero potuto conferire maggiore profondità e incisività all’esperienza complessiva; tuttavia l’insieme restituisce un horror compatto, ambizioso e consapevole della propria identità.
Backrooms Level X si rivolge in particolare a chi apprezza l’horror d’atmosfera più che il racconto esplicitamente guidato, a chi trova nel disorientamento spaziale e nella pressione costante delle entità una forma di coinvolgimento più intensa della mera accumulazione di colpi di scena. Gli appassionati di produzioni liminali, di estetica analogica e di survival in prima persona costruiti sull’ascolto e sulla gestione del rischio troveranno qui un’esperienza coerente e ben calibrata. Chi ricerca una narrazione stratificata o una componente action più marcata potrebbe percepire alcuni limiti, ma per il pubblico incline a lasciarsi assorbire da corridoi infiniti e silenzi carichi di minaccia, il viaggio tra queste stanze deformate merita attenzione.
















