La storia dei quattro sconosciuti legati dal salvataggio di una bambina arriva al suo capitolo conclusivo. Bad Babies Don’t Cry, manga di Akane Torikai pubblicato su Morning di Kōdansha, si è concluso nel 30º numero annuale della rivista, uscito in Giappone il 25 giugno 2026. La chiusura arriva a meno di due anni dal debutto della serie, lanciata nel luglio 2024 e arrivata al 5º volume raccolto pubblicato da Kōdansha il 23 aprile.
Dopo essere entrato nel proprio arco finale con Bad Babies Don’t Cry, il manga porta così a compimento una vicenda costruita su memoria, responsabilità e legami nati da un evento traumatico. Al centro del racconto ci sono quattro estranei che, anni prima, avevano salvato la vita a una bambina di dieci anni dopo il suo salto dalla banchina di un treno. Tempo dopo, Kasumi Kado, impiegata ventottenne e una delle persone coinvolte in quel salvataggio, incontra di nuovo la ragazza, ormai diciassettenne, costringendo il gruppo a riunirsi per proteggerla ancora una volta.
Un dramma corale costruito sulle conseguenze del salvataggio
La premessa di Bad Babies Don’t Cry lavora su un elemento particolarmente caro alla narrativa di Akane Torikai: il modo in cui un gesto, anche compiuto in un istante, può continuare a modificare la vita di chi lo ha compiuto e di chi lo ha subito. Il salvataggio della bambina non resta un semplice antefatto, ma diventa una ferita condivisa, un punto di contatto tra persone che non avevano scelto di entrare nella stessa storia e che, anni dopo, sono chiamate a confrontarsi con ciò che quel momento ha lasciato dietro di sé.
Il ritorno della ragazza nella vita di Kasumi trasforma quindi il passato in una responsabilità presente. La serie non sembra interessata soltanto alla ricostruzione del trauma, ma al peso delle relazioni involontarie, quelle nate non dall’affetto o dalla consuetudine, ma da un’emergenza che obbliga individui estranei a riconoscersi. In questo senso, la conclusione del manga chiude un percorso breve ma compatto, coerente con una sensibilità autoriale attenta alle zone più scomode dei rapporti umani.
Akane Torikai tra ferite intime e riconoscimento critico
Akane Torikai ha costruito negli anni un profilo riconoscibile nel manga contemporaneo, spesso legato a opere capaci di affrontare relazioni, desiderio, violenza emotiva e ambiguità morali senza ricorrere a scorciatoie consolatorie. Prima di Bad Babies Don’t Cry, l’autrice aveva firmato Sensei’s Pious Lie, serializzato su Morning two dal 2013 al 2017 e poi adattato in un film live action. Il progetto cinematografico di Sensei’s Pious Lie ha confermato la forza di un’opera particolarmente dura, centrata su dinamiche di potere, silenzi e menzogne interiorizzate.
Un altro tassello importante del suo percorso è Saturn Return, nominato nel 2024 al 28º Premio culturale Osamu Tezuka, in una selezione che comprendeva anche opere di grande rilievo del panorama manga recente. La presenza di Saturn Return tra i titoli candidati ha ulteriormente consolidato l’attenzione critica intorno all’autrice, confermandone la capacità di muoversi tra dramma psicologico, introspezione e sguardo sociale.
La conclusione di Bad Babies Don’t Cry si inserisce dunque in una bibliografia attraversata da figure ferite, rapporti difficili da nominare e responsabilità che riaffiorano quando sembravano ormai archiviate. Pur con una serializzazione relativamente breve, il manga ha trovato nel legame tra Kasumi, la ragazza salvata e gli altri tre sconosciuti un nucleo narrativo netto: non il semplice ritorno di un trauma, ma la domanda su cosa significhi davvero salvare qualcuno quando la vita, anni dopo, chiede ancora di intervenire.
Fonti consultate: Anime News Network.













