Recensire un gioco natalizio quando fuori iniziano a comparire le uova di Pasqua nei supermercati ha un che di surreale. La redazione è sommersa di titoli, il backlog cresce come panettone dimenticato in dispensa, eppure eccoci qui, con il cappello rosso virtuale ben calcato in testa. Big Trouble in Little Chimney irrompe tra una preview primaverile e un tripla A primordiale come una slitta fuori stagione. Dal camino oscuro sbucano creature poco raccomandabili, campanelli che tintinnano come allarmi da centro commerciale e un Babbo Natale armato fino ai denti deciso a difendere le festività con metodi decisamente poco diplomatici. Sviluppato da FobTi Interactive e pubblicato da Ratalaika Games per PlayStation 5, PlayStation 4, Nintendo Switch, Xbox One e Xbox Series X|S, il gioco è un arena shooter bullet hell compatto e nervoso, costruito per partite rapide e per chi misura la felicità in punti record.
La formula è dichiaratamente arcade, senza fronzoli e senza scuse. Un’arena, orde infinite, una pioggia di proiettili che trasforma lo schermo in una tovaglia di Natale ricamata a colpi di fuoco incrociato. Ogni sessione dura una decina di minuti, il tempo di un caffè lungo o di un uovo di cioccolato aperto con troppa foga. Si entra, si spara, si viene travolti, si riparte con ostinazione crescente. Il ritmo è serrato, quasi terapeutico nella sua ripetizione.
Krampus bussa, e non per gli auguri
Il cuore di Big Trouble in Little Chimney è la sopravvivenza pura. Le ondate si fanno via via più fitte, i nemici aumentano e lo spazio libero si riduce a una danza nervosa tra proiettili colorati. Le tipologie avversarie superano la decina e spaziano tra bestioline rapide, creature massicce e presenze che sembrano uscite da un presepe decisamente inquieto. Ogni nemico introduce pattern riconoscibili, e impararli diventa l’unico modo per restare in piedi più di qualche minuto.
Su PlayStation 5 i comandi rispondono con precisione, e in un bullet hell questa è una questione di sopravvivenza. Sparare, muoversi, cambiare direzione all’ultimo istante: tutto avviene con immediatezza. L’assenza di automatismi obbliga a restare concentrati, con un dito sempre pronto sul grilletto. La curva di apprendimento è onesta: le prime partite sono una lezione accelerata di umiltà, le successive un esercizio di perfezionamento quasi zen.
Il sistema di progressione aggiunge un pizzico di pepe. Raccogliere campanelli consente di ottenere potenziamenti temporanei durante la partita e di sbloccare armi e abilità nel Negozio di Babbo Natale, un luogo che suona più tenero di quanto sia in realtà. La sensazione di crescita c’è, tangibile, e spinge a tentare ancora. Con il tempo, però, una volta assimilati pattern e potenziamenti, l’esperienza si affida soprattutto alla sfida contro se stessi e al desiderio di battere il proprio punteggio.
Giftpocalypse e altre buone intenzioni
La modalità principale, “Krampus is coming”, rappresenta l’asse portante del gioco. “Giftpocalypse” prova a introdurre una variazione sul tema, mantenendo lo stesso spirito e lo stesso impianto. Le differenze sono percepibili, la sostanza resta simile. L’arena continua a essere il centro dell’universo, il caos l’ingrediente dominante.
L’esperienza funziona al meglio in dosi brevi. Dieci minuti sono perfetti: abbastanza per sudare, non abbastanza per stancarsi. Allungare troppo la permanenza sotto il camino rischia di far emergere una certa ripetitività strutturale, figlia di un design volutamente essenziale.
Natale a pixel, colonna sonora in loop
La pixel art rétro veste il tutto con rossi accesi, verdi festivi e ombre più torbide che suggeriscono un Natale leggermente fuori controllo. Gli sprite sono netti, leggibili, pensati per non confondere l’occhio quando lo schermo si trasforma in un mosaico fitto di proiettili, nemici e scintille. In un bullet hell la chiarezza è tutto, e sotto questo profilo Big Trouble in Little Chimney fa il suo dovere con diligenza. Le esplosioni, i lampi e le scie luminose animano l’arena con un’energia costante, pur restando ancorati a un’estetica volutamente essenziale.
La colonna sonora firmata da Kevin MacLeod accompagna con brani energici e dal taglio immediato, funzionali al ritmo serrato delle partite. Le musiche sostengono l’azione con un tono vivace, senza cercare profondità tematiche o variazioni marcate. Restano in sottofondo come un motivetto natalizio trasmesso in loop durante lo shopping di dicembre: adeguato al contesto, efficace nell’immediato, meno incline a lasciare un segno duraturo nella memoria.
Big Trouble in Little Chimney è un piccolo pacchetto festivo che arriva fuori stagione ma sa comunque farsi scartare con piacere. Immediato, compatto, coerente nella sua filosofia, offre una dose di adrenalina ben calibrata. Dopo diverse partite si avverte il perimetro limitato dell’idea, e la spinta a continuare dipende più dall’orgoglio personale che da reali evoluzioni del sistema. Nel vasto catalogo del publisher, il titolo sviluppato da FobTi Interactive si colloca tra le proposte solide e snelle: perfetto per una serata leggera, magari tra una colomba pasquale e un pensiero già rivolto al prossimo Natale digitale.
















