Una volta bastavano una manciata di vite, pochi pulsanti e una fila di astronavi pronte a esplodere per far sparire interi pomeriggi. Blast’N Bounty recupera quella compattezza da sala giochi e la consegna a Quad, rana cacciatrice di taglie con un passato nella criminalità organizzata e una discreta quantità di conti ancora aperti. Sviluppato da No Checkpoint ed eastasiasoft, che ne cura anche la pubblicazione, lo shoot ’em up verticale è disponibile su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC tramite Steam. Lo abbiamo affrontato su PlayStation 5, dove la sua miscela di pixel art e modelli tridimensionali arriva senza cerimonie: si sceglie un bersaglio, si preme il grilletto e la galassia ricomincia a riempirsi di proiettili.
Quad è stato tradito dal proprio primo ufficiale, dato per morto e costretto a ricostruirsi una carriera come cacciatore di taglie. Anni dopo torna per eliminare sette generali della mafia prima di raggiungere il responsabile della sua caduta. La premessa potrebbe appartenere a un poliziesco spaziale consumato su videocassetta, popolato però da animali antropomorfi che litigano e si minacciano con la serietà di chi non trova nulla di strano in una rana ai comandi di una navicella. La struttura richiama apertamente Mega Man: sette ritratti compongono la schermata di selezione e i relativi livelli possono essere affrontati nell’ordine preferito, prima che l’ottavo apra le porte alla resa dei conti conclusiva.

Sette ritratti sopra il cabinato
La libertà di scegliere la sequenza degli stage concede alla campagna una flessibilità insolita per uno shoot ’em up tanto compatto. Ogni generale governa un’area dotata di scenari, avversari e ostacoli specifici, dal sottosuolo percorso da trivelle agli spazi presidiati da bombe rimbalzanti con il volto di un teschio. Sconfiggere un boss permette di ottenere un nuovo drone, selezionabile prima della missione e utilizzabile accanto al colpo principale. Missili a ricerca automatica, raggi laser e fuoco rivolto all’indietro modificano il modo di occupare lo schermo, offrendo risposte differenti alle ondate nemiche. Si possono equipaggiare tre droni, benché tutti diventino operativi contemporaneamente soltanto dopo aver raggiunto il massimo livello di potenziamento.
Il sistema apre possibilità interessanti, senza sfruttarle fino in fondo. I droni non costituiscono vere contromisure ai generali e nessun ordine di avanzamento garantisce il vantaggio strategico che caratterizzava gli scontri di Mega Man. Una debolezza specifica per ciascun boss avrebbe reso la selezione degli stage più significativa; così, una volta ottenuti i missili autoguidati, separarvisi diventa difficile quanto rinunciare all’ultimo gettone durante una partita promettente. Le altre due posizioni lasciano comunque margine alla sperimentazione e permettono di adattare l’arsenale ai propri punti deboli: chi fatica a controllare le retrovie può coprirle, chi preferisce concentrare il danno può affidarsi al laser.

Quattro colpi prima del sipario
Quad può sopportare quattro impatti e recupera energia attraverso gettoni che compaiono con notevole frequenza. La scelta rende la campagna più permissiva rispetto all’apparenza e consente di arrivare agli scontri principali anche dopo qualche collisione di troppo. Le fiale di potenziamento aumentano progressivamente le difese e attivano i droni equipaggiati, trasformando la ricerca della massima potenza in una questione di sopravvivenza oltre che di efficacia offensiva. Non esistono bombe intelligenti capaci di ripulire lo schermo in un istante: occorre leggere le traiettorie, individuare lo spazio sicuro e attraversare i pattern con movimenti misurati, senza affidare ogni errore a un pulsante di emergenza.
Pur sfiorando spesso il territorio del bullet hell, Blast’N Bounty evita di confondere la difficoltà con il disordine. Anche nelle sezioni più affollate rimane generalmente una via di fuga e i boss distribuiscono gli attacchi in sequenze che possono essere studiate. Piovra meccanica, trivella sotterranea e altri avversari non riscrivono il manuale del genere, ma alternano fasi differenti e chiedono di cambiare posizione anziché limitarsi a tenere premuto il fuoco. La sfida cresce bruscamente nell’ultimo livello, mentre i tre continua disponibili invitano a gestire la partita con attenzione. È una severità da sala giochi addomesticata quanto basta: punisce le distrazioni, raramente pretende riflessi sovrumani.

Una rana tra pixel e poligoni
La veste grafica unisce sprite bidimensionali e modelli 3D a basso numero di poligoni, producendo un’estetica che guarda agli anni Novanta senza limitarsi a simulare un vecchio schermo. Esplosioni viola, fondali spaziali, strutture meccaniche e animazioni sorprendentemente fluide danno agli otto stage una personalità vivace, mentre l’impostazione panoramica concede un’area di movimento ampia e ben organizzata. Il cast di animali spaziali richiama alla lontana l’energia di Star Fox, soprattutto nei brevi scambi che precedono le missioni: poche righe bastano a presentare rivalità e rancori, mantenendo la storia nel ruolo corretto di intervallo prima della successiva grandinata laser.
La colonna sonora accompagna l’azione con brani energici e insolitamente solenni, talvolta più vicini all’avventura di ruolo che al frastuono elettronico atteso da uno sparatutto arcade. Su PlayStation 5 il gioco mantiene una risposta pronta ai comandi, animazioni regolari e transizioni rapide, senza sfruttare in maniera significativa le caratteristiche della console. Non ne ha particolarmente bisogno: precisione e continuità sono più importanti dello spettacolo tecnico in un titolo fondato sull’attraversamento di spazi millimetrici. Manca invece qualche comodità strutturale, soprattutto una classifica online e modalità aggiuntive come attacco al tempo o sfide dedicate ai boss, che avrebbero dato maggiore sostanza alla ricerca del punteggio.
La campagna può essere completata in circa due ore e la durata ridotta costituisce il limite più evidente, insieme a una formula che preferisce riassemblare buone idee conosciute anziché introdurne di davvero nuove. Il prezzo di 4,99 euro cambia però il peso della valutazione: Blast’N Bounty offre otto stage curati, un sistema di droni piacevole e una difficoltà equilibrata al costo di una manciata di gettoni virtuali. Chi pretende una progressione duratura o numerose modalità esaurirà presto il materiale; chi cerca uno shoot ’em up immediato, colorato e abbastanza impegnativo da richiedere concentrazione troverà una piccola produzione meritevole, capace di chiudere la propria corsa prima che la nostalgia si trasformi in ripetizione.













