La notizia arrivata dal Giappone nelle ultime settimane ha attirato attenzione per il suo carattere singolare, ma sotto la superficie quasi assurda del racconto emerge una vicenda molto più seria. A Inazawa, nella prefettura di Aichi, il dipartimento dei vigili del fuoco ha sospeso per un mese un sergente quarantenne accusato di aver imposto ai colleghi la partecipazione a partite di giochi da tavolo durante l’orario di servizio. Insieme a lui sono stati richiamati formalmente altri nove membri del personale che avrebbero preso parte alle sessioni.
Ciò che rende il caso insolito non è soltanto il fatto che le partite si svolgessero in caserma, ma anche la natura dei giochi stessi. Secondo quanto emerso, si trattava di una decina di board game artigianali ideati dal sergente, costruiti con fogli bianchi e regole ispirate a giochi di carte o di parole. Il problema, tuttavia, non riguarda il gusto personale per questo passatempo, bensì il modo in cui sarebbe stato introdotto nel contesto lavorativo: non come attività spontanea, ma come pratica ripetuta, imposta e protratta nel tempo.
Un’abitudine andata avanti per mesi dentro l’orario di servizio
La vicenda si sarebbe protratta dal luglio 2024 al gennaio 2025. Secondo la ricostruzione resa nota dalle autorità locali, il sergente avrebbe costretto più colleghi a partecipare alle partite anche durante le pause destinate al riposo, mentre chi si mostrava riluttante sarebbe stato trattato con freddezza o isolato. È stato un dipendente, nel gennaio di quest’anno, a segnalare la situazione al posto di lavoro, facendo emergere una pratica che a quel punto non poteva più essere liquidata come semplice eccentricità.
I numeri aiutano a capire meglio la portata del caso. Uno dei dipendenti coinvolti avrebbe partecipato a quattordici sessioni durante il servizio, per un totale di trentacinque ore. Tra le persone sanzionate figura persino il comandante del corpo, dettaglio che rende ancora più evidente quanto la situazione si fosse radicata all’interno dell’ambiente di lavoro. Il sergente avrebbe poi spiegato che il suo intento era favorire la comunicazione tra colleghi, dichiarandosi profondamente pentito. Ma una giustificazione del genere, nel quadro complessivo, finisce per pesare molto poco.
Il dettaglio curioso non cancella la gravità del comportamento
Una parte della curiosità suscitata online nasce anche dal fatto che nelle partite non circolasse denaro, e che quindi non vi fosse alcun elemento di scommessa o gioco d’azzardo. Questo ha spinto alcuni commentatori a soffermarsi sul lato più bizzarro della vicenda, immaginando teorie ironiche sulle qualità di quei giochi fatti in casa o sul loro presunto fascino segreto. Ma proprio questa dimensione quasi grottesca rischia di spostare l’attenzione dal punto centrale.
Il nodo vero resta infatti quello dell’abuso di posizione. In un contesto delicato come quello di un corpo dei vigili del fuoco, costringere dei subordinati a partecipare a un’attività estranea al servizio, sottraendo tempo alle pause e creando un clima di pressione per chi non voleva aderire, configura un problema che va ben oltre la stranezza dell’episodio. La natura artigianale dei giochi o il tono surreale della vicenda non alleggeriscono affatto la sostanza dei fatti. Anzi, rendono ancora più evidente il cortocircuito tra un comportamento apparentemente innocuo e le sue implicazioni concrete sul piano professionale.
Alla fine, ciò che colpisce non è tanto l’esistenza di dieci giochi da tavolo disegnati a mano in una caserma, quanto il modo in cui sarebbero stati usati. Dietro l’aneddoto curioso resta la fotografia di un ambiente lavorativo deformato da una dinamica di potere impropria, dove il confine tra svago, imposizione e molestia gerarchica è stato oltrepassato in maniera abbastanza netta da richiedere un intervento disciplinare.
Fonti consultate: Automaton West.













