Il primo demone arriva come arrivavano certi cattivi di una volta: senza troppe spiegazioni, con un colpo brutale e la certezza di avere appena consegnato al protagonista una ragione sufficiente per attraversare mezzo mondo a fendenti. Clarity: The Seven Demons of Vanguardia, sviluppato da Team Quantum Games con eastasiasoft e pubblicato da eastasiasoft, sceglie un punto di partenza semplice e molto leggibile: un ragazzo vede il padre cadere per mano di un demone del fulmine e decide di inseguire la vendetta attraverso sette terre dominate da altrettante minacce. Lo abbiamo provato su PlayStation 5; il gioco è disponibile anche su PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC tramite Steam.
L’impianto è quello dell’action platformer a scorrimento laterale, con spada, doppio salto, scatto aereo, magie alimentate dalla Clarity raccolta dai nemici e boss da affrontare in un ordine scelto dal giocatore. La parentela ideale con una certa tradizione a livelli selezionabili è evidente, ma Clarity: The Seven Demons of Vanguardia non si limita a copiare un manuale ingiallito. La sua idea migliore è legare ogni boss a una spada demoniaca e a una debolezza elementale, trasformando la scelta del percorso in una piccola strategia. Non siamo davanti a un’opera enorme o rivoluzionaria, ma a un gioco che conosce bene il fascino del “un altro livello e poi basta”, frase notoriamente falsa almeno quanto “arrivo tra cinque minuti”.

Sette bersagli, una vendetta modulare
La libertà di scegliere quale mondo affrontare per primo dà alla progressione una personalità più interessante del previsto. Ogni demone sconfitto lascia una spada e un potere che possono rendere più agevole un incontro successivo, spingendo a ragionare sull’ordine dei bersagli invece di seguire una linea obbligata. È una soluzione classica, ma ancora efficace quando il gioco costruisce boss abbastanza riconoscibili da giustificare il sistema. L’avventura guadagna così una forma modulare: si può seguire l’istinto, puntare al potere più utile o imparare dagli errori di una prima run per impostare un percorso più intelligente. La vendetta resta lineare nel tema, ma il modo di portarla avanti lascia un margine di scelta apprezzabile.
I boss sono il centro dell’esperienza. Ognuno propone pattern leggibili, finestre d’attacco chiare e una debolezza da sfruttare con la spada corretta. Il gioco funziona quando chiede osservazione prima della forza bruta: capire un salto, riconoscere un attacco caricato, scegliere quando consumare Clarity per lanciare una magia e quando invece avvicinarsi con la lama. La difficoltà selezionabile aiuta a calibrare l’accesso, evitando che l’avventura diventi un muro per chi cerca un platform d’azione più permissivo. Nei momenti migliori, la soddisfazione nasce da un ritmo antico e ancora valido: entrare in arena, sbagliare due volte, capire la regola del demone e chiudere lo scontro con la sensazione di aver davvero imparato qualcosa.

Spada, magia e movimento senza troppi giri
Il controllo del personaggio è immediato. Corsa, salto, doppio salto, scatto in aria e attacco con la spada compongono una base semplice, pensata per mantenere l’azione in movimento più che per inseguire una complessità eccessiva. La Clarity raccolta dai nemici alimenta incantesimi e abilità speciali, creando un equilibrio abbastanza chiaro tra rischio e risorsa: il corpo a corpo garantisce danni affidabili, la magia permette di gestire situazioni più scomode o sfruttare meglio le debolezze elementali. Non ci sono sistemi nascosti da manuale universitario, e questo è un bene. Clarity: The Seven Demons of Vanguardia preferisce restare accessibile, con una curva di apprendimento rapida e una progressione fondata soprattutto sull’ampliamento dell’arsenale.
Il limite di questa impostazione emerge nei livelli standard, meno incisivi dei boss. I sette mondi hanno identità visive e pericoli ambientali differenti, ma spesso gli avversari minori sembrano pensati più per tenere occupato il tragitto che per costruire situazioni tattiche davvero memorabili. Trappole, piattaforme e nemici fanno il loro dovere, senza però raggiungere la stessa qualità degli scontri principali. Anche l’esplorazione rimane contenuta: la struttura permette qualche deviazione e l’uso dei poteri apre alternative, ma chi cerca mappe intricate e ritorni continui da metroidvania vero troverà un disegno più diretto. Il gioco ha una sua mappa, ha livelli ampi quanto basta, però il piacere maggiore resta nell’avanzare e arrivare al demone di turno, non nel perdersi dentro labirinti complessi.

Disegni vivaci, qualche taglio visibile
La direzione artistica contribuisce molto alla simpatia complessiva dell’opera. Gli scenari disegnati a mano danno a Vanguardia un aspetto colorato, quasi da libro illustrato d’avventura, con foreste, zone infuocate, ambienti gelidi e creature demoniache abbastanza diverse da evitare l’effetto fondale intercambiabile. Le animazioni sono leggibili, soprattutto negli attacchi dei boss, e questo conta più del dettaglio decorativo: in un action platformer la bellezza serve fino a un certo punto, poi deve lasciare vedere bene dove sta arrivando il colpo. La colonna sonora accompagna con energia, alternando esplorazione e combattimenti senza sovraccaricare l’azione. L’inglese resta l’unica lingua disponibile, elemento da considerare, anche se il gioco non poggia su testi particolarmente complessi.
Su PlayStation 5 la prova è stata stabile, con caricamenti contenuti e una risposta ai comandi generalmente affidabile. Gli attriti arrivano da collisioni non sempre elegantissime e da alcune sezioni di piattaforme strette in cui il margine di errore sembra meno pulito di quanto dovrebbe. Non sono inciampi costanti, ma quando capitano spezzano il ritmo, soprattutto perché il resto del sistema punta su immediatezza e lettura rapida della situazione. Si nota anche una certa essenzialità produttiva: interfacce, nemici comuni e costruzione di alcuni livelli non hanno la densità o l’inventiva dei migliori action platformer indipendenti. Il gioco compensa con una buona sincerità di fondo, ma non sempre riesce a mascherare la propria scala contenuta.
Alla fine Clarity: The Seven Demons of Vanguardia lascia una sensazione positiva proprio perché non promette più di quanto possa mantenere. È un action platformer classico, diretto, con boss piacevoli, poteri elementali sensati e una progressione che sfrutta bene l’ordine libero degli scontri. Non ridefinisce il genere, non possiede livelli indimenticabili e mostra qualche limite nella varietà dei nemici e nella precisione di alcune sezioni, ma conserva quel piacere semplice e ancora vivo del superare un livello, ottenere una nuova arma e chiedersi chi sarà il prossimo demone da mettere in lista. Per chi ama le avventure d’azione laterali compatte, accessibili e costruite attorno a boss riconoscibili, il viaggio a Vanguardia vale più di una semplice occhiata.













