Le accademie fantasy promettono spesso biblioteche incantate, maestri sapienti e lezioni di magia sotto cieli attraversati dai draghi. Quella di Crostini preferisce spedire gli studenti dentro labirinti infestati e verificare quanti ne tornino ancora in condizioni di sostenere l’esame. Class of Heroes 2G: Remaster Edition, sviluppato da Zerodiv e pubblicato da PQube, recupera su PlayStation 5, Nintendo Switch e PC tramite Steam il dungeon crawler derivato dalla versione PlayStation 3 del secondo capitolo. Lo abbiamo affrontato su PS5, dove la veste rimasterizzata porta sugli schermi moderni un’opera nata in un’altra stagione del gioco di ruolo giapponese, quando informare il giocatore era considerato un favore e non un obbligo didattico.
Dietro l’estetica anime, i ritratti colorati e l’ambientazione scolastica si nasconde infatti un discendente piuttosto severo di Wizardry. La trama accompagna senza guidare davvero, mentre il centro dell’esperienza rimane la costruzione di una squadra composta da sei studenti, tre destinati alla prima linea e tre alle retrovie. Dieci razze, diciotto classi, più di cento mappe e oltre duecentocinquanta nemici compongono un programma vastissimo, nel quale preparazione, statistiche e gestione delle risorse contano più dello slancio eroico. Chi entra aspettandosi un allegro anno accademico scoprirà presto che la prima materia obbligatoria è Amministrazione delle Catastrofi, con laboratorio pratico e nessuna possibilità di copiare dal compagno.

La formazione del gruppo è già un esame
Creare il gruppo richiede di valutare razza, allineamento, attributi e classe, cercando combinazioni capaci di funzionare tanto nei primi dungeon quanto sul lungo periodo. Guerrieri e altre professioni resistenti proteggono le retrovie, mentre incantatori e specialisti a distanza diventano rapidamente indispensabili contro nemici che non hanno ricevuto istruzioni sulla gradualità pedagogica. Il gioco fornisce una squadra predefinita, utile per partire senza trascorrere la prima serata dentro i menu, ma intervenire presto sulla composizione consente di correggere lacune evidenti. La libertà di costruzione è notevole e invita a sperimentare, benché ogni decisione venga presentata con una quantità d’informazioni inferiore alla responsabilità che comporta.
Il problema principale risiede proprio nel modo in cui Class of Heroes 2G: Remaster Edition comunica i propri sistemi. Tutorial sbrigativi, parametri poco spiegati e menu densi obbligano a imparare attraverso prove, fallimenti e consultazioni esterne. L’alchimia raggiunge l’apice della pedanteria: invece di selezionare comodamente una ricetta, occorre cercare gli ingredienti in lunghi inventari e ricordare informazioni conservate altrove. Anche riposo e guarigione prevedono operazioni separate per ciascun membro, con costi e risultati differenti. La complessità produce decisioni interessanti; l’interfaccia le trasforma però in una burocrazia da segreteria scolastica aperta soltanto il martedì, dalle 10:15 alle 10:22.

Nei dungeon non esistono interrogazioni programmate
L’esplorazione procede in prima persona attraverso labirinti costruiti su griglie, con spostamenti rigidi, incroci, porte nascoste, trappole e incontri casuali. Il movimento conserva un’impostazione ormai antiquata e rende la perlustrazione meno fluida di quanto sarebbe auspicabile, soprattutto quando occorre attraversare più volte gli stessi corridoi. L’orientamento, tuttavia, diventa parte della sfida: riconoscere percorsi, individuare passaggi e capire quando rientrare all’accademia prima che le risorse si esauriscano separa una spedizione produttiva da una lezione collettiva sull’eccesso di fiducia. Anche gli scrigni devono essere esaminati e disinnescati con attenzione, poiché il concetto di ricompensa sicura sembra contrario allo statuto dell’istituto.
Gli scontri a turni acquistano valore attraverso la composizione del gruppo, la posizione nelle due file e la conoscenza degli avversari. Abilità, magie, equipaggiamento e resistenze richiedono di preparare risposte diverse, mentre veleno, imboscate e nemici superiori al livello della squadra possono compromettere un’intera uscita. La fuga non offre sempre salvezza e la resurrezione costa, può fallire e trasforma l’attaccamento ai personaggi in una questione anche finanziaria. Dopo le prime sconfitte, però, il sistema comincia a rivelare la propria coerenza: si riconoscono le minacce, si costruiscono tattiche affidabili e il medesimo dungeon che sembrava ostile diventa gradualmente un territorio studiato, quasi domestico, purché nessuno confonda familiarità e sicurezza.

Il passato non viene promosso d’ufficio
La progressione richiede parecchi combattimenti, ma la rapidità degli incontri impedisce al potenziamento della squadra di trasformarsi subito in una punizione. Livelli, nuovi equipaggiamenti e ricette aprono possibilità concrete, mentre la ricerca di materiali si integra naturalmente con l’esplorazione delle numerose mappe. I picchi di difficoltà emergono soprattutto entrando in nuove zone, dove avversari e condizioni impongono di rivedere la preparazione. Rispetto a Etrian Odyssey, il titolo di Zerodiv appare meno elegante nel comunicare regole e amministrare risorse, pur condividendone il piacere della spedizione pianificata. Qui la vittoria nasce da una conoscenza conquistata con fatica e talvolta con metodi che un buon docente dovrebbe rifiutarsi di applicare ai propri studenti.
Il lavoro di rimasterizzazione adatta ritratti e interfacce alle risoluzioni moderne, senza cancellare l’origine portatile e la successiva revisione per PlayStation 3. Gli artwork conservano fascino e varietà, mentre dungeon e schermate operative mostrano una costruzione visiva essenziale, più funzionale che ricca. Su PlayStation 5 prestazioni e caricamenti non costituiscono un problema, ma la maggiore definizione evidenzia anche fondali spogli e menu che avrebbero beneficiato di una riorganizzazione completa. La musica interviene soprattutto durante gli scontri, il doppiaggio giapponese presenta voci molto squillanti e l’apertura conserva tracce evidenti della compressione originaria. Mancano i sottotitoli italiani, dettaglio da considerare senza farne il centro del giudizio.
La dimensione narrativa rimane meno convincente di quella sistemica. I personaggi che accompagnano le missioni possiedono ritratti gradevoli, ma faticano a costruire legami memorabili; gli studenti creati dal giocatore finiscono per essere percepiti soprattutto come combinazioni di statistiche, classi ed equipaggiamento. L’Accademia Crostini e gli altri nomi italiani disseminati nel mondo aggiungono una bizzarria involontariamente affettuosa, quasi che qualcuno abbia preparato l’ambientazione sfogliando un menu da aperitivo. Il fantasy conserva comunque il proprio richiamo: razze, magie, reliquie e viaggi interdimensionali alimentano l’immaginazione e restituiscono il piacere antico di preparare una compagnia prima di oltrepassare una soglia sconosciuta.
Class of Heroes 2G: Remaster Edition richiede dunque una disponibilità che molti giochi moderni non pretendono più: accettare spiegazioni insufficienti, procedure macchinose, controlli rigidi e sconfitte capaci di cancellare ore di prudenza. In cambio offre un sistema di costruzione del gruppo profondo, una quantità enorme di dungeon e una progressione che acquista significato proprio perché nulla viene regalato. La rimasterizzazione avrebbe dovuto intervenire con maggiore decisione sull’interfaccia e sulle comodità quotidiane, anziché limitarsi soprattutto alla presentazione. Rimane un’opera rivolta ai veterani del dungeon crawling e agli studenti particolarmente ostinati: quelli che contestano il metodo del professore, prendono appunti lo stesso e tornano all’appello con una squadra finalmente capace di sopravvivere.













