Dave non è mai stato un eroe da grandi proclami. Ha l’aria di uno che vorrebbe soltanto fare il proprio lavoro, mangiare qualcosa di buono e non finire coinvolto in misteri sempre più assurdi, salvo poi ritrovarsi regolarmente nel punto esatto in cui il mondo decide di chiedergli un favore. Con Dave the Diver – In the Jungle, Mintrocket amplia Dave the Diver attraverso un DLC disponibile su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam. Nell’edizione PlayStation 5, usata per la valutazione, l’espansione lascia alle spalle il Profondo Blu e trascina Dave verso Utara, un villaggio nella giungla dove l’acqua è dolce, gli abitanti hanno bisogno di favori e Bancho apre un nuovo ristorante. La formula resta quella ibrida che ha reso riconoscibile il gioco originale, tra esplorazione, raccolta, cucina, gestione e una quantità di deviazioni laterali che sembrano nascere da ogni conversazione. Cambia però il respiro: meno cartolina marina, più comunità da conoscere, più sistemi che si incastrano, più voglia di trasformare un contenuto aggiuntivo in qualcosa di vicino a una piccola nuova stagione.
La prima virtù di Dave the Diver – In the Jungle sta proprio nell’aver compreso che un buon DLC non deve limitarsi ad aggiungere un corridoio al palazzo principale. Il rischio, quando un gioco ha già una formula molto forte, è offrire semplicemente altre ore della stessa routine: altri pesci, altre ricette, altri incarichi, magari gradevoli ma prevedibili. Mintrocket sceglie invece di cambiare ambiente e abitudini, portando Dave in un ecosistema d’acqua dolce e in un villaggio dove il rapporto con gli abitanti diventa parte concreta della progressione. Utara non è soltanto una cornice esotica: è una nuova base sociale, un luogo in cui stringere legami, completare richieste, ottenere fiducia e far ricadere quei rapporti anche sull’attività del ristorante.
Utara non è solo una cartolina verde
Il villaggio è il cuore dell’espansione. A differenza del Profondo Blu, che nel gioco originale viveva soprattutto come spazio di esplorazione e rischio, Utara ha una dimensione più quotidiana. Dave può muoversi tra gli abitanti, raccogliere risorse, portare avanti incarichi secondari e costruire una reputazione che incide sul flusso complessivo delle attività. Il tempo reale scandisce le giornate e impone di ragionare su priorità diverse: immergersi nel lago, cercare ingredienti, aiutare qualcuno, dedicarsi a una delle attività collaterali o preparare il terreno per l’apertura del Bancho Grill. Il gioco conserva quella sensazione molto particolare di agenda assurda, in cui ogni impegno sembra urgente e ogni personaggio pare pronto ad aggiungere una nota a margine.
La giungla funziona perché cambia la fantasia dell’esplorazione. Non c’è più soltanto il fascino del mare con le sue profondità e i suoi pericoli, ma un ecosistema nuovo, fatto di acqua dolce, creature diverse, risorse terrestri e misteri legati a un contesto più ampio. Il lago di Utara non replica semplicemente il Profondo Blu con una diversa tavolozza cromatica: modifica il tipo di ingredienti, di minacce e di ricompense, e spinge il giocatore a riorganizzare la propria routine. L’idea di lasciare temporaneamente il mare aperto per un ambiente più raccolto ma altrettanto denso dà al DLC una personalità precisa, anche quando alcune attività rischiano di pestarsi un po’ i piedi.
La scrittura continua a lavorare sul tono amabile e bizzarro della serie. Dave resta un protagonista di una normalità quasi eroica: non domina mai davvero il caos intorno a sé, lo attraversa con quella pacatezza da uomo che ha smesso di fare domande troppo presto. Gli abitanti di Utara aggiungono colore, richieste, piccoli conflitti e nuove occasioni per trasformare la progressione in una rete di rapporti. L’espansione insiste molto sulla costruzione della fiducia, e questo aiuta a dare senso alle missioni secondarie: non sono soltanto commissioni da spuntare, ma passaggi attraverso cui il villaggio diventa progressivamente più familiare.
Il Bancho Grill allarga il banco e la confusione
Il Bancho Grill è la novità gestionale più importante. Lontano dal Bancho Sushi, l’espansione introduce un ristorante basato su ingredienti d’acqua dolce e su una struttura più libera nel movimento. Dave non serve più soltanto lungo una linea orizzontale, ma deve gestire spazi più articolati, raggiungere clienti distribuiti in aree diverse e mantenere il ritmo mentre la sala si anima. È una variazione semplice sulla carta, ma sufficiente per cambiare il rapporto con il turno serale. Il ristorante diventa meno automatico, più spaziale, più vicino a una piccola coreografia di servizio, soprattutto quando la clientela cresce e i legami con il villaggio portano nuovi ospiti al tavolo.
Il collegamento tra villaggio e ristorante è una delle intuizioni migliori. Le relazioni costruite a Utara non rimangono confinate nella parte narrativa o nelle missioni secondarie, ma alimentano anche il Bancho Grill. Gli abitanti che imparano a fidarsi di Dave possono diventare clienti, e questo crea un circolo virtuoso tra esplorazione, socialità e gestione. Il DLC funziona quando riesce a far percepire ogni attività come parte di una piccola economia affettiva e gastronomica: si aiuta qualcuno, si ottiene una risorsa, si scopre un ingrediente, si prepara un piatto, si rafforza il legame con il villaggio. Il risultato è generoso, quasi sovrabbondante, e conferma il talento di Mintrocket nel trasformare una premessa semplice in un sistema pieno di ramificazioni.
Questa generosità, però, ha anche un lato meno ordinato. Dave the Diver – In the Jungle introduce molte idee in rapida successione: nuove immersioni, nuove risorse, gestione del Grill, incarichi degli abitanti, minigiochi, attività nella giungla e persino momenti che deviano verso territori più apertamente ruolistici. La varietà è piacevole, ma in alcuni passaggi il DLC sembra voler mostrare troppe cose prima che la precedente abbia avuto il tempo di sedimentare. È un difetto curioso, perché nasce da abbondanza più che da povertà. Non manca contenuto; semmai manca talvolta una gerarchia più severa, una mano che dica: questa idea respira, quest’altra aspetta il suo turno.
Quando il lago non basta più
L’aggiunta più sorprendente è la componente da gioco di ruolo a turni, con esplorazione di dungeon, progressione dei personaggi, effetti di stato e boss. È un cambio di passo inatteso, perfino per una serie che ha sempre amato infilare idee laterali dentro il proprio percorso. Il sistema funziona meglio di quanto si potrebbe temere: non ha la profondità di un RPG autonomo, e non la cerca, ma offre una pausa strutturata rispetto al ciclo di immersione e ristorante. Quando viene dosato bene, aggiunge varietà e rafforza l’impressione che la giungla contenga davvero un’avventura più ampia del previsto.
Al tempo stesso, proprio queste sezioni rischiano di interrompere il ritmo più naturale di Dave the Diver. Il gioco originale aveva una capacità quasi ipnotica di alternare esplorazione subacquea e servizio al ristorante, costruendo una routine elastica, rilassata e sorprendentemente efficace. Dave the Diver – In the Jungle vuole allargare quella routine fino a includere molto altro, e ci riesce spesso, ma non sempre senza attrito. Alcuni minigiochi e certe deviazioni sono simpatici, altri sembrano competere per l’attenzione del giocatore. Il problema non è la qualità media, generalmente buona, quanto la sensazione che l’espansione abbia il desiderio compulsivo di aggiungere un’altra attività proprio quando il ciclo principale stava trovando il suo equilibrio.
Il nuovo equipaggiamento aiuta a sostenere l’esplorazione. Il Jungle Gun, capace di trasformarsi in diverse tipologie di arma, dalla rete al fucile, dal cecchino alla configurazione più tradizionale, offre maggiore libertà nell’approccio agli scontri e permette di adattarsi alle minacce del lago e della giungla. Anche la prospettiva più isometrica e meno rigidamente orizzontale amplia la gestione dello spazio, rendendo alcune sezioni più dinamiche. Si avverte il tentativo di dare al DLC una fisicità distinta, meno legata ai movimenti abituali del Profondo Blu e più attenta alla varietà degli ambienti. Qualche momento risulta visivamente più affollato del necessario, e alcuni elementi interattivi non spiccano sempre con la chiarezza desiderabile, ma la base resta solida.
La presentazione mantiene il fascino ormai riconoscibile di Dave the Diver. Pixel art, animazioni espressive, scenette volutamente esagerate e colori vivaci danno alla giungla un’identità immediata. Utara è accogliente senza diventare innocua, il lago offre un buon senso di scoperta e il nuovo contesto permette alla colonna sonora di spostarsi verso atmosfere più rilassate, tribali e avventurose senza tradire la leggerezza del gioco. Le cinematiche restano uno dei marchi più divertenti dell’opera, sempre pronte a trasformare un evento ordinario in una piccola celebrazione fuori scala. È il solito gusto Mintrocket per l’eccesso gentile: mai davvero sobrio, quasi sempre irresistibile.
Nel complesso, Dave the Diver – In the Jungle è un’espansione ambiziosa e molto ricca, forse persino troppo affamata di nuove idee. Il suo valore non sta soltanto nelle oltre dieci ore di contenuti aggiuntivi, ma nella capacità di spostare Dave in un contesto diverso senza perdere il tono che ha reso speciale il gioco originale. Utara, il Bancho Grill e il lago d’acqua dolce funzionano perché non sono semplici aggiunte estetiche: cambiano abitudini, priorità e ritmo. Le sezioni ruolistiche e i tanti minigiochi possono dividere, soprattutto chi preferiva la pulizia del ciclo originale, ma raccontano bene una filosofia produttiva generosa, creativa e poco incline alla prudenza. È il DLC di una squadra che non si accontenta di servire un altro piatto uguale: magari porta in tavola troppe portate, ma alcune sono davvero gustose.

















