Una palla rotola dove non dovrebbe, sparisce oltre un passaggio irraggiungibile e Bingo la guarda con quella determinazione che soltanto un cane può riservare a un oggetto perfettamente insignificante per chiunque altro. Il problema è che davanti a lui ci sono pareti, precipizi, corsi d’acqua, portali e parecchie occasioni per trasformare un recupero molto semplice in un viaggio decisamente sproporzionato. Per fortuna Bingo non è solo: Scott il gatto, Fidget l’anatra, Papo la rana e Tucker il procione completano una piccola compagnia zoologica nella quale ciascuno possiede un talento diverso. Dimensional Animals parte da questa premessa quasi da cartone animato del sabato mattina e costruisce attorno ai cinque protagonisti un platform 2D di precisione che preferisce affidare la varietà al movimento piuttosto che accumulare sistemi.
Sviluppato da eastasiasoft, Marcos Game Dev e Ratalaika Games e pubblicato da eastasiasoft, Dimensional Animals è disponibile su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e Nintendo Switch; la nostra prova si è svolta su PlayStation 5. L’idea centrale è semplice da spiegare e molto più interessante da usare: i cinque animali non funzionano come personaggi da selezionare continuamente attraverso un menu, perché le loro capacità entrano direttamente nel flusso dei comandi. Un’azione richiama il compagno adatto e il passaggio avviene immediatamente, così il gruppo finisce per comportarsi come un unico protagonista composto da cinque corpi diversi. È una soluzione elegante, perché evita di trasformare ogni ostacolo in una pausa e permette al gioco di concentrare l’attenzione su ciò che conta davvero: capire quale movimento serve e concatenarlo con quello successivo.

Cinque animali, un solo movimento
Il pregio principale nasce proprio da questa continuità. Bingo può attraversare determinati ostacoli con il suo scatto, Scott sfrutta le pareti, Fidget amplia le possibilità aeree e i contributi degli altri compagni vengono progressivamente incorporati nella stessa logica. Non occorre pensare al gruppo come a cinque personaggi indipendenti: Dimensional Animals li tratta piuttosto come parti di un repertorio comune, e questo rende naturali combinazioni che in un sistema di cambio tradizionale avrebbero richiesto più passaggi e più interruzioni. L’effetto migliore si ottiene quando una sequenza costringe a utilizzare diversi movimenti quasi senza fermarsi, perché in quei momenti il gioco trova un ritmo vivace e perfino grazioso. Vedere un animale lasciare posto all’altro nel preciso istante in cui serve dà alla traversata una fluidità che il semplice elenco delle loro caratteristiche non riuscirebbe a raccontare.
La struttura interconnessa prova poi a sfruttare quel repertorio come chiave per rileggere gli ambienti. Spiagge, montagne e impianti attraversati dall’acqua ospitano percorsi che inizialmente restano fuori portata, mentre portali e nuove possibilità di movimento permettono di tornare nelle zone già visitate da prospettive differenti. Ci sono fino a cinquanta diamanti nascosti e venticinque sfere della salute da trovare, quindi chi ama setacciare ogni angolo riceve più di un invito a deviare dal tragitto principale. Il principio è quello familiare dell’ostacolo che prima blocca e poi diventa attraversabile, ma il continuo passaggio fra gli animali gli dà una personalità sufficiente a non sembrare soltanto un altro piccolo platform retrò. La curiosità viene alimentata bene soprattutto quando un dettaglio dello scenario suggerisce chiaramente che lì dietro esiste qualcosa e manca soltanto il modo giusto per raggiungerlo.

Una mappa che pretende attenzione
Questa impostazione richiede però che la lettura degli spazi e il level design siano precisi quanto il sistema di movimento, ed è proprio qui che Dimensional Animals diventa meno impeccabile. I collegamenti fra le aree non sempre comunicano con la stessa chiarezza con cui vengono presentati i movimenti dei protagonisti, e alcuni passaggi nascosti finiscono per trasformare la ricerca del percorso in un esercizio di memoria più che di osservazione. I portali aiutano a spostarsi fra sezioni differenti, ma non sempre rendono immediatamente comprensibile la relazione fra il punto di partenza e quello di arrivo. Il backtracking, quindi, alterna momenti piacevoli in cui una possibilità appena acquisita apre elegantemente una strada conosciuta ad altri nei quali si procede più per tentativi. Non è un problema di complessità della mappa: è il modo in cui certe informazioni vengono consegnate a essere meno raffinato del sistema di movimento.
Anche la difficoltà segue una curva poco uniforme. Gran parte dell’avventura lascia il tempo necessario per familiarizzare con i cinque animali e sperimentare senza eccessiva pressione, mentre alcuni passaggi richiedono improvvisamente concatenazioni molto più precise e una maggiore disponibilità a ripetere la stessa sezione. Il principio, in sé, sarebbe perfettamente coerente con un precision platform: se si costruisce un sistema basato su movimenti specifici, prima o poi bisogna pretendere che il giocatore li padroneggi. Il problema nasce quando la distanza fra una richiesta e la successiva cresce troppo in fretta e la ripetizione diventa più evidente della soddisfazione per aver imparato qualcosa. Dimensional Animals rimane generalmente accessibile, ma ogni tanto sembra ricordarsi con leggero ritardo di appartenere anche al genere dei platform di precisione e decide di recuperare tutto insieme.

Piccolo, colorato e non sempre disciplinato
La pixel art accompagna bene il tono dell’avventura senza cercare monumentalità che non le appartengono. Gli animali sono immediatamente distinguibili, gli ambienti cambiano abbastanza da dare una sensazione di viaggio e l’idea di attraversare dimensioni differenti giustifica una successione di paesaggi più varia di quanto la ricerca della povera pallina di Bingo farebbe immaginare. È soprattutto il cast a dare simpatia all’insieme: cane, gatto, anatra, rana e procione sembrano usciti da una scatola di adesivi particolarmente affollata, ma le loro sagome leggibili hanno anche una funzione concreta, perché consentono di capire al volo quale compagno sia entrato in gioco. La componente narrativa rimane volutamente esile e non tenta di caricare di significati una premessa che vive benissimo della propria leggerezza. A volte salvare il mondo può aspettare: recuperare una palla è già un programma più che dignitoso.
La ricerca dei segreti aggiunge sostanza a un’avventura che punta più sulla concentrazione delle idee che sull’abbondanza, ma mette nuovamente in evidenza la differenza fra ciò che Dimensional Animals sa fare meglio e ciò che gestisce con minore precisione. Quando il giocatore individua un passaggio, comprende quale animale serve e concatena i movimenti necessari per raggiungerlo, l’esplorazione produce una gratificazione immediata. Quando invece la soluzione dipende dal ricordare un collegamento poco evidente o dal verificare più portali prima di trovare quello utile, il ritmo si appesantisce senza aggiungere una vera decisione. È un contrasto importante perché il gioco possiede già un sistema di movimento abbastanza intelligente da sostenere la curiosità da solo: avrebbe avuto bisogno di ambienti sempre altrettanto chiari nel trasformare quella curiosità in percorso.
Alla fine è proprio il modo in cui i cinque protagonisti confluiscono in un unico linguaggio di movimento a dare valore a Dimensional Animals. Non basta una raccolta di animaletti graziosi per sostenere un platform, e fortunatamente qui c’è un’idea precisa dietro il cambio continuo: eliminare il più possibile la distanza fra pensare un’azione ed eseguirla. Il level design non mantiene sempre la stessa eleganza, soprattutto quando la struttura della mappa e alcuni picchi di difficoltà interrompono una progressione altrimenti piacevole, ma il nucleo resta riconoscibile dall’inizio alla fine. È un progetto piccolo che non ha bisogno di fingere dimensioni maggiori, e proprio per questo dispiace quando qualche ostacolo meno felice rallenta una formula capace, nei momenti migliori, di far sembrare cinque personaggi un solo protagonista sorprendentemente agile.













