Il rally videoludico ha spesso vissuto tra due estremi: da una parte la simulazione severa, fatta di assetti, superfici, note lette al millimetro e curve da affrontare come interrogazioni di matematica; dall’altra l’arcade puro, quello in cui bastavano una macchina nervosa, un tracciato sporco e la sensazione di poter salvare una derapata con una controsterzata più coraggiosa che scientifica. #DRIVE Rally, sviluppato e pubblicato in digitale da Pixel Perfect Dude, sceglie senza troppi dubbi la seconda strada. PM Studios cura la pubblicazione su console, mentre Meridiem Games firma e distribuisce in Europa l’edizione fisica per PlayStation 5 e Nintendo Switch. Abbiamo giocato la versione PlayStation 5; il titolo è disponibile anche su Nintendo Switch, Xbox Series X|S e PC tramite Steam.
L’ispirazione agli anni Novanta è dichiarata fin dal primo sguardo. Non ci sono licenze ufficiali, né il desiderio di replicare fedelmente una stagione specifica del motorsport, ma una rielaborazione affettuosa di quell’immaginario: vetture fittizie che ricordano icone riconoscibili, ambientazioni internazionali stilizzate, colori brillanti, nomi sopra le righe e un’idea di rally più interessata al ritmo che al realismo. Dai paesaggi assolati di Dry Crumbs ai boschi di Holzberg, fino alle strade gelate di Revontuli, #DRIVE Rally cerca una personalità immediata, leggibile, capace di parlare tanto a chi ha memoria di vecchi arcade automobilistici quanto a chi vuole semplicemente correre senza passare mezz’ora nel menu degli assetti.
La curva giusta al momento giusto
Il modello di guida è il vero centro dell’esperienza. #DRIVE Rally non pretende mai di essere una simulazione, e questa chiarezza gli fa bene. Le auto rispondono in modo immediato, la derapata arriva con naturalezza, il controllo del peso resta comprensibile anche quando si passa dallo sterrato alla neve o da una strada più veloce a una serie di tornanti stretti. Le prime gare si leggono in pochi minuti, ma il margine di miglioramento non manca: imparare quando frenare, quanto tenere l’auto di traverso, come conservare velocità in uscita e quando sacrificare una curva per preparare la successiva restituisce una progressione concreta. È una guida amichevole, ma non piatta.
La forza del gioco sta proprio in questo equilibrio. I tracciati sono costruiti per favorire una lettura rapida, con curve ben riconoscibili, scenari puliti e una buona alternanza di superfici. Quando tutto gira nel modo giusto, #DRIVE Rally produce quella piacevole trance da arcade di guida in cui ogni errore sembra correggibile e ogni giro suggerisce una traiettoria migliore. Il campionato introduce progressivamente classi più rapide, nuove auto e percorsi diversi, mantenendo una curva d’ingresso molto morbida. Chi cerca un rally punitivo, fatto di danni, setup e guida chirurgica, resterà probabilmente fuori sintonia; chi vuole sporcarsi le gomme con qualcosa di immediato e fisico, invece, troverà subito il passo.
Colori, carrozzerie e un copilota chiacchierone
La progressione vive di campionati, auto sbloccabili e personalizzazione. Das Holzwagen, The Doggo, The Bobond e le altre vetture inventate funzionano perché evocano senza copiare, prendendo in prestito forme, caratteri e suggestioni da un passato automobilistico riconoscibile. La possibilità di intervenire su carrozzeria, verniciatura, decalcomanie e dettagli estetici aggiunge un buon incentivo, soprattutto per chi ama costruirsi una piccola identità visiva prima di lanciarsi sulla prova successiva. Non siamo davanti a un sistema profondissimo, ma l’insieme basta a dare continuità alla campagna e a rendere più personale il rapporto con le vetture.
Il copilota, invece, è l’elemento più irregolare del pacchetto. L’idea è ottima: dare carattere alle gare, trasformare le note in una presenza viva, alternare aiuti, giudizi e commenti capaci di rendere ogni corsa meno solitaria. Nella pratica, però, il risultato oscilla. Alcune battute funzionano, certe personalità aggiungono simpatia, ma le indicazioni non sempre arrivano con la precisione e la chiarezza che il rally richiederebbe. Quando il ritmo si fa più alto, una chiamata poco leggibile o coperta da una frase di troppo può diventare un problema reale, non solo una stranezza di scrittura. Il copilota dovrebbe essere l’alleato più affidabile; qui, ogni tanto, sembra quello che parla proprio mentre si cerca di non baciare un albero.
Bello da vedere, più fragile fuori pista
La direzione artistica è tra gli aspetti più riusciti. #DRIVE Rally sceglie un low-poly colorato, luminoso, molto leggibile, capace di richiamare l’immaginario rétro senza sembrare un filtro nostalgia applicato in fretta. Gli ambienti hanno personalità, la visibilità resta buona anche ad alta velocità e le diverse prospettive permettono di trovare il compromesso più adatto tra spettacolo e controllo. L’audio accompagna bene l’azione, con motori convincenti e una colonna sonora energica, anche se sulle sessioni più lunghe qualche brano tende a perdere mordente. Su PlayStation 5 l’esperienza risulta stabile e fluida, con una resa pulita e senza problemi tali da compromettere il ritmo della guida.
Le attività secondarie mostrano invece il fianco. La modalità Free Roam propone aree più ampie da esplorare, segreti da trovare e collezionabili da recuperare, ma non sempre offre interazioni abbastanza interessanti da giustificare davvero la scala degli spazi. La sensazione è quella di attraversare scenari gradevoli, più che mondi capaci di sostenere l’esplorazione. Anche classifiche online, ghost racing e multiplayer locale aggiungono valore, ma non compensano del tutto una struttura a lungo termine abbastanza semplice. Manca inoltre un po’ di spettacolo rally classico: salti, momenti più estremi, variazioni improvvise e situazioni capaci di trasformare una prova ordinaria in un ricordo. Il gioco è piacevole, ma raramente sorprende.
Il giudizio, alla fine, passa da una distinzione importante. #DRIVE Rally non è il nuovo riferimento assoluto del rally arcade, né ha la profondità necessaria per sostenere decine e decine di ore con la stessa intensità. Eppure funziona dove era più importante funzionare: nella guida, nella leggibilità, nella sensazione di sporcare le gomme dentro un mondo allegro, nostalgico e ben caratterizzato. Le sue debolezze stanno nei sistemi laterali, in un copilota non sempre impeccabile e in una progressione che poteva osare di più; i suoi meriti, però, sono immediati e concreti. È un gioco consigliabile a chi cerca corse rapide, derapate accessibili e un sapore anni Novanta non puramente decorativo. Non vince ogni speciale, ma quando infila la traiettoria giusta sa ancora far sorridere.
















