Sō Kuramoto, sceneggiatore, drammaturgo e regista giapponese, è morto il 18 settembre all’età di 91 anni a causa di un’insufficienza multiorgano. La notizia è stata annunciata dal sito ufficiale della fondazione Kuramoto Sō Kaiwai. La famiglia ha scelto di celebrare i funerali in forma privata, alla presenza soltanto dei parenti più stretti, mentre una cerimonia commemorativa si terrà il 3 novembre presso la Furano Theatre Factory, nell’Hokkaidō. Ulteriori dettagli sull’evento saranno comunicati in seguito.
Nato a Tokyo nel 1935 con il nome di Kaoru Yamaya, Kuramoto entrò nel 1959 alla Nippon Broadcasting System dopo essersi laureato all’Università di Tokyo. Lasciò la società nel 1963 per intraprendere la carriera indipendente e adottò da quel momento lo pseudonimo Sō Kuramoto. Pur essendo ricordato soprattutto per il contributo alla televisione e al teatro giapponese, il suo percorso comprende anche l’animazione: nel 1964 firmò infatti la sceneggiatura di Zero-sen Hayato insieme ad Akira Kōno e Tomio Sagisu, in uno dei periodi in cui la televisione animata giapponese stava ancora definendo il proprio linguaggio seriale.

Da Zero-sen Hayato ai grandi drammi televisivi
Zero-sen Hayato rappresenta uno degli episodi meno noti ma significativi della carriera di Kuramoto, soprattutto per la sua collocazione alle origini dell’anime televisivo moderno. La serie arrivò nel 1964, in una fase in cui il settore stava rapidamente ampliando generi e formati destinati al piccolo schermo. Pochi mesi dopo, titoli come Space Ace avrebbero contribuito a consolidare ulteriormente la produzione seriale televisiva, mentre altri studi e autori avrebbero aperto la strada alla grande espansione dell’animazione giapponese della seconda metà degli anni Sessanta.
La carriera di Kuramoto, tuttavia, si è sviluppata soprattutto nella drammaturgia e nella televisione dal vivo. Tra le sue opere più note figurano la storia originale del drama Zenryaku Ofukuro-sama del 1975, la sceneggiatura di Sayonara Oryū-san del 1980 e soprattutto Kita no Kuni kara, serie trasmessa fra il 1981 e il 1982 di cui firmò sia il soggetto originale sia la sceneggiatura. Il suo lavoro ha attraversato così decenni di televisione giapponese, mantenendo un forte legame con la costruzione dei personaggi e con il racconto della società attraverso storie intime e familiari.
Una carriera proseguita fino agli ultimi anni
Anche in età avanzata Kuramoto aveva continuato a lavorare alla sceneggiatura. Nel 2024 era arrivato nelle sale giapponesi Umi no Chinmoku (The Silence of the Sea), film la cui gestazione era durata circa sessant’anni e per il quale aveva firmato la sceneggiatura. Si tratta di un ultimo tassello particolarmente emblematico per una carriera iniziata oltre sei decenni prima e capace di attraversare radio, televisione, cinema, teatro e animazione senza rimanere confinata a un solo mezzo espressivo.
La scomparsa di Kuramoto si aggiunge a quelle di altri veterani che hanno contribuito alla formazione dell’industria audiovisiva giapponese del dopoguerra. Negli anni scorsi Gonagaiworld aveva ricordato anche Hirō Matsuda, sceneggiatore legato a produzioni televisive come Giant Robo e Vampires, altra figura appartenente a una generazione che ha lavorato nel momento in cui televisione e animazione stavano assumendo una nuova centralità culturale. Per Sō Kuramoto, il passaggio attraverso Zero-sen Hayato resta una parentesi breve rispetto al resto della carriera, ma sufficiente a legare il suo nome anche alla storia delle prime serie anime televisive giapponesi.
Fonti consultate: Anime News Network.












