Étrange Overlord comincia da una ghigliottina, ma non ha alcuna intenzione di comportarsi con la serietà che un simile inizio farebbe pensare. Étrange von Rosenburg, nobile ragazza accusata ingiustamente dell’assassinio del re, viene giustiziata e si risveglia direttamente all’inferno, dove prende atto della situazione con una compostezza piuttosto relativa: se il mondo dei vivi l’ha tradita e l’aldilà non offre neppure un dolce di consolazione, allora tanto vale conquistarlo. Sviluppato da Superniche LLC, Broccoli e Gemdrops, Inc. e pubblicato da Nis America, il gioco è disponibile su PlayStation 5, Nintendo Switch e PC tramite Steam; la versione testata è quella PlayStation 5. La sua natura è subito leggibile: un action RPG veloce, teatrale e volutamente sopra le righe, che alterna combattimenti in arena, intermezzi narrativi da commedia demoniaca e una peculiare meccanica di corsie rotanti attorno a cui ruota tutta la sua identità ludica.
Il nome di Sohei Niikawa pesa inevitabilmente sull’operazione, e Étrange Overlord fa ben poco per nascondere il proprio DNA. Nel tono si avverte l’eco di Disgaea, nella leggerezza musicale e nel gusto per il melodramma eccentrico torna invece qualcosa di più vicino a Rhapsody: A Musical Adventure. Il gioco vive di questo impasto: demoni servizievoli, rivali sopra le righe, maggiordomi, cameriere, numeri cantati, battute assurde e improvvisi scarti emotivi che passano dal comico al malinconico quasi senza preavviso. È un mondo che chiede al giocatore di accettarne subito le regole, cioè l’idea che l’inferno possa essere insieme campo di battaglia, palcoscenico e salotto da commedia nera.
Una protagonista che sa stare in scena
Il punto di forza più evidente del gioco è il suo cast, e soprattutto la sua protagonista. Étrange possiede carisma, ironia e quella punta di vanità che rende piacevoli i personaggi capaci di attraversare il disastro senza perdere il gusto per una battuta ben assestata. La sua fame di dolci, il suo desiderio di costruirsi una “happy life” persino all’inferno e il modo in cui affronta tragedie, tradimenti e guerre con un misto di eleganza e capriccio contribuiscono a darle una presenza costante. Anche i comprimari, pur non essendo sempre sfaccettatissimi, riescono spesso a ritagliarsi il proprio spazio grazie a design molto riconoscibili e a una scrittura che preferisce il colore alla misura.
È proprio la presentazione a sostenere gran parte del fascino dell’opera. Le illustrazioni di Shinichiro Otsuka fanno un ottimo lavoro nel definire un immaginario vivace, civettuolo e demoniacamente grazioso, mentre i numeri musicali regalano al gioco una personalità immediatamente distinguibile. Non sono un semplice vezzo: servono a ribadire la sua natura di racconto giocoso, in cui il dramma viene sempre filtrato attraverso il piacere della messa in scena. Certo, alcune animazioni appaiono piuttosto rigide e certe coreografie hanno un tratto quasi artigianale, ma il risultato complessivo conserva una simpatia difficile da ignorare. È uno di quei casi in cui la grazia compensa spesso la limitazione tecnica.
La corsia rotante tra intuizione e semplificazione
Sul piano del gameplay, Étrange Overlord mette in campo una buona idea e un’esecuzione solo parzialmente all’altezza. Le battaglie si svolgono in arene d’azione dove si controlla un gruppo fino a quattro personaggi, alternandoli in tempo reale mentre si falciano ondate di nemici. Ogni membro del party ha attitudini differenti, tra attacchi ravvicinati, supporto, colpi a distanza e abilità speciali, ma la vera particolarità del sistema risiede nelle Lanes, corsie rotanti che fanno scorrere attorno alla mappa oggetti, potenziamenti e perfino personaggi. In teoria è un meccanismo molto promettente, perché introduce un elemento dinamico e una componente di pianificazione che potrebbe davvero cambiare il modo di leggere ogni scontro.
In pratica, però, la profondità del sistema tende a fermarsi prima di quanto sarebbe lecito sperare. Personalizzare le corsie, decidere quali bonus inserire e come distribuire bombe, buff o altri vantaggi ha un suo interesse iniziale, ma l’architettura complessiva resta più elementare del previsto. Al di fuori di alcuni boss o di situazioni con richieste specifiche, molti combattimenti si riducono a una gestione piuttosto diretta dell’assalto: si entra, si colpisce, si schivano gli attacchi più evidenti e si travolge tutto con buona rapidità. La meccanica cardine c’è, funziona, aggiunge sapore, ma non arriva davvero a trasformare in profondità la struttura dell’action RPG. Il gioco diverte, sì, ma raramente sorprende sul piano tattico.
Lo zucchero basta, ma non sazia sempre
Ed è qui che emerge il limite principale dell’opera. Étrange Overlord è piacevole, spiritoso, spesso genuinamente grazioso, ma fatica a sviluppare una vera consistenza oltre il suo primo impatto. Il sistema di progressione, i materiali ottenuti in battaglia, il miglioramento della corsia e l’accumulo di esperienza per il cosiddetto Happy Life Level danno al giocatore motivi sufficienti per continuare, ma raramente producono quella sensazione di escalation appagante che un action RPG più solido saprebbe garantire. Si procede volentieri, soprattutto perché il tono resta leggero e la compagnia dei personaggi è gradevole, ma con il passare delle ore si avverte che il gioco preferisce essere simpatico piuttosto che incisivo.
Su PlayStation 5 l’esperienza scorre senza particolari problemi e beneficia di una leggibilità generale più che adeguata alla sua natura immediata. Non è tuttavia un titolo che colpisca per brillantezza tecnica o per complessità strutturale. Chi cerca un action RPG ricco di sfumature, sistemi interconnessi e una curva di sfida davvero significativa potrebbe uscirne con una certa sensazione di superficialità. Chi invece è disposto ad accettare un’avventura più leggera, quasi da dessert videoludico, troverà un prodotto gradevole, ben caratterizzato e attraversato da un umorismo che gli impedisce di diventare anonimo. Il problema, semmai, è che quella leggerezza talvolta sfiora l’irrilevanza: lo zucchero arriva subito, il retrogusto resta più tenue.
Nel complesso Étrange Overlord lascia l’impressione di un gioco che possiede gli ingredienti per farsi ricordare ma non sempre la fame necessaria per spingerli fino in fondo. Ha una protagonista riuscita, un immaginario curato, canzoni che strappano il sorriso e una meccanica centrale abbastanza originale da distinguerlo nel mucchio. Manca però quel grado ulteriore di incisività che trasformerebbe il suo inferno musicale in qualcosa di davvero memorabile. Resta dunque un’opera piacevole, spesso affascinante e perfino affettuosa nel modo in cui mette in scena il proprio caos, ma incapace di mordere quanto la sua premessa lascerebbe sperare.
















