I gatti di casa possiedono un talento preciso: sparire per ore, costringere tutti a cercarli e ricomparire infine da un luogo già controllato tre volte, con l’espressione di chi considera l’intera famiglia poco brillante. Il protagonista di FlipCat porta questa superiorità felina a un livello ulteriore: quando si perde, non cerca la strada di casa, gira direttamente il mondo. Sviluppato e pubblicato da FaGames Studio, il puzzle platformer bidimensionale è già disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e Xbox One; il 12 agosto 2026 raggiungerà anche PlayStation 4. La versione utilizzata per la prova è quella PS5, affrontata con la prudenza di chi conosce i gatti e sa che, quando fissano una parete, probabilmente hanno già visto una porta che noi non meritiamo.
Il meccanismo centrale è immediato. Toccando speciali blocchi gialli, l’intero scenario ruota di novanta gradi: il pavimento diventa parete, il soffitto si trasforma in una superficie praticabile e un ostacolo apparentemente definitivo cambia funzione. In ciascuno dei trenta livelli bisogna recuperare una chiave e raggiungere l’uscita, interpretando ogni stanza come uno spazio mobile anziché come un percorso fisso. FlipCat costruisce quasi tutto attorno a questa idea e trova i momenti migliori quando obbliga a fermarsi, inclinare mentalmente la scena e prevedere dove finiranno gatto, piattaforme e pericoli. Un felino normale avrebbe buttato tutto dal tavolo; questo preferisce ribaltare direttamente il tavolo, la stanza e possibilmente il condominio.

Il gatto cade in piedi, il livello molto meno
Movimento e salto rispondono con precisione, requisito essenziale quando una rotazione può spostare in un istante il riferimento verticale. I comandi rimangono ridotti all’indispensabile e permettono di concentrarsi sull’ambiente, senza combinazioni da ricordare o abilità nascoste dietro una fila di tasti. Il contatto con un blocco giallo produce un cambio netto e comprensibile, lasciando pochi dubbi sulla nuova disposizione dello scenario. La semplicità iniziale favorisce l’ingresso anche di chi frequenta poco i puzzle platformer, ma non svuota il sistema: sapere come girerà il mondo è facile, capire quando conviene farlo richiede progressivamente maggiore attenzione.
Le soluzioni migliori nascono dalla reinterpretazione degli spazi. Una parete troppo alta può diventare un corridoio, un barile può essere spostato prima della rotazione per ritrovarsi nella posizione desiderata dopo il cambio, mentre trampolini e piattaforme mobili modificano traiettorie che sembravano già calcolate. Portali, scale e interruttori colorati aggiungono ulteriori passaggi, costringendo a ragionare sulla meta e sull’ordine delle azioni. Il gatto deve trovare la chiave e poi raggiungere la porta, impresa apparentemente semplice finché il giocatore non scopre di aver lasciato entrambe sul soffitto. A quel punto il protagonista osserva il disastro in silenzio, come ogni gatto che abbia appena fatto cadere un vaso e attribuisca la colpa alla gravità.

Trenta stanze e nessun navigatore satellitare
I primi livelli presentano la rotazione in ambienti controllati, concedendo il tempo necessario per comprendere come cambiano salti, appoggi e pericoli. La progressione introduce gradualmente cannoni, spuntoni, fiamme, piattaforme in movimento e oggetti con funzioni differenti, combinandoli senza trasformare ogni novità in un corso serale. Il ritmo funziona soprattutto nella parte centrale, quando le stanze smettono di offrire una sola rotazione evidente e cominciano a richiedere sequenze più articolate. Gli elementi aggiuntivi restano subordinati all’idea principale, anziché sembrare accessori incollati per allungare l’elenco delle caratteristiche.
La curva di difficoltà non procede però con assoluta regolarità. Alcuni livelli conducono a un’intuizione pulita, di quelle che fanno sentire molto intelligenti per circa trenta secondi; altri affidano una parte maggiore della soluzione al tentativo, specialmente quando cannoni e spuntoni richiedono di verificare sul campo il risultato preciso di una rotazione. L’errore raramente nasce da comandi imprecisi, quanto dalla necessità di conoscere in anticipo una conseguenza non sempre evidente. La frustrazione resta contenuta dalla rapidità delle stanze, ma qualche passaggio avrebbe beneficiato di segnali ambientali più accurati. Anche il gatto più sveglio del quartiere, ogni tanto, entra in una scatola senza aver controllato come uscirne.

Una maglia viola contro l’anonimato
La pixel art privilegia contorni chiari, colori vivaci e superfici riconoscibili, scelta importante in un gioco che modifica continuamente l’orientamento dello scenario. Il gatto bianco con la maglia viola possiede una simpatia immediata e bastano poche animazioni per suggerire quel misto di curiosità e incoscienza tipico della specie. Gli ambienti mantengono una coerenza gradevole, benché la varietà visiva non cresca quanto quella degli ostacoli e alcuni fondali finiscano per assomigliarsi. Su PS5 tutto scorre con puntualità e senza incertezze percepibili, mentre la colonna sonora accompagna con melodie leggere che non interferiscono con la concentrazione. Non sono brani destinati a essere canticchiati dal gatto alle tre di notte; per quello provvede già il gatto vero.
La compattezza rappresenta insieme un pregio e il principale confine del progetto. Trenta livelli permettono di esplorare diverse applicazioni della rotazione e mantengono il ritmo asciutto, evitando che la stessa trovata venga stirata fino a perdere elasticità. Proprio quando barili, portali, interruttori e piattaforme iniziano però a produrre combinazioni più ambiziose, l’avventura si avvicina alla conclusione. Rimane la sensazione che il sistema avrebbe potuto sostenere stanze più estese, soluzioni alternative o un ultimo gruppo di sfide capace di intrecciare tutte le regole con maggiore decisione. Il gioco lascia il salotto prima di graffiare il divano, comportamento apprezzabile ma sorprendentemente poco felino.
Il pubblico ideale comprende chi cerca un rompicapo accessibile, chi apprezza i platform basati su un’unica buona idea e chi desidera una produzione breve da completare senza trasformarla in un secondo lavoro. I veterani troveranno diversi passaggi intuitivi e una durata contenuta, ma potranno apprezzare la chiarezza con cui ogni elemento alimenta la rotazione prospettica. Chi pretende una grande varietà estetica o enigmi capaci di occupare intere serate potrebbe invece considerarlo troppo esile. FlipCat diverte perché gira lo spazio senza complicare inutilmente i comandi, e inciampa soltanto quando il tentativo sostituisce l’intuizione oppure quando chiude la porta proprio mentre le sue idee stavano diventando più interessanti. Il gatto, naturalmente, se n’era già andato.













