Una pallina, una buca e quel piccolo piacere quasi geometrico di trovare l’angolo giusto dovrebbero bastare a definire una partita di minigolf. In Golftacular!, invece, basta aspettare pochi minuti perché qualcuno faccia comparire un portale, trasformi il percorso in una pista da parkour o chiami addirittura un attacco aereo, con buona pace del giocatore che aveva appena trascorso mezzo minuto a preparare un colpo impeccabile. Both Good prende quindi una disciplina fondata sulla precisione e la espone deliberatamente al sabotaggio, costruendo un party game per un massimo di quattro partecipanti nel quale la tecnica continua ad avere importanza, purché si accetti che il tavolo possa essere rovesciato proprio quando tutto sembrava sotto controllo.
Disponibile su PlayStation 5 e PlayStation 4, Xbox Series X|S e Xbox One, Nintendo Switch e PC tramite Steam, Golftacular! è stato preso in esame nella versione PS5. La sua idea centrale è semplice da spiegare e assai più interessante da osservare quando comincia a produrre conseguenze: ogni buca conserva angoli, ostacoli e traiettorie da studiare, mentre gli oggetti permettono di intervenire tanto sulla propria pallina quanto sulle possibilità degli avversari. Il risultato vive nella tensione fra due piaceri apparentemente incompatibili, quello rassicurante del colpo preparato con cura e quello molto meno educato di vedere il piano altrui dissolversi in un istante. La buona notizia è che il secondo non cancella necessariamente il primo.

Un green dove la buona educazione è facoltativa
Il punto fondamentale riguarda infatti il modo in cui Golftacular! tratta il caos. Sarebbe stato facilissimo ridurre tutto a una lotteria di effetti buffi, facendo della precisione un ornamento da sacrificare alla prima esplosione disponibile. I percorsi realizzati a mano e il comportamento fisico della pallina mantengono invece una base sufficientemente ordinata da far sentire la differenza fra un tiro improvvisato e uno realmente compreso. Angolo, forza, rimbalzi e ostacoli continuano a chiedere attenzione; soltanto dopo entra in scena l’arsenale di scorrettezze autorizzate. Portali e ali possono aprire traiettorie alternative, mentre altre abilità servono a complicare il percorso degli altri, così la domanda interessante smette presto di essere soltanto “dove devo tirare?” e diventa “che cosa posso fare di questa buca prima che qualcun altro faccia qualcosa di peggio?”.
È proprio questa seconda domanda a dare agli oggetti un valore superiore alla semplice gag. Una scorciatoia ottenuta con il portale può risolvere elegantemente un passaggio, mentre un potere conservato per il momento giusto può avere più peso di un utilizzo immediato e spettacolare. Migliaia di combinazioni possibili non garantiscono automaticamente migliaia di decisioni memorabili, naturalmente, e qualche situazione finirà inevitabilmente per privilegiare la confusione rispetto alla raffinatezza; tuttavia il sistema incoraggia a conoscere i percorsi e a manipolarli, anziché limitarsi a sperare nell’effetto più devastante. Quando questa relazione funziona, il dispetto migliore è anche quello pensato meglio, una distinzione piuttosto importante per un gioco che ama presentarsi come se fosse stato organizzato da quattro bambini lasciati soli in un negozio di articoli sportivi.

Amici, nemici e un solo controller
La dimensione locale rappresenta il contesto più naturale per questo equilibrio. Fino a quattro persone si alternano scegliendo fra Tortillo, Chuck, Fin, Poop, Papa, Mama, Claude e Frend, una compagnia che già nei nomi chiarisce quanto poco interesse esista per l’austera tradizione del golf. Il turno offre il tempo di osservare il campo e preparare la prossima mossa, ma anche quello, molto più pericoloso, di contemplare ciò che gli altri stanno per fare alla nostra povera pallina. È una struttura adatta a produrre quel genere di partita in cui la classifica racconta soltanto metà della serata: l’altra metà è fatta di colpi che parevano impossibili, vendette sproporzionate e accuse di slealtà rivolte a persone che stanno semplicemente usando gli strumenti messi loro a disposizione.
In questo senso la modalità Pass and Play è una piccola scelta pratica con un peso considerevole. Un party game locale perde parte del proprio fascino se richiede di predisporre il salotto come una postazione da torneo, mentre qui la possibilità di condividere un controller abbassa immediatamente la soglia d’ingresso. È un dettaglio quasi domestico, e proprio per questo prezioso: rende più semplice trasformare una visita, una serata o una mezz’ora libera in una partita senza chiedere preparativi particolari. Naturalmente la formula dipende molto dalla compagnia. Chi vive ogni interferenza come un’ingiustizia finirà probabilmente per guardare agli attacchi aerei con la stessa serenità con cui si contempla una macchia di vino sul divano nuovo; chi invece accetta che il sabotaggio faccia parte delle regole troverà nel multiplayer il lato più spontaneo dell’esperienza.
La presenza dei puzzle in singolo impedisce però che tutto dipenda dalla disponibilità di tre amici pronti a litigare amabilmente. Tolto il disturbo umano, i percorsi mostrano meglio la componente di ragionamento nascosta dietro la baraonda, perché l’attenzione passa alla soluzione della buca e all’impiego intelligente degli oggetti. È probabilmente la parte che interessa maggiormente chi, come la sottoscritta, davanti a un problema ben costruito comincia immediatamente a chiedersi se esista una soluzione più elegante di quella appena trovata. Queste sfide funzionano anche come dimostrazione della qualità fondamentale del progetto: le abilità più assurde diventano strumenti logici quando il giocatore comprende come combinarle con la geometria del percorso.

Il colore della confusione
Anche l’aspetto visivo segue la stessa filosofia. Forme semplici, colori accesi e personaggi volutamente sciocchi evitano qualunque tentazione di trattare il campo come un tempio sportivo, mentre la stilizzazione tiene insieme ostacoli, palline ed effetti senza chiedere allo scenario un dettaglio che avrebbe poco da aggiungere alla partita. Il cast serve soprattutto come estensione del tono, più che come insieme di personaggi da approfondire, ed è giusto così: Tortillo, Poop e compagnia devono essere riconoscibili nel mezzo del disastro e contribuire a quell’aria da giocattolo improvvisamente dotato di intenzioni maligne. La Ear Candy Radio accompagna questa direzione con una colonna sonora originale pensata per mantenere un’energia leggera, coerente con una produzione che preferisce il sorriso alla competizione seriosa.
Il limite inevitabile emerge quando l’interferenza comincia a pesare più della preparazione del colpo. La stessa capacità degli oggetti di ribaltare una situazione produce momenti memorabili e, nello stesso tempo, può ridimensionare il valore di un’azione eseguita con precisione. Per chi cerca nel minigolf soprattutto controllo, traiettorie e miglioramento personale, vedere una buona giocata compromessa dall’intervento altrui può diventare irritante. Golftacular! chiede quindi una forma particolare di disponibilità: bisogna accettare che la bravura consista anche nel reagire a un campo che cambia e nell’usare l’imprevisto a proprio vantaggio. Il fatto che i percorsi mantengano una struttura da imparare e che gli oggetti possano essere sfruttati con criterio impedisce però alla casualità di inghiottire ogni decisione.
È proprio questa misura a determinare il valore complessivo del gioco. Golftacular! funziona meglio quando il colpo ben calibrato e la cattiveria ben programmata finiscono per appartenere allo stesso ragionamento, perché allora la partita produce sia soddisfazione personale sia quel meraviglioso desiderio infantile di indicare l’amico accanto e ricordargli per settimane la volta in cui una pallina alata ha mandato in rovina il suo turno perfetto. La modalità singola offre un contrappeso più tranquillo e ragionato, mentre Pass and Play rende semplice portare il caos in salotto senza un piccolo arsenale di periferiche. Chi pretende ordine assoluto farebbe meglio a cercare un green meno pericoloso; chi considera il minigolf anche un ottimo pretesto per combinare guai troverà qui una formula capace di durare proprio perché, sotto gli scherzi, continua a chiedere attenzione.













