Gorō Taniguchi, regista noto soprattutto per Code Geass, ha lanciato un avvertimento molto netto sullo stato dell’animazione giapponese contemporanea. In un’intervista concessa in occasione dell’uscita del suo nuovo film originale Paris ni Saku Étoile, arrivato nelle sale giapponesi il 13 marzo 2026, Taniguchi ha spiegato di considerare essenziale la creazione di anime non basati su manga, light novel o altre opere preesistenti. Secondo il regista, gli adattamenti sono diventati la norma perché più facili da rendere redditizi, ma una produzione ridotta a questo solo modello rischierebbe di impoverire profondamente l’intero sistema.
Il punto centrale della sua riflessione non è una condanna degli adattamenti in sé, quanto il timore che l’industria smarrisca progressivamente la capacità di “comporre” opere nuove. Per spiegarsi, Taniguchi ha paragonato il lavoro sugli anime derivati da materiale già esistente a quello di un arrangiatore musicale, distinto da chi compone una canzone da zero. Se autori, registi e studi si limitassero nel tempo a questo ruolo, finirebbero, secondo lui, per trasformarsi in semplici esecutori subordinati al materiale d’origine, perdendo una parte decisiva della propria identità creativa.
Paris ni Saku Étoile come dichiarazione d’intenti
Le parole di Taniguchi acquistano ancora più peso proprio perché arrivano in concomitanza con un’opera che nasce come proprietà intellettuale interamente originale. Paris ni Saku Étoile è un film anime ambientato nei primi anni del Novecento e racconta la storia di due ragazze giapponesi che inseguono i propri sogni a Parigi. Il film si presenta dunque non soltanto come una nuova regia di Taniguchi, ma anche come un esempio concreto di quella produzione originale che il regista considera indispensabile per la salute del medium.
Lo stesso autore ha spiegato di voler lasciare dietro di sé titoli originali proprio perché ritiene che la diversità produttiva sia la vera forza dell’animazione giapponese. Nella sua visione, quando l’ondata dominante degli adattamenti rallenterà, dovranno restare opere capaci di testimoniare strade diverse e di diventare il nucleo del mainstream successivo. È qui che la sua posizione si fa più interessante: il problema non è il successo degli anime tratti da opere già popolari, ma l’erosione progressiva dello spazio destinato agli originali.
Una critica al presente, ma anche un messaggio sul futuro
Taniguchi ha anche chiarito che, nel costruire Paris ni Saku Étoile, ha evitato deliberatamente formule oggi molto riconoscibili come isekai, abilità overpower, mecha o fantascienza, cercando una storia capace di parlare a un pubblico più ampio in un altro modo. In questo senso, il film sembra diventare non soltanto un nuovo progetto autoriale, ma anche una presa di posizione concreta su ciò che il regista considera ancora possibile fare nell’anime originale contemporaneo.
Il suo intervento intercetta una discussione sempre più viva nell’industria: quella sul rapporto tra sicurezza economica e rischio creativo. Gli adattamenti continuano a dominare perché offrono basi di pubblico già consolidate, ma Taniguchi sostiene che rinunciare troppo a lungo alla produzione originale significherebbe compromettere la capacità stessa dell’animazione giapponese di rinnovarsi. Non è una posizione nostalgica, quanto un invito a non lasciare che la convenienza industriale assorba del tutto la funzione inventiva del medium.
Fonti consultate: Automaton West.













