Una ciambella non cancella anni di incomprensioni, messaggi ignorati e conversazioni terminate con un poco credibile “ne parliamo domani”. Può tuttavia rendere il confronto più semplice, soprattutto quando contiene sostanze capaci di modificare l’umore. High Times parte da questa soluzione emotivo-pasticcera e la trasforma in una visual novel con gestione del locale e appuntamenti, sviluppata e pubblicata da Yangyang Mobile. Il gioco è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam. Per questa prova abbiamo gestito The Hotbox su PS5, tra impasti, clienti in crisi e un numero di ex sufficiente a rendere prudente qualsiasi inaugurazione.
Il protagonista, personalizzabile nell’aspetto, lavora come Mood Confectioner in una ciambelleria dove ogni ricetta può infondere coraggio, serenità, entusiasmo o altre disposizioni emotive. I clienti raccontano problemi familiari, ansie, relazioni sospese e desideri non sempre chiarissimi; spetta a noi ascoltarli e scegliere il donut più adatto, sapendo che ciò che una persona domanda raramente coincide con ciò di cui ha davvero bisogno. Il locale diventa così un piccolo confessionale pieno di glassa, nel quale oltre trenta personaggi entrano per ordinare qualcosa di dolce e finiscono per depositare sul bancone metà della propria vita privata. Una dinamica che qualunque barista conosce, sebbene di solito senza potenziatori dell’umore.

La terapia viene servita con le codette
Il ciclo quotidiano alterna preparazione dei donut, servizio ai tavoli, scelta degli effetti emotivi e lunghe conversazioni con i frequentatori di The Hotbox. Cucinare rimane volutamente accessibile: si eseguono passaggi semplici, si compongono le ricette e si prova a mantenere un ritmo ordinato durante il servizio. Il vero rompicapo consiste nel collegare ciò che il cliente racconta alla sensazione che potrebbe aiutarlo. Una dose di sicurezza può incoraggiare qualcuno a prendere posizione, mentre un intervento eccessivamente energico rischia di spingerlo verso una decisione disastrosa. Ascoltare con attenzione conta quindi più della rapidità, dettaglio particolarmente gradito in un genere dove talvolta la cucina sembra richiedere l’addestramento di una squadra antisommossa.
Le ciambelle e le risposte scelte modificano il percorso delle storie, con finali differenti per numerosi clienti. Il sistema funziona perché evita di ridurre le emozioni a semplici statistiche positive o negative: coraggio, calma e ottimismo possono produrre conseguenze diverse a seconda della persona e del momento. Alcuni passaggi risultano più guidati e determinate soluzioni si intuiscono con facilità, ma resta piacevole ragionare su ciò che viene detto e, soprattutto, su ciò che viene accuratamente evitato. Quando una scelta si rivela sbagliata, il gioco non punisce con durezza; lascia che il disagio della conversazione faccia il proprio lavoro, metodo meno spettacolare di un game over e molto più vicino a una cena con parenti.

Sei ex entrano in una ciambelleria
Il cuore del racconto riguarda il ritorno di sei precedenti relazioni sentimentali, ognuna collegata a incomprensioni, ferite e questioni mai davvero concluse. High Times evita di presentarle come una semplice selezione di partner da conquistare e concede spazio anche alla possibilità che riavvicinarsi non sia la soluzione migliore. Alcuni rapporti possono essere ricostruiti, altri richiedono una separazione finalmente adulta, altri ancora ricordano con grande efficacia perché il silenzio sui social non equivalga a elaborare un trauma. Il tono rimane caldo e ironico, ma sa concedersi momenti più seri senza trasformare ogni dialogo in una seduta terapeutica clandestina dietro la friggitrice.
I personaggi possiedono identità, orientamenti e sensibilità differenti, trattati con naturalezza invece di essere esibiti come etichette promozionali. Questa varietà rende The Hotbox un luogo vivace e credibile, frequentato da persone che affrontano amore, famiglia e aspettative sociali da prospettive molto diverse. Il doppiaggio inglese completo, con interpreti come Nola Klop, LilyPichu e Johnny Yong Bosch, aggiunge personalità alle conversazioni e sostiene bene sia i momenti comici sia quelli più vulnerabili. Mancano i sottotitoli italiani, assenza da segnalare perché il titolo vive soprattutto di dialoghi e sfumature emotive, ma senza trasformarla nell’ingrediente più amaro dell’intero menu.

Un locale da arredare, non da amministrare
La componente gestionale permette di guadagnare mance, acquistare strumenti, scoprire ricette e personalizzare la ciambelleria con numerose decorazioni. Vedere The Hotbox trasformarsi da attività in difficoltà a spazio colorato e accogliente restituisce una piacevole sensazione di appartenenza, soprattutto per chi dedica più tempo del previsto ad abbinare sedie, pareti e insegne. Gli aggiornamenti, tuttavia, incidono poco sull’organizzazione concreta del lavoro: nuove attrezzature semplificano alcune operazioni, ma non introducono filiere, personale o decisioni economiche particolarmente profonde. Chi arriva aspettandosi una simulazione imprenditoriale dovrà ridimensionare le ambizioni; qui il bilancio più importante riguarda i sentimenti, e naturalmente non torna mai.
La direzione artistica adotta un tratto da fumetto molto colorato, sostenuto da oltre settanta illustrazioni animate che accompagnano i passaggi principali. Espressioni marcate, inquadrature dinamiche e una tavolozza vivace permettono alle scene più emotive di avere peso senza abbandonare l’energia pop del progetto. La colonna sonora alterna city pop, rock e brani lo-fi, costruendo un ambiente piacevole anche durante i turni più ripetitivi. Su PS5 il funzionamento è stabile e l’interfaccia rimane ordinata, benché la natura del gioco si presti bene anche alla fruizione portatile: dialoghi lunghi, servizi brevi e personalizzazione del locale possono adattarsi con naturalezza a Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.
Con il passare delle ore, la preparazione dei donut mostra però una varietà inferiore a quella delle relazioni. Le ricette aumentano, gli strumenti cambiano e gli ordini diventano più articolati, ma le operazioni fondamentali rimangono simili e finiscono per assumere il ruolo di intervallo fra una scena e la successiva. Anche il ritmo può rallentare quando diversi dialoghi si accumulano senza un’attività abbastanza sostanziosa a separarli. Gli appassionati di visual novel difficilmente ne saranno infastiditi; chi desidera un equilibrio perfetto tra cucina e gestione potrebbe invece scoprire che la glassa occupa più spazio del forno. Il locale è importante, ma sono i clienti a possedere quasi tutte le chiavi.
High Times trova la propria forza nella capacità di trasformare un’idea stravagante in un racconto affettuoso su errori, seconde possibilità e chiusure che non coincidono necessariamente con un nuovo bacio. Il cast ampio, le scelte con conseguenze e la presentazione da fumetto sostengono un viaggio caldo e inclusivo, mentre la cucina accessibile permette di avanzare senza spezzare il tono rilassato. La gestione resta poco profonda e la ripetizione delle preparazioni emerge nelle sessioni lunghe, ma The Hotbox rimane un luogo nel quale è piacevole tornare. Consigliato a chi considera il cozy qualcosa di più di cuscini pastello e gatti: a volte significa offrire una ciambella, ascoltare un ex e riconoscere che nessuna glassa può sostituire una conversazione decente.













