Il risveglio avviene in silenzio, tra superfici arrugginite e acqua che ha ormai inghiottito ciò che resta della civiltà. In I Am Future: Cozy Apocalypse Survival, sviluppato da Mandragora e pubblicato da tinyBuild, l’ultimo essere umano non è chiamato a combattere per sopravvivere, ma a rimettere insieme i frammenti di una quotidianità possibile. Disponibile su PlayStation 5, Nintendo Switch, Xbox Series X|S e PC tramite Steam, il titolo approda su console Sony con un’identità ben definita, lontana dalle convenzioni del survival classico e più vicina a una meditazione giocabile sulla ricostruzione.
L’intero impianto ludico ruota attorno a un tetto abbandonato, destinato a diventare casa, officina e rifugio. Nei panni di Robin o Chris, il giocatore inizia letteralmente da zero, rimuovendo detriti, recuperando materiali e trasformando rottami del vecchio mondo in risorse utili. Bollitori, televisori e microonde vengono smontati con pazienza, alimentando una catena produttiva che invita a osservare ogni oggetto non come scarto, ma come opportunità. È un approccio che imprime da subito un ritmo pacato, coerente con la filosofia cozy che permea ogni aspetto dell’esperienza.
Costruire, automatizzare, abitare
Il cuore di I Am Future: Cozy Apocalypse Survival è la costruzione della base, un processo che non si limita all’espansione funzionale ma abbraccia anche una dimensione estetica e personale. Arredare, organizzare gli spazi, installare una rete elettrica e progettare nuove strutture diventa un esercizio di espressione, più che di ottimizzazione. A supportare questa crescita intervengono i robot-minions, piccole creature meccaniche incaricate di automatizzare le attività più ripetitive, dalla raccolta delle risorse alla manutenzione.
Su PlayStation 5 il sistema di automazione funziona in modo generalmente solido, ma non privo di incertezze. L’assegnazione dei compiti risulta talvolta macchinosa e la risposta dei robot non sempre immediata, spezzando a tratti quel senso di fluidità che il gioco tenta di costruire. Anche l’interfaccia, pur adattata al controller, mostra una certa densità informativa che può rendere alcune operazioni più lente del necessario, soprattutto nelle fasi avanzate.
Esplorazione e incontri fuori dal tempo
L’esplorazione non avviene in prima persona sul campo, ma attraverso spedizioni di droni inviati nella metropoli sommersa. Ogni missione restituisce materiali, nuove scoperte e frammenti di un mistero mai completamente esplicitato, mantenendo una dimensione narrativa volutamente leggera. In questo mondo popolato quasi esclusivamente da macchine, il gioco introduce una galleria di personaggi eccentrici, come Earl il Frigo o Bombshell Barbara, che spezzano la solitudine con dialoghi surreali e una presenza sorprendentemente calorosa.
La componente narrativa rimane sempre al servizio del gameplay, evitando svolte drammatiche o conflitti espliciti. È una scelta coerente, ma che potrebbe lasciare insoddisfatti i giocatori alla ricerca di una progressione più marcata. Anche la gestione delle minacce, come i parassiti mutanti che mettono a rischio coltivazioni e impianti, resta contenuta entro confini rassicuranti, più fastidiosa che realmente pericolosa.
Un’apocalisse gentile, non sempre equilibrata
Dal punto di vista tecnico, I Am Future: Cozy Apocalypse Survival trova nella direzione artistica uno dei suoi punti di forza più evidenti. Colori morbidi, linee pulite e una palette luminosa trasformano l’apocalisse in uno spazio sorprendentemente accogliente, lontano da qualsiasi immaginario cupo o opprimente. I tetti invasi dalla vegetazione, gli interni ricavati da rottami del passato e le animazioni dei personaggi meccanici contribuiscono a costruire un mondo coerente, in cui la fine della civiltà assume toni quasi contemplativi. La colonna sonora, discreta e mai invasiva, accompagna le attività quotidiane con brani rilassanti che rafforzano il senso di isolamento pacifico, favorendo una fruizione distesa e priva di pressioni.
Su PlayStation 5 le prestazioni risultano complessivamente stabili, con caricamenti rapidi e una fluidità costante anche nelle fasi più avanzate della gestione della base. Non mancano tuttavia piccole imperfezioni, legate soprattutto al ritmo delle attività e alla risposta di alcune interazioni, che possono spezzare marginalmente l’illusione di continuità. A queste si aggiunge una scelta meno felice sul fronte della localizzazione: l’assenza della lingua italiana, considerata la quantità di testi, descrizioni e dialoghi presenti, rappresenta un limite non trascurabile per una parte del pubblico. Pur non trattandosi di una narrazione complessa, la costante consultazione di menu e messaggi in lingua inglese rischia di appesantire un’esperienza che punta invece alla rilassatezza.
Il limite principale dell’esperienza emerge con il passare delle ore, quando la routine tende progressivamente a prevalere sulla scoperta. Una volta stabilita una catena produttiva efficiente e messa in sicurezza la base, il senso di progressione si attenua e il gioco fatica a introdurre variazioni realmente incisive. La mancanza di eventi dinamici o di obiettivi capaci di rimescolare le carte porta I Am Future: Cozy Apocalypse Survival ad affidarsi sempre più al comfort della ripetizione, una scelta coerente con la sua filosofia ma che, sul lungo periodo, può smorzare la curiosità e ridurre l’impatto della componente esplorativa.
















