L’immagine di Naruto è tornata al centro di una discussione internazionale sul rapporto tra cultura pop, comunicazione politica e proprietà intellettuale. La ministra giapponese Kimi Onoda, responsabile tra le altre deleghe anche della strategia sulla proprietà intellettuale, ha criticato l’uso di elementi riconducibili al franchise creato da Masashi Kishimoto in un video pubblicato sull’account Truth Social del presidente statunitense Donald Trump.
Il filmato, diffuso il 6 giugno, mostra una versione generata con intelligenza artificiale di Trump in diversi Paesi e include una sequenza in cui il presidente appare con abiti che richiamano Naruto Uzumaki, compreso il coprifronte del Villaggio della Foglia. Sullo sfondo compare inoltre un’immagine simile al monumento degli Hokage, uno degli elementi più riconoscibili dell’opera. Onoda ha sottolineato che, anche quando non sia immediato stabilire una chiara violazione del copyright, occorre evitare con estrema cautela qualunque uso capace di danneggiare la reputazione di un’opera o di collocarla in un contesto contrario alla volontà dei titolari dei diritti.
Una questione che supera il singolo video
La ministra ha ribadito che il principio dell’autorizzazione da parte dei detentori dei diritti vale anche quando a utilizzare un’opera è un’istituzione pubblica. Il governo giapponese intende quindi continuare a intervenire attraverso comunicazioni con gli Stati Uniti, affinché i contenuti protetti provenienti dal Giappone vengano trattati correttamente. Onoda ha inoltre espresso l’auspicio che episodi simili non si ripetano e che il video non venga ulteriormente diffuso.
La vicenda si inserisce in una fase delicata per la promozione internazionale della cultura giapponese. Naruto non è soltanto un manga di enorme successo, ma un marchio globale che ha generato anime, film, videogiochi, adattamenti teatrali, parchi a tema e iniziative celebrative, come dimostra anche l’annuncio di Naruto – Konoha Land in Francia. L’uso dell’immaginario della serie in messaggi politici non autorizzati viene quindi percepito come un problema non solo legale, ma anche culturale e reputazionale.
MISSION ACCOMPLISHED.
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— The White House (@WhiteHouse) June 13, 2026
Dai Pokémon a Cowboy Bebop, i precedenti non mancano
Il caso non è isolato. Nei mesi precedenti, account legati all’amministrazione statunitense avevano pubblicato contenuti che richiamavano Pokémon, Yu-Gi-Oh! e Dragon Ball Super, provocando reazioni da parte dei titolari o dei rappresentanti dei rispettivi franchise. The Pokémon Company aveva già precisato di non essere coinvolta nella creazione di alcuni materiali e di non averne autorizzato l’uso, mentre il franchise di Yu-Gi-Oh! aveva diffuso una dichiarazione analoga, ricordando anche l’assenza di qualunque coinvolgimento da parte dell’eredità di Kazuki Takahashi.
Un ulteriore video pubblicato dall’account della Casa Bianca ha utilizzato “Tank!”, storica sigla di apertura di Cowboy Bebop, insieme a immagini e riferimenti provenienti da varie serie animate e videogiochi. La ripetizione di questi casi ha spinto il Ministero degli Affari Esteri giapponese a presentare osservazioni all’ambasciata statunitense a Tokyo, richiamando l’inopportunità di riprodurre opere protette senza autorizzazione. Il nodo, ormai, non riguarda più soltanto un singolo post: al centro c’è la tutela di un patrimonio creativo che il Giappone considera parte essenziale della propria presenza culturale nel mondo.
Fonti consultate: Anime News Network.













