Lasciare il Giappone costa di più dal 1º luglio 2026. Il governo ha infatti triplicato la tassa turistica internazionale, spesso indicata come tassa di uscita, portandola da 1.000 a 3.000 yen per passeggero. La misura, già ipotizzata nei mesi scorsi nell’ambito delle politiche contro il sovraffollamento turistico, è ora entrata in vigore e riguarda chi parte dal Paese con voli internazionali o collegamenti via mare.
Il rincaro si inserisce in una fase in cui il Giappone sta cercando di gestire in modo più rigido l’aumento dei flussi turistici. Nello stesso periodo sono cresciute anche le tariffe per i cittadini stranieri che necessitano di un visto per entrare nel Paese, rendendo più costoso sia l’arrivo sia la partenza per alcune categorie di viaggiatori. La tassa di uscita, però, ha un impatto più ampio: non viene applicata soltanto ai turisti stranieri, ma anche ai residenti e ai cittadini giapponesi che lasciano il Paese.
Una tassa inserita nel prezzo del biglietto
La tassa di uscita non viene normalmente percepita come un pagamento separato, perché nella maggior parte dei casi è già inclusa nel costo del biglietto aereo o navale. Sono le compagnie di trasporto a raccogliere l’importo e a versarlo successivamente alle autorità competenti. Proprio per questo molti viaggiatori non si accorgono della voce fiscale, anche se il suo costo resta a carico del passeggero.
Il nuovo importo di 3.000 yen è una cifra contenuta se confrontata con il costo complessivo di un viaggio internazionale, ma può diventare più evidente per famiglie o gruppi. Su quattro o cinque persone, il passaggio da 1.000 a 3.000 yen produce infatti un incremento complessivo non trascurabile. Restano escluse alcune categorie, tra cui i bambini sotto i 2 anni e i passeggeri in transito che rimangono in Giappone per meno di 24 ore.
Il nodo del sovraffollamento turistico
Secondo l’impostazione del governo, le maggiori entrate dovrebbero finanziare iniziative legate alla gestione dell’overtourism: distribuzione dei visitatori verso aree meno battute, riduzione della pressione sui luoghi più frequentati, miglioramento delle infrastrutture turistiche e interventi per rendere più sostenibile l’esperienza nelle destinazioni maggiormente esposte. Il tema è diventato sempre più centrale, anche alla luce dell’attrattiva internazionale di eventi e mete simboliche come l’Expo 2025 di Osaka.
Resta però una criticità politica evidente. Se l’obiettivo dichiarato è contenere gli effetti del turismo in entrata, la tassa viene pagata anche dalla popolazione locale quando viaggia all’estero. In un contesto di prezzi in aumento, chiedere ai residenti giapponesi di finanziare misure pensate per compensare la pressione dei visitatori stranieri può apparire poco lineare. Il vero banco di prova sarà quindi l’utilizzo concreto del gettito: se le risorse produrranno benefici tangibili per territori, servizi pubblici e qualità della vita, l’aumento potrà essere letto come uno strumento di riequilibrio; in caso contrario, rischierà di essere percepito soprattutto come un ulteriore costo scaricato sui viaggiatori.
Fonti consultate: SoraNews24.














