Un foglio si anima, un disegno prende vita e tre gattini di peluche scoprono che dormire tranquilli era evidentemente chiedere troppo. Spok, Smuk e Skrat abitano i sogni del giovane Liam, bambino abbastanza creativo da riempire un intero volume di mondi, creature e pericoli che sarebbe stato molto più prudente lasciare allo stadio di scarabocchio. Il risultato è Inkling Cats: Beneath the Dreams, un action roguelike nel quale ogni spedizione attraversa le storie nate dalla sua immaginazione, fra mostri, boss, oggetti e deviazioni. L’immaginario infantile permette a Linked Rooms Games di passare con naturalezza dal tenero al caotico, ma dietro gatti e colori c’è un ciclo molto preciso: scegliere un personaggio, costruirgli un’arma, combinare potenziamenti e cercare di arrivare più avanti prima che il racconto decida di richiudersi sulle nostre ambizioni.
Pubblicato da Brainium Games per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, Inkling Cats: Beneath the Dreams arriva alla nostra prova nella versione PS5. Si procede attraverso incursioni successive: lungo il percorso si raccolgono oggetti, carte magiche e gocce d’inchiostro, una risorsa utilizzata per acquistare miglioramenti e intervenire sull’equipaggiamento, mentre nuovi contenuti ampliano progressivamente ciò che può comparire nelle partite successive. La familiarità dello schema viene compensata da una particolarità più interessante della semplice presenza di tre protagonisti: ciascun gatto possiede un proprio stile e soprattutto un’arma modificabile pezzo per pezzo. Una componente sostituita può incidere sul comportamento dell’attacco e quindi cambiare il valore delle carte trovate dopo. La varietà dipende molto da questo dialogo fra ciò che si raccoglie e ciò che si decide di costruire.

Tre gatti, un arsenale da scarabocchiare
Spok, Smuk e Skrat non servono soltanto a scegliere quale musetto portarsi dietro. Le loro differenze forniscono tre punti di partenza distinti, e la possibilità di intervenire sulle armi impedisce che quella scelta definisca rigidamente tutto il resto della spedizione. I componenti possono essere migliorati oppure sostituiti con pezzi dotati di effetti differenti, perciò l’interesse non consiste semplicemente nel trovare l’oggetto con il numero più alto. Conviene capire che cosa stia facendo l’arma in quel momento, quali caratteristiche valga la pena accentuare e quali ricompense possano creare una combinazione più efficace. È un meccanismo sufficientemente immediato da non richiedere una laurea in ingegneria felina, ma possiede abbastanza margine per far sì che una configurazione costruita con criterio si comporti diversamente da quella assemblata raccogliendo qualunque cosa luccichi.
Le carte magiche aggiungono un secondo livello a questa costruzione. Il loro valore dipende infatti dalle sinergie che riescono a creare con equipaggiamento, potenziamenti e caratteristiche già raccolte, spingendo a giudicare ogni ricompensa in relazione a ciò che si possiede. Le gocce d’inchiostro alimentano invece la crescita fra una partita e l’altra: spenderle può aprire nuove opportunità, rafforzare l’equipaggiamento o preparare meglio le incursioni successive. L’equilibrio non è sempre perfettamente regolare e alcuni miglioramenti incidono molto più chiaramente di altri, con fasi nelle quali l’avanzamento perde un po’ di slancio. La parte riuscita sta però nel fatto che il gioco offre spesso qualcosa su cui ragionare prima di scegliere, anziché limitarsi a consegnare bonus indistinguibili con percentuali differenti.

Nove capitoli dentro un quaderno irrequieto
Il volume immaginato da Liam organizza l’avventura in nove capitoli, progressivamente sbloccati e dotati di atmosfere e incontri differenti. Ogni sezione diventa in sostanza una tappa del viaggio: alcune conducono allo scontro, altre permettono di commerciare, ottenere poteri, trovare oggetti rari oppure affrontare situazioni particolari. La possibilità di scegliere il percorso aggiunge una piccola ma significativa responsabilità, perché una deviazione interessante sulla carta può essere meno utile di una sosta capace di sistemare un equipaggiamento ancora incompleto. Inkling Cats: Beneath the Dreams usa così la propria cornice narrativa con una certa coerenza: avanzare significa addentrarsi sempre più nelle fantasie di Liam, mentre aprire un nuovo capitolo amplia il repertorio delle situazioni disponibili e dà alla progressione una forma facilmente comprensibile.
Anche l’aspetto visivo trae beneficio da questa impostazione. Liam dà vita alle proprie storie attraverso i disegni e il gioco sfrutta colori accesi, creature bizzarre ed effetti d’inchiostro per mantenere costante la sensazione di muoversi dentro qualcosa nato dalla fantasia di un bambino. Questa vivacità deve però convivere con un’esigenza molto meno romantica: durante gli scontri bisogna riconoscere nemici, proiettili e pericoli mentre tutti tentano contemporaneamente di rovinarci la giornata. La presentazione riesce generalmente a separare bene gli elementi importanti, anche se l’aumento degli effetti e la cooperativa locale possono rendere alcune situazioni assai più affollate. È il prezzo di un’estetica che preferisce l’esplosione di colori alla sobrietà, scelta del tutto comprensibile per un gioco nel quale persino essere assaliti sembra avvenire dentro una scatola di pennarelli rovesciata.

Il problema non è cadere, è voler tornare
La vera prova arriva quando la sorpresa iniziale lascia posto alla familiarità. Ricominciare dopo una sconfitta ha senso soltanto se la nuova incursione propone abbastanza decisioni da evitare la sensazione di rifare i compiti. Qui contribuiscono le armi componibili, le carte, gli oggetti da sbloccare, le difficoltà selezionabili e le diverse diramazioni offerte durante il viaggio. Si possono inseguire combinazioni differenti senza essere costretti a comprendere immediatamente ogni interazione, caratteristica particolarmente adatta al tono del gioco. Anche la cooperativa locale si integra bene con questa filosofia: condividere lo schermo aggiunge imprevedibilità agli scontri e permette di affrontare la costruzione del gruppo in maniera meno individualistica, senza trasformare ogni partita in una riunione aziendale sull’efficienza delle build.
Il limite emerge invece nei momenti in cui servono diverse incursioni prima di ottenere un miglioramento realmente percepibile. Un gioco fondato sul ricominciare può permettersi di chiedere tempo, purché ogni ritorno produca conoscenza, nuove possibilità oppure un avanzamento sufficiente a cambiare le prospettive. Se le ricompense intermedie incidono poco, la distanza fra due svolte interessanti si sente maggiormente, soprattutto dopo che i meccanismi fondamentali sono diventati familiari. Anche molte convenzioni del genere restano perfettamente riconoscibili: percorsi variabili, potenziamenti progressivi, valuta raccolta durante l’avventura e ricerca della combinazione fortunata appartengono ormai a un repertorio molto frequentato. Linked Rooms Games li organizza con cura e concede loro una veste personale, ma chi frequenta abitualmente questo tipo di giochi capirà quasi subito a cosa serva ogni elemento.
A fare la differenza è piuttosto il modo in cui questi elementi comunicano fra loro. Cambiare un componente dell’arma può rendere improvvisamente desiderabile una carta ignorata poco prima; scegliere una deviazione differente può offrire il negozio o il potenziamento necessario a completare quella configurazione; cambiare gatto costringe infine a rivalutare priorità che sembravano acquisite. È in questa catena di piccole decisioni che Inkling Cats: Beneath the Dreams trova la propria ragione per essere ripreso dopo una sconfitta. Non tutte le incursioni producono la stessa soddisfazione e la crescita può attraversare qualche tratto meno generoso, ma le combinazioni disponibili alimentano quel pericoloso pensiero che segnala sempre una certa riuscita: “ne faccio ancora una”. Detto da un gatto, probabilmente significherebbe nove.













