Ci sono avventure che si percorrono, e altre che si creano passo dopo passo. Into the Restless Ruins, sviluppato da Ant Workshop Ltd e pubblicato in digitale da Wales Interactive, appartiene con decisione alla seconda categoria: un’esperienza capace di fondere il fascino del deck-building con la tensione dei roguelike, trasportando il giocatore in un mondo sospeso tra folklore scozzese e strategia procedurale. Disponibile su PC, PlayStation 5, Nintendo Switch e Xbox Series X|S, il titolo invita a non essere semplici esploratori, ma veri e propri architetti delle proprie sfide.
Il cuore dell’esperienza è un sistema di carte che rappresentano stanze, corridoi e punti di interesse. A ogni run, la disposizione del dungeon non è prestabilita: sarete voi a costruirlo, posizionando tessere che aprono nuove strade, sbloccano segreti o innalzano la difficoltà. Non si tratta solo di scegliere il percorso, ma di modellare il terreno stesso dell’avventura, dosando rischi e ricompense in una formula che stimola sia l’istinto esplorativo sia la pianificazione a lungo termine.
Folklore e strategia
Ogni ambiente custodisce riferimenti al ricco immaginario celtico: streghe, spiriti e creature leggendarie si mescolano tra le ombre delle rovine di Eorisdale. Il viaggio è scandito dagli incontri con figure misteriose, come la Harvest Maiden, la Hen Wife o il Wulver, custodi di potenziamenti e carte speciali che possono trasformare radicalmente il vostro mazzo. L’atmosfera è avvolgente, complice un comparto visivo che alterna giochi di luce e ombra a texture ricche di dettagli, e un design che suggerisce sempre la presenza di storie non dette, celate dietro ogni angolo del labirinto.
Le carte non sono semplici elementi scenici: falò per recuperare energie, biblioteche per acquisire conoscenze, portali per viaggi rapidi e scorciatoie inattese si inseriscono in un sistema di sinergie che premia la creatività. Posizionare la stanza giusta al momento giusto può fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta, soprattutto nelle fasi avanzate, quando le minacce diventano più intense e la gestione del tempo – scandito dalla lenta agonia della vostra torcia – si fa cruciale.
Il combattimento avviene in modalità auto-battle, con un ritmo che ricorda le ondate incessanti di titoli come Vampire Survivors. La distanza, la potenza e la frequenza degli attacchi dipendono dall’equipaggiamento e dai potenziamenti temporanei o permanenti raccolti durante l’esplorazione. Un sistema che, pur lasciando al giocatore la libertà di concentrarsi sulla strategia di costruzione, conserva la tensione dell’azione grazie alla varietà di nemici e boss, tutti ispirati alle leggende scozzesi e dotati di attacchi peculiari.
La rigiocabilità è uno dei punti di forza: ogni nuova partita propone una diversa disposizione delle carte, nuovi modificatori e possibilità inedite di sperimentare combinazioni. Anche la durata, volutamente contenuta, invita a provare e riprovare, affinando strategie e cercando di scoprire ogni segreto delle rovine. Dalle armi rare agli incantesimi più potenti, fino ai frammenti di lore che svelano la storia del luogo, il senso di scoperta accompagna ogni passo.
Pur nella sua impostazione accessibile, Into the Restless Ruins è un gioco che sa stimolare i giocatori più attenti. La costruzione del dungeon e la gestione del mazzo richiedono ragionamento e flessibilità, mentre la componente estetica e narrativa garantisce un’ambientazione unica, capace di distinguersi in un panorama affollato di roguelike.
Che siate amanti del deck-building, incuriositi dalle leggende celtiche o semplicemente in cerca di un titolo che unisca azione e strategia in modo originale, l’opera di Ant Workshop e Wales Interactive si propone come una tappa da non perdere. Perché qui, più che altrove, il cammino non è mai scritto in anticipo: si costruisce, una carta alla volta.















