Il giorno comincia con una vittoria minima: svegliarsi. Da lì in poi, però, Is Today Another Day? fa capire subito che anche le azioni più banali possono pesare come mobili da spostare da soli al quinto piano. Rifare il letto, buttare la spazzatura, lavare i piatti, cambiare la carta igienica: gesti ordinari, quasi invisibili, che dentro questo appartamento in bianco e nero diventano passaggi obbligati verso l’esterno. Pubblicato su console da Upscale Studio, il gioco arriva su PlayStation 5, PlayStation 4 e Nintendo Switch; abbiamo provato la versione PlayStation 5. La definizione più corretta è quella di escape room in prima persona, ma sotto la superficie da puzzle domestico si muove qualcosa di più malinconico.
La casa non è grande, eppure riesce a sembrare più chiusa di molti castelli infestati. L’arredamento ridotto, le linee secche, il colore quasi assente e i piccoli segnali sparsi negli ambienti costruiscono una quotidianità incrinata, dove ogni oggetto può diventare indizio o peso emotivo. Is Today Another Day? non racconta la depressione con grandi dichiarazioni, e per fortuna non la trasforma in un manifesto urlato con la delicatezza di un frigorifero che cade dalle scale. Preferisce lavorare sulla ripetizione, sull’isolamento, sulla fatica di rimettere ordine nelle cose più semplici. Si esce dalla stanza non perché si abbia improvvisamente una rivelazione eroica, ma perché si riesce a completare un gesto dopo l’altro.

La casa come lista di cose da sopravvivere
La struttura iniziale è molto chiara. Una lista di compiti orienta il percorso e trasforma le faccende quotidiane in una sequenza di piccoli enigmi. Il letto va sistemato, i rifiuti raccolti, i piatti lavati, il bagno raggiunto, la porta principale sbloccata attraverso ingranaggi e meccanismi. L’idea funziona perché lega in modo diretto tema e interazione: non si risolve un puzzle generico messo lì per riempire la stanza, si compie un’azione che appartiene alla vita di tutti i giorni e che, in questo contesto, assume un peso diverso. Anche buttare una lattina nel cestino diventa una micro-conquista, cosa che nella realtà non garantisce applausi ma almeno qui produce una spunta rassicurante.
La progressione alterna oggetti da raccogliere, simboli da decifrare, indizi sonori, combinazioni e piccoli meccanismi ambientali. I momenti migliori arrivano quando l’appartamento suggerisce la soluzione attraverso dettagli coerenti: una melodia, un segno, una disposizione, un oggetto fuori posto. In quei casi Is Today Another Day? restituisce il piacere classico della stanza che si apre lentamente, pezzo dopo pezzo, come se la logica del luogo venisse ricostruita insieme al protagonista. L’interazione resta essenziale e non sempre raffinata, ma l’impianto è leggibile. Il gioco non vuole travolgere con complessità, vuole far sentire il peso di una routine che diventa enigma.

Minimalismo, glitch e qualche inciampo
La scelta estetica è una delle parti più riuscite. Il bianco e nero non è solo una scorciatoia stilistica, ma un modo per svuotare l’appartamento di calore e renderlo quasi mentale. Le geometrie low-poly, gli effetti cromatici glitch e la pulizia degli ambienti comunicano un senso di isolamento piuttosto efficace. Non tutto è cupo in modo esplicito; anzi, proprio l’apparente normalità della casa rende più disturbante la sensazione di essere intrappolati in una giornata sempre uguale. Piccoli oggetti, cartoline, messaggi e fotografie suggeriscono relazioni interrotte o sospese, senza costringere la storia a spiegarsi più del necessario.
Il comparto sonoro contribuisce con discrezione. Musiche, rumori domestici e segnali ambientali accompagnano i puzzle senza trasformare l’esperienza in un horror vero e proprio. Alcuni enigmi, però, dipendono da indizi audio non sempre comunicati con la chiarezza necessaria, e questo può creare un ostacolo meno elegante del previsto. Una rappresentazione visiva più esplicita di certi suoni avrebbe aiutato sia l’accessibilità sia la lettura degli enigmi. Anche l’assenza di opzioni più complete per regolare audio e interfaccia si sente, perché in un gioco così raccolto ogni piccola rigidità diventa subito visibile. La casa è vuota, ma non abbastanza da nascondere le sbavature sotto il tappeto.

Una buona idea, non sempre ordinata
Su PlayStation 5 l’esperienza resta stabile, ma l’interazione in prima persona non sempre ha la pulizia necessaria. La sensibilità della visuale può risultare eccessiva negli spazi stretti, soprattutto quando bisogna osservare oggetti piccoli, avvicinarsi a dettagli specifici o capire quali elementi siano davvero manipolabili. Il problema non compromette l’avventura, però rende meno naturale la ricerca degli indizi. In un gioco così concentrato su osservazione, precisione e pazienza, anche una gestione della camera poco elegante finisce per pesare più di quanto farebbe in un’esperienza meno raccolta.
Anche la qualità degli enigmi è discontinua. Alcune soluzioni sono intelligenti, ben inserite nel tema e capaci di dare soddisfazione; altre sembrano più arbitrarie o affidate al tentativo ripetuto. Il caso del vaso da rompere per trovare una chiave, per esempio, funziona come gesto da escape room ma risulta meno forte sul piano simbolico, quasi una scorciatoia rispetto alla delicatezza emotiva che il gioco vorrebbe evocare. La seconda parte tende inoltre a spostarsi verso una ricerca più astratta di oggetti e configurazioni, perdendo parte della forza iniziale legata alle faccende domestiche. Resta un’esperienza breve e concentrata, quindi questi limiti non diventano insopportabili, ma impediscono alla formula di raggiungere piena eleganza.
Il bilancio è comunque favorevole. Is Today Another Day? è piccolo, imperfetto, a tratti ruvido, ma ha un’idea chiara e un’identità visiva immediatamente riconoscibile. Funziona meglio quando trasforma la monotonia in spazio da decifrare, quando fa coincidere il riordino della casa con una forma di uscita mentale, quando lascia che il colore assente racconti più di un dialogo. Convince meno quando affida troppo peso a controlli sensibili, indizi sonori poco esplicitati o soluzioni più forzate. Rimane però una escape room psicologica interessante, capace di usare un appartamento, una lista di cose da fare e qualche meccanismo nascosto per parlare di isolamento senza appesantire troppo il discorso. Non tutto è perfettamente sistemato, ma la voglia di aprire quella porta arriva davvero.













