Il calcio, quello vecchio, non chiedeva il permesso. Ti veniva addosso con una diagonale sbagliata, con un tackle ruvido, con una palla messa avanti e rincorsa senza troppi discorsi. Jaleco Sports: Goal! 2, sviluppato da Jaleco e Rock It Games e pubblicato da Sickhead Games per PlayStation 5, Nintendo Switch, qui provato su PlayStation 5, porta dietro proprio quel tipo di spirito: meno patinato, meno educato, più disposto a mostrare gli spigoli pur di restare fedele a un’idea molto semplice di calcio videoludico. La raccolta mette insieme le incarnazioni NES e Super Nintendo di Goal! 2 e Super Goal! 2, comprese le varianti regionali, con una serie di aggiunte moderne come il riavvolgimento dell’azione, i manuali integrati, i filtri video e le classifiche mensili. Non è un remake, e fa bene a non fingersi tale. È una rimessa laterale battuta lunga verso il passato, sperando che qualcuno controlli bene di petto.
La cosa migliore del pacchetto è che non trucca la partita. Non prova a modernizzare in profondità giochi nati in un’epoca in cui il calcio elettronico stava ancora cercando la propria forma, e proprio per questo li lascia parlare con una sincerità che oggi si vede poco. Jaleco Sports: Goal! 2 vale soprattutto come testimonianza giocabile di un periodo in cui bastava cambiare prospettiva del campo, avvicinare un po’ la telecamera all’azione o concedere qualche opzione tattica in più per dare la sensazione di avere fatto un passo in avanti verso il calcio “vero”. A distanza di decenni, quella verità fa anche sorridere, ma non per questo smette di avere un suo peso.
Quando il campo comincia ad allargarsi
La parte più interessante della raccolta sta nel vedere come questi vecchi giochi di calcio provino a smettere i panni del passatempo puro per avvicinarsi, almeno nelle intenzioni, a una forma più leggibile e organizzata di partita. Le versioni NES di Goal! 2 hanno ancora addosso tutta la rudezza dell’epoca: ventiquattro squadre, formazioni selezionabili, rose gestite in modo elementare e una prospettiva inclinata che, per allora, rappresentava già un piccolo passo avanti. Non c’è profondità tattica nel senso moderno del termine, ma c’è un tentativo sincero di far sentire il campo come spazio da occupare e non soltanto come una striscia su cui inseguire il pallone. È qui che la raccolta acquista un primo valore concreto: mostra un calcio digitale che stava ancora cercando la propria forma, con molti limiti ma anche con un’ingenuità progettuale tutt’altro che priva di fascino.
Il salto più evidente arriva con Super Goal! 2 su Super Nintendo, che è anche il pezzo più robusto del pacchetto. La visuale laterale, più vicina a una regia televisiva, restituisce una partita più leggibile e dinamica, mentre elementi come rimesse laterali, corner, rigori, radar del campo e un arbitraggio che vede solo se è vicino all’azione aggiungono una teatralità da vecchio pallone sporco che oggi ha ancora un certo gusto. Non tutto funziona con la stessa naturalezza, anzi: i movimenti restano legnosi, i passaggi hanno una precisione relativa e l’intelligenza artificiale alterna intuizioni dignitose a momenti da scapoli contro ammogliati. Però si vede chiaramente il tentativo di giocare una partita più vera, più televisiva, più strutturata. E già questo, dentro una raccolta del genere, conta parecchio.
Il replay aiuta, il tempo non perdona
Le aggiunte moderne fanno il loro mestiere con intelligenza. Il riavvolgimento in stile VHS è più utile che pittoresco: sbagliare un passaggio, perdere un contrasto o subire un gol per un comando interpretato male diventa meno frustrante, e questo aiuta molto a entrare in sintonia con sistemi che oggi rischierebbero di respingere quasi subito chi non ha una certa tolleranza per il vintage. Anche i manuali originali integrati e i filtri CRT vanno nella direzione giusta: non cambiano il gioco, ma lo presentano con il rispetto dovuto a un materiale storico che non avrebbe senso lucidare troppo. Le classifiche mensili, poi, sono un’aggiunta coerente con la natura arcade dell’insieme, anche se non bastano da sole a trasformare la raccolta in qualcosa di davvero duraturo per tutti.
Naturalmente, queste correzioni di rotta non possono sistemare tutto. Il punto vero è che Jaleco Sports: Goal! 2 resta un prodotto dei suoi anni, e i suoi anni si sentono eccome. Il controllo del pallone non è sempre preciso, il cambio di giocatore può risultare capriccioso, la lettura delle traiettorie ha una sua logica interna che va imparata più che intuita. A volte il gioco fila con una semplicità asciutta e perfino gradevole; altre volte somiglia a una partita su un campo spelacchiato, con rimbalzi strani e tackle che arrivano un mezzo secondo dopo. Fa parte del fascino, ma anche del limite. Chi entra aspettandosi un calcio soltanto più semplice di quello attuale rischia di prendere una discreta tranvata: qui non c’è solo essenzialità, c’è proprio un altro alfabeto.
Una raccolta che gioca più di memoria che di presente
È per questo che la raccolta va giudicata nel modo giusto. Non come alternativa contemporanea ai calcistici moderni, e nemmeno come puro passatempo ironico da accendere cinque minuti per ridere di quanto fosse diverso il pallone digitale una volta. Jaleco Sports: Goal! 2 funziona soprattutto come documento vivo, come archivio che si lascia ancora toccare, pad alla mano, e che permette di capire come certe idee di regia, di posizionamento e di spettacolarizzazione del calcio abbiano cominciato a prendere forma. Per il pubblico nostalgico o per chi ha davvero curiosità verso l’evoluzione del genere, il pacchetto ha senso. Per chi arriva senza memoria, senza pazienza e senza gusto per il ferro vecchio rimesso in campo, il rischio è invece quello di trovarsi davanti a un’esperienza troppo ruvida per essere davvero accolta.
Alla fine, il giudizio resta legato al contesto. Come raccolta conservativa è fatta con cura, con il rispetto giusto e con qualche strumento moderno che ne migliora la fruizione senza snaturarla. Come esperienza di gioco pura, invece, alterna momenti ancora piacevoli ad altri che chiedono parecchia indulgenza. Il calcio che racconta è sincero, diretto, persino simpatico nella sua goffaggine; ma proprio come certi mediani d’altri tempi, va apprezzato per quello che portava in campo, non per ciò che oggi si pretende da lui. E forse, in tempi in cui il pallone azzurro non regala esattamente serenità, rifugiarsi in questo calcio antico ha persino una sua logica.
















