Nel silenzio irreale di Guntama, prima ancora che il sole tocchi l’asfalto, una coupé americana resta ferma al bordo della strada. Il motore borbotta basso, largo, quasi fuori posto tra insegne giapponesi, tornanti stretti e officine dove di solito si parla il linguaggio del tuner più che quello dei cavalli urlati senza vergogna. Poi arriva la prima accelerata, il retrotreno si alleggerisce, le gomme fumano e la montagna capisce subito che quella non è una visita di cortesia. JDM: American Classics amplia JDM: Japanese Drift Master con sei vetture d’ispirazione americana pensate per aggiungere un sapore diverso al garage del gioco base, in un pacchetto sviluppato e pubblicato digitalmente da Gaming Factory, provato su PlayStation 5 e disponibile anche su Xbox Series X|S e PC tramite Steam.
Il pacchetto include Ironvale Hauler F84, Ironvale Stallion 2024, Roebuck Striker, Roebuck Jetstream 1959, Roebuck Reaver 1969 e Roebuck Reaver 2024. Sono sei vetture non licenziate, ma chiaramente pensate per evocare un immaginario automobilistico statunitense fatto di cofani lunghi, linee più massicce, presenza scenica e una certa voglia di entrare in curva senza chiedere troppo permesso. Dentro un gioco costruito attorno al drifting giapponese, il contrasto è immediato: non cambia la struttura di JDM: Japanese Drift Master, ma aggiunge al garage un sapore diverso, più vistoso e sfrontato.

Sei auto e poco altro
Il punto è proprio questo: JDM: American Classics è un pacchetto di auto, non un’espansione vera e propria. Non introduce nuove aree, non aggiunge eventi narrativi dedicati, non costruisce una mini-campagna attorno all’arrivo di queste vetture e non modifica in modo sostanziale il modo in cui si gioca. Chi sperava in un contenuto più corposo resterà inevitabilmente con la cintura allacciata e il motore acceso, ma senza una strada nuova davanti. Il DLC va quindi valutato per quello che è: un’aggiunta da garage, pensata per chi ha ancora voglia di guidare, personalizzare e provare nuovi mezzi sulle strade di Guntama.
Da questo punto di vista, il pacchetto fa il suo lavoro. Le auto hanno una personalità abbastanza riconoscibile e permettono di variare un po’ il rapporto con il gioco base, soprattutto se si è già passati molte volte da concessionario, officina e gare. Le Roebuck Reaver del 1969 e del 2024 giocano bene sul confronto tra suggestione classica e rilettura moderna, mentre la Roebuck Jetstream 1959 porta con sé un gusto da vecchia gloria riportata sull’asfalto con poca diplomazia. Non bisogna aspettarsi differenze radicali nella fisica o nella struttura, ma il cambio di tono si sente: meno eleganza da tuner compatto, più presenza, peso e voglia di farsi notare.

Una deviazione piacevole, non una nuova corsa
Pad alla mano, JDM: American Classics funziona meglio quando viene preso con la giusta misura. Le nuove vetture si integrano senza problemi nel sistema di guida simcade di JDM: Japanese Drift Master, tra derapate accessibili, corse grip, drag race e personalizzazione. Il piacere sta nel trovare la propria preferita, portarla in officina, darle un’identità estetica e poi lanciarla tra tornanti, città e autostrade con quell’aria da ospite rumoroso arrivato alla festa sbagliata, ma deciso a divertirsi comunque. Su PlayStation 5 non abbiamo riscontrato problemi tali da rovinare l’esperienza, e l’inserimento nel gioco base risulta pulito.
Resta però il limite di fondo: il tema avrebbe meritato qualcosa in più. L’idea di far incontrare auto d’ispirazione americana e cultura del drift giapponese poteva sostenere sfide dedicate, eventi speciali, magari una piccola cornice narrativa o qualche obiettivo costruito proprio sul contrasto tra stili di guida. Così, invece, il DLC resta confinato al suo ruolo più semplice. A chi gioca ancora a JDM: Japanese Drift Master e vuole ampliare il garage con sei auto dal carattere più vistoso, potente e sfrontato, JDM: American Classics offre esattamente ciò che promette. A chi cercava un motivo forte per tornare a Guntama, invece, potrebbe sembrare una sgommata breve: gradevole da vedere, piacevole da provare, ma destinata a svanire abbastanza in fretta.













