Il paroliere Jun Hashimoto è morto il 21 maggio in un ospedale di Tokyo a causa di una cirrosi epatica. Aveva 86 anni. La famiglia ha celebrato un funerale privato, riservato ai parenti più stretti, con il figlio Haruo Yoda nel ruolo di principale officiante.
Hashimoto, il cui vero nome era Junsuke Yoda, ha lasciato un segno importante anche nell’immaginario legato all’animazione giapponese. Tra i suoi lavori più noti figurano i testi della sigla d’apertura dell’anime televisivo Galaxy Express 999 e della sigla finale “Aoi Chikyū”, oltre a “Honō no Takaramono”, brano principale di Lupin III: Il castello di Cagliostro, film d’esordio alla regia cinematografica di Hayao Miyazaki.
Una carriera tra anime, cinema e canzone giapponese
Al di fuori dell’animazione, Hashimoto firmò testi entrati nella storia della musica pop giapponese, tra cui “Blue Chateau” di Jackey Yoshikawa and His Blue Comets, vincitrice del Grand Prix ai Japan Record Awards del 1967. Tra gli altri brani legati al suo nome ci sono anche “Blue Light Yokohama” di Ayumi Ishida e “Amairo no Kami no Otome” dei The Village Singers.
Figlio dello scrittore per l’infanzia Junichi Yoda, Hashimoto apparteneva a una famiglia profondamente legata alla cultura giapponese. Anche suo figlio Haruo ha lavorato nel mondo musicale come produttore, ed è noto per aver scoperto la cantante MISIA. Con la sua scomparsa, il Giappone perde una figura capace di attraversare generazioni diverse, lasciando testi legati tanto alla canzone popolare quanto ad alcune opere fondamentali dell’animazione.
Fonti consultate: Anime News Network.













