La voce è sempre stata una parte essenziale dell’identità professionale di un doppiatore, ma l’avanzata degli strumenti generativi sta trasformando questa evidenza in un terreno giuridico sempre più delicato. Kenjirō Tsuda ha avviato un’azione legale contro l’operatore di TikTok, chiedendo la rimozione di alcuni video che avrebbero utilizzato l’intelligenza artificiale per imitare la sua voce senza autorizzazione.
La causa è stata depositata presso il Tribunale distrettuale di Tokyo nel novembre 2025 e ha già visto tre procedimenti preliminari a porte chiuse, pensati per definire i punti controversi e le basi giuridiche delle rispettive posizioni. La prima discussione orale è attesa per l’estate del 2026. Al centro del caso ci sono video pubblicati da un account TikTok non identificato, dedicati a leggende metropolitane e curiosità narrate con una voce che, secondo la parte attrice, richiamerebbe in modo ingannevole quella dell’attore.
Una voce riconoscibile al centro della contesa
La posizione di Tsuda sostiene che le narrazioni siano state generate con IA imitando le caratteristiche più riconoscibili del suo timbro, descritto come basso, morbido, profondo e leggermente rauco. L’accusa ritiene che questa somiglianza possa portare gli utenti a credere che la voce appartenga effettivamente al doppiatore, aumentando così l’attrattiva dei contenuti e il loro potenziale valore commerciale.
Secondo la ricostruzione contenuta nella causa, l’account avrebbe pubblicato almeno 188 video tra luglio 2024 e il momento del deposito dell’azione legale. Su un altro sito, l’autore dei contenuti avrebbe indicato ricavi stimati tra 500.000 e 750.000 yen al mese. La richiesta di rimozione si fonda sulla legge giapponese contro la concorrenza sleale e sul diritto di publicity, cioè la tutela dell’immagine e dell’identità commerciale di figure pubbliche, artisti e personalità dello spettacolo.
La difesa di TikTok e il peso per l’industria del doppiaggio
TikTok contesta le accuse e sostiene che la voce utilizzata nei video non sarebbe una copia di quella di Tsuda, ma una voce maschile generica generata addestrando un sistema di IA sulla voce di un amico dell’autore dei contenuti. La piattaforma afferma inoltre che questa circostanza sarebbe stata chiarita su un sito esterno collegato al creatore, escludendo quindi confusione tra gli utenti e violazioni di legge. La difesa nega anche l’infrazione del diritto di publicity, sostenendo che i commenti del pubblico riguardassero soprattutto il contenuto dei video e non la voce narrante.
L’avvocato Kei Hirano, che rappresenta Tsuda, ha invece sottolineato come la produzione non autorizzata di voci artificiali possa danneggiare lo sviluppo dell’industria del doppiaggio, soprattutto se lasciata priva di limiti chiari. L’obiettivo della causa è quindi anche quello di contribuire a definire l’area di illegalità in un campo ancora in evoluzione, offrendo agli attori vocali strumenti più concreti per far valere i propri diritti.
Kenjirō Tsuda è una delle voci più riconoscibili del doppiaggio giapponese contemporaneo. Tra i suoi ruoli più noti figurano Kento Nanami in Jujutsu Kaisen, Seto Kaiba in Yu-Gi-Oh!, Tatsu in The Way of the Househusband, Sadaharu Inui in The Prince of Tennis e Hyakunosuke Ogata in Golden Kamuy. Proprio questa riconoscibilità rende la vicenda particolarmente rilevante: il caso non riguarda soltanto un singolo account o una serie di video, ma il rapporto tra identità vocale, sfruttamento commerciale e uso dell’intelligenza artificiale in un settore fondato sulla personalità interpretativa degli artisti.
Fonti consultate: Anime News Network.













