Il primo rumore non è un urlo, né un’esplosione. È un fruscio secco, quasi impercettibile, che attraversa il pavimento mentre l’occhio cerca di abituarsi all’ambiente. Poi qualcosa si muove. In Kill It With Fire! 2, sviluppato da Casey Donnellan Games e pubblicato da tinyBuild, la paranoia è la vera compagna di viaggio, prima ancora delle armi. Disponibile su PC attraverso Steam, PlayStation 5, Xbox Series X|S, il titolo riprende la sua ossessione per i ragni trasformandola in una crociata dimensionale, testata in questa sede su PlayStation 5, dove il caos assume una scala ancora più ampia e dichiaratamente sopra le righe.
L’idea alla base di Kill It With Fire 2 resta volutamente semplice: sterminare aracnidi con qualsiasi mezzo disponibile, ma il seguito espande l’orizzonte in modo significativo. La struttura a mondi permette di saltare da una villa infestata a un Far West deformato, passando per ambientazioni digitali e scenari infernali che fanno del cambio di contesto il vero motore della progressione. Ogni area introduce variazioni tematiche e situazioni volutamente assurde, che spezzano la linearità e mantengono viva la curiosità, soprattutto nelle prime ore di gioco. La cooperativa online fino a quattro giocatori amplifica ulteriormente questa sensazione, trasformando ogni livello in un’arena di improvvisazione, urla e distruzione incontrollata.
Un arsenale tra parodia e potere
Il cuore ludico dell’esperienza risiede nell’arsenale, composto da decine di armi e strumenti che oscillano tra l’oggetto domestico e l’arma fantascientifica. Kill It With Fire 2 incoraggia l’approccio creativo, spingendo il giocatore a sperimentare combinazioni improbabili e reazioni a catena che spesso risultano più efficaci della precisione. Il piacere non deriva tanto dall’eliminazione del singolo ragno, quanto dalla distruzione dell’ambiente che lo circonda, in un’escalation che trasforma stanze, saloon o intere città in cumuli di macerie fumanti. Questa filosofia funziona particolarmente bene in cooperativa, dove la coordinazione lascia spazio al caos condiviso, ma mostra qualche limite quando affrontata in solitaria, soprattutto sul lungo periodo.
Ripetizione e attriti meccanici
Con il passare delle ore, tuttavia, la struttura della campagna tende a rivelare una certa rigidità. Molte missioni impongono obiettivi accessori prima di consentire l’avanzamento, spezzando il ritmo e rendendo l’azione più guidata di quanto il concept suggerirebbe. A questo si aggiungono alcune imprecisioni sul piano del controllo: il cambio d’arma su PlayStation 5 non è sempre immediato e il movimento manca talvolta della reattività necessaria nelle situazioni più concitate. Anche l’interazione fisica con gli oggetti, pur centrale nell’economia del gioco, risulta incostante, con lanci e collisioni che non sempre restituiscono il feedback desiderato. Sono difetti che non compromettono l’esperienza, ma ne smussano l’impatto nei momenti più frenetici.
Spettacolo sopra la sostanza
Dal punto di vista visivo, Kill It With Fire! 2 abbraccia uno stile caricaturale che privilegia la leggibilità e l’effetto comico rispetto al dettaglio. Le esplosioni, gli incendi e le reazioni ambientali costruiscono un linguaggio visivo coerente con il tono del gioco, mentre il comparto sonoro accompagna efficacemente la distruzione con effetti marcati e volutamente esagerati. Il problema emerge quando l’elemento spettacolare non è più sufficiente a mascherare la ripetitività del ciclo di gioco, che fatica a evolversi nonostante le numerose variazioni scenografiche. Resta comunque un’esperienza fedele alla propria identità, capace di offrire momenti di puro divertimento, soprattutto se condivisi, ma meno incisiva quando si cerca profondità o progressione strutturata.
In definitiva, Kill It With Fire! 2 si conferma come un seguito consapevole dei propri limiti e orgoglioso della propria identità. Non ambisce a rifinire ogni spigolo né a trasformarsi in qualcosa di più strutturato di ciò che è, preferendo invece spingere sull’eccesso, sull’assurdo e sulla distruzione come linguaggio principale. L’esperienza trova la sua massima espressione nella dimensione condivisa, dove il caos diventa spettacolo e la ripetizione si dissolve nella complicità tra giocatori. In solitaria, emergono con maggiore evidenza le rigidità di una formula che fatica a rinnovarsi sul lungo periodo, ma resta comunque sostenuta da un ritmo vivace e da un immaginario volutamente sopra le righe. Non è un titolo che cerca equilibrio o profondità sistemica, bensì una dichiarazione d’intenti ludica, rumorosa e incontrollata, capace di divertire finché si accetta di seguirla alle sue condizioni.

















