Un gatto armato di spada dovrebbe già partire con un discreto vantaggio diplomatico. Se poi possiede anche un arco, un libro di magie proibite e un orto da annaffiare, la situazione rischia di diventare irresistibile. Kitaria Fables, action RPG con farming e crafting sviluppato da Twin Hearts e Secret Level Studios e pubblicato da PQube, punta proprio su questo miscuglio: avventura, raccolta di materiali, coltivazioni e mostri da rimettere al loro posto. Lo abbiamo giocato su PlayStation 5; il titolo è disponibile anche su PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e Nintendo Switch.
Il protagonista Nyan viene inviato al Villaggio Zampino per capire perché la fauna locale abbia deciso di trasformare ogni sentiero in una riunione condominiale particolarmente aggressiva. Dietro gli assalti si intravede una minaccia più grande, legata all’Impero, a un’antica magia bandita e a una calamità pronta a tornare. Il racconto accompagna l’esplorazione con toni leggeri, personaggi animali dal design simpatico e una quantità generosa di commissioni. La trama svolge il proprio ruolo senza diventare il motivo principale per proseguire: la vera calamita è il ciclo che porta dal combattimento alla raccolta, dalla fattoria alla forgia, quindi di nuovo fuori casa perché manca sempre proprio il materiale lasciato cadere dal mostro più lontano.

Spada, magia e schivate con le vibrisse
Il combattimento in tempo reale si basa su una struttura immediata. Gli attacchi nemici vengono anticipati da aree rosse, lasciando il tempo di rotolare fuori pericolo e rientrare con qualche colpo ben assestato. La spada favorisce un approccio ravvicinato e rapido; l’arco consente di mantenere le distanze, mentre quattro magie assegnabili ai dorsali introducono danni elementali, traiettorie particolari ed effetti utili contro gruppi e boss. Gli scontri migliori arrivano quando più creature sovrappongono le proprie zone d’attacco e costringono a scegliere tra prudenza e avidità. Un fendente in più può chiudere il duello, oppure spedire Nyan a contemplare la vita da una schermata di sconfitta.
La semplicità iniziale conserva una piacevole reattività, sostenuta da nemici abbastanza diversi e boss capaci di richiedere attenzione. Il bilanciamento, però, alterna passaggi docili a improvvise impennate, con avversari in grado di cancellare gran parte della salute in pochi colpi. Cambiare equipaggiamento durante l’azione non è sempre comodo: i menu raccolgono molte funzioni, il mondo continua a muoversi e una sostituzione improvvisata può diventare un piccolo numero da circo. Anche la magia mostra idee più interessanti di quanto suggerisca l’aspetto tenero, perché gli incantesimi più potenti richiedono spesso un buon posizionamento. Nella pratica, tuttavia, spada e arco rimangono le soluzioni più frequenti, mentre il repertorio magico avrebbe beneficiato di maggiori opzioni difensive e di supporto.

L’eroe senza livelli e il regno dei materiali
La progressione rinuncia ai punti esperienza. Nyan non diventa più forte sconfiggendo cento nemici per illuminazione personale: cresce attraverso armi, armature, accessori e magie, tutti legati a denaro e risorse. L’idea assegna uno scopo preciso a ogni creatura, perché ciascun avversario diventa la possibile fonte di un componente necessario. Quando il sistema gira bene, preparare un potenziamento dà soddisfazione e ogni salto di qualità si avverte immediatamente. Quando gira male, si torna nella stessa area, si eliminano gli stessi bersagli, si esce per farli ricomparire e si ricomincia. Dopo qualche sessione, più che un valoroso capitano ci si sente il responsabile acquisti dell’Impero.
Questa dipendenza dai materiali è il nodo centrale di Kitaria Fables. La struttura pretende una quantità consistente di raccolta, però il mondo rimane composto da zone compatte, attraversate molte volte e collegate da punti di viaggio rapido non sempre collocati dove servirebbero davvero. Le missioni principali aprono gradualmente nuove regioni, mentre quelle secondarie chiedono di coltivare ortaggi, consegnare oggetti, parlare con abitanti o recuperare componenti. Il diario non chiarisce sempre la destinazione o la priorità, e può capitare di completare incarichi minori per ore senza percepire un avanzamento significativo della vicenda. L’avventura conserva un ritmo piacevole a piccole dosi; nelle sessioni più lunghe, il continuo tragitto tra villaggio, mostri, negozi e bauli espone tutta la ripetitività del suo circuito.

La fattoria più carina dell’inventario più litigioso
La coltivazione è semplice e accessibile: si acquistano i semi, si lavora la terra, si annaffia e si attende il raccolto. Le operazioni su più caselle sono rapide e rendono piacevole riempire il campo senza trasformare ogni carota in una pratica amministrativa. Le colture forniscono denaro, ingredienti e oggetti richiesti dagli abitanti, ma il sistema non sviluppa la profondità di Story of Seasons o Stardew Valley. Mancano variazioni significative nella qualità dei prodotti, tecniche agricole avanzate e decisioni capaci di trasformare davvero la fattoria. Si finisce spesso per piantare ciò che serve a una missione o ciò che garantisce entrate sufficienti a finanziare l’equipaggiamento.
Il vero predatore naturale dell’agricoltore felino è l’inventario. Semi, raccolti, strumenti, equipaggiamento e bottino condividono uno spazio inizialmente ridotto, mentre i bauli sono separati e non offrono una panoramica comune. Ricordare dove sia finito un ingrediente raro richiede visite ripetute, qualche apertura a vuoto e una crescente familiarità con il concetto di trasloco permanente. La possibilità di fissare le ricette aiuta a non vendere per errore i materiali importanti, ma non risolve una gestione che rallenta ogni attività. Anche gli attrezzi agricoli richiedono cambi frequenti e il rilevamento della casella selezionata può risultare impreciso. Il gioco costruisce così un rifugio invitante, poi riempie il corridoio di scatoloni.
Sul piano visivo, Kitaria possiede un fascino immediato. Modelli tridimensionali morbidi, ritratti bidimensionali vivaci, scenari pastello e un ciclo giorno-notte ben visibile danno al mondo un’aria da fiaba interattiva. Foreste, paludi, spiagge e regioni innevate cambiano tono senza perdere coerenza, mentre l’equipaggiamento modifica l’aspetto di Nyan e alimenta il piacere quasi inevitabile di vestire un gatto guerriero con accessori improbabili. La colonna sonora orchestrale accompagna l’esplorazione con discrezione e la versione PlayStation 5 mantiene prestazioni regolari, pur senza vantaggi capaci di cambiarne il volto. La cooperativa locale per due giocatori aggiunge energia agli scontri e rende più allegro il recupero delle risorse, anche se non elimina i tempi morti imposti da viaggi e inventari.
A conti fatti, Kitaria Fables diverte soprattutto quando lascia combattere, sperimentare con le magie e preparare un nuovo pezzo di equipaggiamento. La sua miscela di action RPG e farming ha simpatia, colori e una buona immediatezza, però accumula sistemi senza rifinirne abbastanza i collegamenti. Il raccolto finanzia la forgia, la forgia richiede materiali, i materiali obbligano a ripetere aree già visitate e l’inventario trasforma l’organizzazione in un lavoro parallelo. Chi ama i cicli di raccolta può trascorrere molte ore nel Villaggio Zampino, specialmente in compagnia; chi cerca una progressione più varia avvertirà presto la scarsità di nuove idee. È un’avventura gradevole in sessioni brevi, penalizzata proprio quando chiede un impegno più lungo di quanto i suoi sistemi riescano a sostenere.













