Nel corso di una recente intervista concessa al settimanale giapponese Daily Shincho, Tomohiko Ito, regista noto soprattutto per Sword Art Online e Erased, ha offerto una riflessione articolata sul momento storico attraversato dall’industria dell’animazione giapponese, sempre più centrale nel mercato globale dell’intrattenimento e potenzialmente in grado, a suo avviso, di raccogliere l’eredità lasciata da una Hollywood oggi meno dominante rispetto al passato.
L’ascesa globale dell’anime tra record e nuovi equilibri
Secondo Ito, il 2025 ha rappresentato un anno simbolico per il consolidamento internazionale dell’anime, complice il successo senza precedenti di opere come Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Il film: Infinity Castle e Chainsaw Man – Il film: Reze Arc, capaci di imporsi anche al di fuori del Giappone. Un’espansione favorita, a suo dire, da una combinazione di fattori industriali e culturali, tra cui l’indebolimento dell’industria cinematografica statunitense a seguito della pandemia e degli scioperi di settore, ma anche da operazioni strategiche che hanno rafforzato la distribuzione globale dei contenuti giapponesi. In questo contesto, l’animazione nipponica avrebbe saputo proporsi come un’alternativa credibile e appetibile per il pubblico internazionale, colmando spazi lasciati scoperti dal cinema occidentale.
Il rischio di snaturarsi inseguendo il mercato internazionale
Pur riconoscendo le opportunità offerte dall’attuale scenario, Ito mette però in guardia contro un’eccessiva attenzione al cosiddetto “appeal globale”. Secondo il regista, molti progetti hanno fallito proprio nel tentativo di adattarsi a un pubblico internazionale sulla base di percezioni errate, finendo per perdere quella specificità culturale che rende l’anime riconoscibile e apprezzato. In particolare, Ito sottolinea come le sensibilità occidentali, soprattutto statunitensi, siano fortemente influenzate da dinamiche di correttezza politica che rischiano di entrare in conflitto con alcuni immaginari tipici dell’animazione giapponese. Un’interpretazione che trova eco anche nelle parole di Hideaki Anno, il quale ha ribadito di non aver mai creato opere pensando al pubblico estero, sostenendo che un anime debba innanzitutto funzionare in patria, lasciando al pubblico internazionale la libertà di apprezzarlo senza forzature.
Fonti consultate: Automaton West.













