Il comitato di produzione di Mii-chan and Miss Yamada ha pubblicato una dichiarazione in risposta alle critiche emerse dopo l’annuncio dell’adattamento anime. La produzione ha riconosciuto le preoccupazioni riguardanti il modo in cui la storia potrebbe influire sulle persone con disabilità intellettive e dello sviluppo, assicurando che il lavoro procederà con particolare cautela. L’intervento è arrivato poco più di un giorno dopo la presentazione dell’anime tratto dal manga di Nene Azuki.
L’opera originale mostra Mii-chan alle prese con difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo, lasciando intendere una possibile disabilità mai diagnosticata all’interno della storia. La giovane lavora inizialmente come intrattenitrice in un cabaret club e successivamente nel settore giapponese dei servizi sessuali a domicilio, prima che la vicenda conduca alla sua uccisione. Parte delle reazioni ritiene che l’insieme di queste caratteristiche possa rafforzare stereotipi, associando le persone con disabilità a comportamenti problematici, sfruttamento sessuale e incapacità di condurre una vita autonoma.
La produzione promette consulenze e avvertenze adeguate
Nel proprio comunicato, il comitato ha dichiarato di voler rispettare i temi e i messaggi del manga, procedendo però in consultazione con esperti. Lo staff valuterà inoltre classificazioni appropriate e avvertenze rivolte agli spettatori, con l’obiettivo dichiarato di non alimentare pregiudizi o incomprensioni. La risposta non ha tuttavia chiuso la discussione: alcuni utenti hanno chiesto alla produzione di intervenire anche contro l’utilizzo di “Mii-chan” come soprannome dispregiativo rivolto soprattutto a ragazze e donne con disabilità intellettive o dello sviluppo.
Tra le voci critiche figurano l’animatrice Terumi Nishii e il mangaka indipendente Daiki Kasiwa. Nishii ha chiesto alla produzione di chiarire quale messaggio intenda trasmettere, temendo che l’opera possa ridurre la disabilità a uno spettacolo costruito per il pubblico. Kasiwa, padre di una bambina con ritardi nello sviluppo, ha espresso invece il timore che l’anime possa rendere più comune l’impiego offensivo del nome della protagonista. Preoccupazioni analoghe erano state segnalate anche dallo specialista Akihiko Miura, che aveva riferito il caso di una giovane derisa a scuola attraverso lo stesso appellativo.
Petizioni contrapposte e un dibattito ancora aperto
L’annuncio ha generato diverse petizioni. Quella pubblicata su Change.org, sostenuta da oltre 4.900 persone al momento della rilevazione, chiede di sospendere la produzione per valutarne le possibili conseguenze. Un’altra iniziativa sulla piattaforma Voice, appoggiata da più di 3.200 firmatari, domanda che la serie non trasformi le persone con disabilità in oggetti di derisione o consumo e che la rappresentazione del lavoro sessuale non venga trattata in maniera sensazionalistica. Sulla stessa piattaforma è comparsa anche una petizione favorevole all’adattamento, secondo cui limitare un’opera perché potrebbe ferire qualcuno costituirebbe un precedente rischioso per la libertà creativa; questa posizione aveva raccolto 1.576 adesioni.
Ulteriori critiche hanno riguardato la coincidenza dell’annuncio con il decimo anniversario della strage di Sagamihara del 26 luglio 2016, nella quale furono uccise diciannove persone con disabilità. Il portale Magazine Pocket di Kōdansha ha nel frattempo rimosso dalla propria pagina principale il banner dedicato all’anime. Tomoko Katsuyama, fondatrice e segretaria generale della Japan Developmental Disorder Association, ha riferito di avere incontrato Kōdansha e di voler leggere l’intero manga, precisando però di non essere stata incaricata della supervisione e di non avere chiesto la cancellazione del progetto. Nene Azuki è intervenuta separatamente per chiarire i propri precedenti rapporti con un account chiamato Diana e negare esperienze personali nel lavoro sessuale o nel cosiddetto “sugar dating”, senza affrontare direttamente la controversia che continua a circondare l’adattamento.
Fonti consultate: Anime News Network.














