Una voce imitata dall’intelligenza artificiale può attribuire a un interprete parole mai pronunciate, opinioni che non condivide e pubblicità alle quali non ha scelto di partecipare. Megumi Ogata, conosciuta soprattutto per il ruolo di Shinji Ikari in Neon Genesis Evangelion e per diversi personaggi della serie Danganronpa, è intervenuta contro la crescente diffusione sui social di contenuti che riproducono senza permesso il timbro dei doppiatori giapponesi.
“La mia voce è una parte della mia identità”, ha dichiarato Ogata, definendo dolorosa la possibilità che qualcuno possa utilizzarla per farle dire qualsiasi cosa e ricavarne un profitto. La doppiatrice, già protagonista di un approfondimento dedicato al suo rapporto con Evangelion e Hideaki Anno, ritiene che il fenomeno non possa più essere ignorato e chiede al Giappone di stabilire regole chiare sull’uso delle identità vocali e delle opere creative.
Una voce artificiale può sembrare una dichiarazione autentica
Video e registrazioni generati attraverso modelli di apprendimento automatico sono ormai capaci di riprodurre con notevole precisione tono, cadenza e caratteristiche vocali di attori e doppiatori. Il pubblico può quindi essere indotto a credere che l’interprete abbia realmente partecipato al contenuto, soprattutto quando la voce viene associata a personaggi celebri, messaggi promozionali o affermazioni costruite per attirare visualizzazioni.
Il problema diventa ancora più grave quando questi materiali vengono monetizzati. In tali casi, l’identità professionale dell’artista viene trasformata in uno strumento commerciale senza consenso e senza alcun compenso. Ogata aveva già partecipato a maggio a un incontro organizzato dal Ministero della Giustizia, sostenendo la necessità di fermare la generazione non autorizzata e di riconoscere alla voce tutele simili a quelle previste per il nome e l’immagine delle personalità pubbliche.
Il dibattito riguarda l’intera industria culturale giapponese
Secondo Ogata, la questione non è limitata al doppiaggio. Gli stessi sistemi possono essere addestrati utilizzando senza permesso disegni, animazioni, manga, sceneggiature e altri materiali appartenenti alla produzione culturale giapponese. La doppiatrice si è quindi chiesta perché un Paese che si presenta come una potenza mondiale dei contenuti non riesca ancora a comunicare una posizione netta sull’utilizzo delle opere e sull’appropriazione digitale del lavoro degli autori.
Il Ministero della Giustizia ha recentemente approvato una prima bozza di linee guida secondo cui la clonazione vocale non autorizzata e il suo sfruttamento economico potrebbero costituire una violazione dei diritti legati all’identità pubblica. Si tratta ancora di un passaggio preliminare, ma la discussione potrebbe offrire agli interpreti strumenti più precisi per chiedere la rimozione dei contenuti e agire contro chi trae profitto dalla loro voce.
Un caso analogo coinvolge Kenjirō Tsuda, interprete di Kento Nanami in Jujutsu Kaisen e Seto Kaiba in Yu-Gi-Oh!, che ha avviato un’azione legale per l’impiego non autorizzato della propria voce in filmati prodotti tramite intelligenza artificiale. La vicenda di Kenjirō Tsuda mostra quanto la clonazione vocale possa avere conseguenze economiche e reputazionali concrete. Per Ogata, tuttavia, resta centrale soprattutto il diritto di ogni interprete a decidere quali parole pronunciare e a non vedere la propria identità controllata da persone estranee.
Fonti consultate: Automaton West.













