Immaginiamo un commissariato di un futuro abbastanza vicino da non sembrare fantascienza pura. Fotografie, tabulati e interrogatori continuano a esistere, ma a un certo punto qualcuno collega un’apparecchiatura a una testimone e decide di cercare le risposte direttamente nella sua testa. Mind Diver parte da una suggestione del genere e riesce a farla sembrare meno remota di quanto dovrebbe. Indoor Sunglasses ci affida l’Oceano Mentale di Lina, i cui ricordi si stanno deteriorando proprio mentre il fidanzato Sebastian risulta scomparso. Tocca quindi ascoltare conversazioni, osservare scene incomplete e recuperare informazioni utili a ricostruire quanto è accaduto. Pubblicato da Playism, il gioco è disponibile su PlayStation 5, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam; la nostra prova si è svolta su PlayStation 5.
La premessa funziona perché trasforma subito il concetto fantascientifico in un’attività concreta. Si entra nelle singole scene, si osservano persone e oggetti, si ascolta ciò che viene detto e si cerca l’elemento necessario a completare ciò che Lina non riesce più a ricordare correttamente. Ogni soluzione fornisce nuove informazioni sul caso o sui personaggi e permette di stabilire collegamenti con quanto scoperto in precedenza. La tecnologia, quindi, non rimane un semplice pretesto narrativo: determina il modo in cui vengono raccolti gli indizi e mette il giocatore davanti a un testimone particolare, dal quale non basta ottenere una dichiarazione perché sono le informazioni stesse a essere incomplete.

Il caso passa dai dettagli
Il sistema investigativo si regge sulla ricerca di questi elementi mancanti. Una conversazione può suggerire un nome, un oggetto apparentemente secondario può acquistare importanza parecchio dopo e un particolare osservato in una scena può risolvere un dubbio nato altrove. Inserire la soluzione corretta fa avanzare anche il racconto, così puzzle e sviluppo della vicenda rimangono strettamente collegati. È probabilmente la qualità migliore dell’impianto: trovare una risposta non equivale a spuntare un enigma da una lista, perché ciò che viene scoperto cambia anche la percezione delle persone coinvolte. Mind Diver chiede quindi attenzione soprattutto alle circostanze e alle parole, premiando chi segue davvero ciò che accade invece di limitarsi a scandagliare ogni ambiente alla ricerca di un oggetto cliccabile.
La difficoltà non raggiunge però sempre le possibilità suggerite dal concept. Diverse soluzioni diventano abbastanza evidenti una volta intercettato l’indizio decisivo, mentre i passaggi più riusciti costringono a tenere insieme informazioni provenienti da momenti differenti e a ricordare rapporti, nomi o circostanze emersi in precedenza. Il gioco mette alla prova soprattutto l’attenzione e la capacità di associazione, lasciando meno spazio a concatenazioni deduttive particolarmente complesse. Considerata una durata dichiarata attorno alle sei ore, la scelta mantiene il ritmo piuttosto serrato e impedisce al meccanismo di consumarsi, anche se qualche passaggio più esigente avrebbe dato maggiore profondità a un sistema che possiede tutti gli strumenti per richiederla.

Volti che sembrano sul punto di svanire
L’identità visiva aiuta parecchio a sostenere l’idea. Indoor Sunglasses ha utilizzato scansioni 3D di attori e luoghi reali della Danimarca, ricavandone figure e ambienti volutamente imperfetti. I lineamenti conservano una base riconoscibile, gli spazi sembrano familiari e tuttavia nulla possiede la nettezza di una ricostruzione tradizionale. Questa distanza dalla precisione fotorealistica si accorda bene con l’Oceano Mentale: persone e oggetti sembrano registrati con informazioni mancanti, quasi che la scena fosse stata acquisita da una macchina incapace di conservarne ogni dettaglio. Il risultato è particolare senza essere gratuitamente eccentrico e offre a Mind Diver un aspetto immediatamente distinguibile da quello di molti altri giochi investigativi.
Anche il sonoro assume una funzione pratica, visto quanto spesso le informazioni arrivano attraverso ciò che i personaggi dicono. I dialoghi sono interamente doppiati in inglese e i testi comprendono l’italiano, per cui seguire gli scambi e individuare una frase importante non presenta ostacoli linguistici particolari. Le interpretazioni contano soprattutto perché Lina e Sebastian devono risultare credibili anche nei momenti quotidiani, non soltanto quando la vicenda richiede una rivelazione. Affetto, tensioni e conversazioni apparentemente banali contribuiscono così a delineare una coppia prima ancora di alimentare il mistero. Gradualmente la domanda sulla scomparsa di Sebastian condivide sempre più spazio con un’altra: che cosa sia successo fra loro prima che tutto precipitasse.

Dietro il caso rimane una relazione
Proprio questa dimensione personale impedisce alla tecnologia sperimentale di occupare l’intero palcoscenico. La possibilità di accedere alla mente di qualcuno potrebbe aprire discussioni enormi sulla privacy, sulla manipolazione o sull’attendibilità di una testimonianza ottenuta in questo modo, e Mind Diver lascia intravedere diversi interrogativi del genere. Indoor Sunglasses preferisce però concentrare il racconto su Lina e Sebastian, sulle omissioni e sui momenti che hanno modificato il loro rapporto. Le implicazioni fantascientifiche rimangono perciò meno sviluppate di quanto il concept permetterebbe, mentre acquista peso il lato sentimentale del caso. È una rinuncia significativa, ma permette alla storia di mantenere un centro preciso invece di disperdersi in troppe direzioni.
Anche per questo Mind Diver va affrontato aspettandosi un percorso piuttosto guidato. Le piste non si moltiplicano in una rete di ipotesi liberamente perseguibili e l’investigazione procede verso una vicenda ben definita; il margine concesso al giocatore riguarda soprattutto il lavoro necessario per comprenderla. La relativa semplicità di alcune deduzioni impedisce al gioco di raggiungere le migliori espressioni del genere sul piano puramente enigmistico, ma atmosfera, impostazione visiva e centralità delle conversazioni gli danno una personalità difficile da confondere. Rimane soprattutto il fascino di una tecnologia investigativa futuristica applicata a un problema molto meno futuristico: capire che cosa sia realmente accaduto fra due persone quando le informazioni disponibili non raccontano più tutta la storia.











