Un filo spinato si staglia contro il cielo grigio, e nel silenzio che segue gli spari resta soltanto il respiro di chi è sopravvissuto per errore. Mortanis Prisoners, sviluppato da Vladimir Zlobin e Alexey Bulgakov e pubblicato da Axyos Games Entertainment, è disponibile su PlayStation 5 e Xbox Series X|S dopo l’uscita su PC tramite Steam. La versione provata su PlayStation 5 rivela fin dalle prime battute la natura dell’operazione: un survival horror in prima persona che intreccia tragedia storica e suggestioni occulte, scegliendo deliberatamente un terreno narrativo complesso e rischioso.
Gameplay e struttura
Sul piano meccanico, Mortanis Prisoners si presenta come uno sparatutto, ma la componente action è subordinata a una filosofia di sopravvivenza. Le armi, ispirate al periodo bellico, hanno rinculo marcato e tempi di ricarica lenti; le munizioni sono scarse e l’inventario limitato costringe a una gestione attenta delle risorse. Ogni scontro va ponderato, poiché l’aggressività indiscriminata viene punita con rapidità.
L’esplorazione alterna baracche, corridoi sotterranei e strutture secondarie, costruendo una mappa che privilegia tensione e claustrofobia. Gli enigmi, integrati nel contesto, richiedono di riattivare generatori, decifrare documenti o aprire passaggi sigillati. Non si tratta di rompicapi astratti, ma di interventi coerenti con l’ambientazione, utili a scandire il ritmo e ad approfondire la narrazione ambientale.
Con il procedere dell’avventura emergono però alcuni limiti evidenti. Il sistema di combattimento risulta a tratti poco fluido, con colpi che non sempre vengono registrati in modo preciso e nemici che reagiscono in maniera poco credibile. Anche l’intelligenza artificiale tende a ripetere gli stessi comportamenti, riducendo la tensione nelle situazioni che si ripresentano più volte. Nel complesso, l’attenzione è chiaramente rivolta all’atmosfera più che alla varietà delle dinamiche di gioco, e alcune sezioni di ritorno su aree già esplorate allungano l’esperienza senza offrire reali novità o maggiore profondità.
Narrazione, direzione artistica e accessibilità
La vicenda prende avvio da una ribellione repressa e da esecuzioni di massa, per poi insinuare un elemento sovrannaturale che trasforma la fuga in discesa nell’ignoto. Mortanis Prisoners evita di spettacolarizzare il contesto storico, scegliendo un tono sobrio e cupo. L’orrore nasce dalla sottrazione: silenzi prolungati, corridoi deserti, presenze suggerite più che mostrate.
Con gradualità, l’elemento occulto si fa più evidente, conducendo verso un horror psicologico in cui realtà e allucinazione si sovrappongono. Non tutte le linee narrative risultano pienamente sviluppate, e l’atto finale accelera rispetto alla costruzione iniziale, lasciando alcune suggestioni irrisolte. L’ambiguità, in parte voluta, finisce per rafforzare il senso di smarrimento, ma talvolta penalizza la coesione complessiva.
Dal punto di vista tecnico, l’edizione PlayStation 5 offre caricamenti rapidi e una buona stabilità generale, con risoluzione elevata e un’illuminazione efficace nel valorizzare ombre e contrasti. Restano comunque alcuni problemi tecnici, come brevi cali di fluidità e la comparsa improvvisa di texture che si caricano in ritardo, elementi che finiscono per spezzare l’immersione. Molto più convincente è invece il comparto sonoro: scricchiolii metallici, passi lontani e pause di silenzio ben dosate mantengono costante la tensione, resa ancora più efficace dall’uso dell’audio spaziale, che aiuta a percepire con precisione la provenienza dei suoni.
Valore complessivo e limiti strutturali
Mortanis Prisoners si distingue per l’intenzione autoriale e per la volontà di affrontare un tema complesso senza indulgere nel sensazionalismo. L’atmosfera è coerente, opprimente e sostenuta da una direzione artistica consapevole. La scelta di porre il giocatore in una condizione di vulnerabilità costante risulta efficace nel generare inquietudine.
Al contempo, le asperità del sistema di combattimento, la ripetitività di alcune dinamiche e le incertezze narrative dell’ultima parte impediscono al titolo di raggiungere una piena maturità espressiva. L’equilibrio tra peso tematico e solidità ludica non sempre risulta armonico, e l’esperienza richiede una predisposizione alla lentezza e alla riflessione più che alla ricerca di adrenalina. A ciò si aggiunge un prezzo di vendita non particolarmente contenuto per un progetto con evidenti ruvidità tecniche: un elemento che rende il confronto con produzioni più rifinite inevitabile.
Mortanis Prisoners è dunque un’esperienza pensata per un pubblico specifico: chi apprezza survival horror lenti, atmosferici e carichi di tensione psicologica potrà trovarvi momenti di autentico disagio e suggestione. Meno adatto, invece, a chi predilige sistemi di combattimento solidi, ritmo sostenuto e una costruzione narrativa lineare e perfettamente coesa. Qui l’atmosfera conta più della precisione meccanica; ed è una scelta che non tutti saranno disposti ad accettare.
















