Una volpe sa che i guai arrivano sempre con modi impeccabili: un libro antico che luccica troppo, uno stregone con l’aria di aver già imbrogliato il destino almeno tre volte, pagine magiche sparse nei mondi più improbabili e la vaga sensazione che, dietro ogni prato invitante, ci sia un trabocchetto pronto a far fare una figura poco elegante. New Super Lucky’s Tale, sviluppato da Playful Studios e pubblicato su PlayStation 5 da PQube, già disponibile su PlayStation 4, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC tramite Steam, prende questa fiaba birichina e la trasforma in un platform d’avventura che mescola esplorazione tridimensionale, parentesi a scorrimento laterale, collezionabili, piccoli enigmi e boss dal temperamento più teatrale che davvero minaccioso. Su PlayStation 5 sfoggia anche una resa 4K e un uso leggero ma presente del DualSense, abbastanza per dare alla rincorsa di Lucky una patina più fresca.
Il punto è chiaro fin dai primi minuti: New Super Lucky’s Tale non vuole stupire con la spavalderia del grande innovatore, preferisce entrare in scena con il sorriso di chi conosce bene i trucchi del mestiere e sa ancora come farli funzionare. Il gioco appartiene a quella nobile stirpe di platform 3D che cercano il piacere della corsa, del salto preciso, della moneta luccicante intravista all’ultimo momento e della deviazione apparentemente inutile che poi conduce a un segreto. I mondi centrali lasciano spazio a livelli costruiti con logica classica, disseminati di pagine da recuperare, lettere da trovare e oggetti da raccogliere, mentre la struttura alterna con una certa disinvoltura fasi in pieno 3D, intermezzi bidimensionali, mini-giochi e piccole prove di abilità o osservazione. È un’avventura che parla con naturalezza sia ai più giovani sia a chi, con qualche anno in più sulle spalle, conserva ancora il riflesso pavloviano di inseguire tutto ciò che brilla.
La coda conosce il mestiere
La forza migliore del gioco risiede nella sua maneggevolezza. Lucky salta, scava, colpisce con la coda e si muove con una scioltezza piacevole, anche se nei primi minuti la corsa può sembrare appena trattenuta, come se la piccola volpe volesse prima capire il terreno prima di lanciarsi davvero. È una sensazione che svanisce piuttosto in fretta, lasciando il posto a un controllo affidabile e immediato, ideale per un platform che non vuole trasformare ogni sporgenza in un processo d’appello. Il piacere del movimento, qui, conta più della complessità del sistema, ed è una scelta coerente: l’obiettivo non è mettere in crisi il giocatore, ma invitarlo a un’esplorazione continua, simpatica, talvolta furbetta, spesso generosa nel premiare la curiosità.
Anche la varietà delle situazioni aiuta a mantenere vivo il ritmo. New Super Lucky’s Tale sa quando allargare il respiro con aree più aperte e quando invece stringere il campo con livelli laterali, passaggi più guidati o piccole prove accessorie che rompono la cadenza del semplice platforming. Le pagine del Libro delle Ere vengono distribuite secondo regole molto leggibili, e questo rende la progressione trasparente senza renderla meccanica. Il gioco, da questo punto di vista, ragiona come una volpe educata: mostra subito le carte principali, poi prova a far dimenticare quanto siano familiari con un ritmo scorrevole e un tono leggero. La formula funziona, soprattutto perché non si prende mai troppo sul serio.
Dolcezza, mestiere e qualche zampa troppo prudente
Il limite più evidente è che questa stessa grazia finisce per smussare quasi ogni attrito. La difficoltà resta generalmente molto bassa, i nemici raramente oppongono una resistenza degna di nota e perfino gli scontri con i boss hanno più il sapore della messinscena che quello della vera prova. È una scelta che rende il gioco molto accessibile, e in questo senso perfettamente centrata, ma che toglie anche una parte di mordente a chi cerca un platform capace di sorprendere o di alzare davvero l’asticella. La sensazione, col procedere dell’avventura, è quella di un titolo sempre gradevole e sempre beneducato, forse fin troppo.
Questa prudenza si riflette anche nella sua identità complessiva. New Super Lucky’s Tale omaggia con affetto i classici del genere, strizza l’occhio alla loro epoca d’oro e ne recupera con mestiere il lessico ludico, ma raramente prova a piegarlo in una direzione davvero personale. I livelli sono vari, i costumi aggiungono un tocco simpatico, i personaggi principali hanno il carisma da mascotte ben confezionata, eppure resta spesso la percezione di trovarsi davanti a un gioco molto rifinito nella forma e meno ambizioso nella sostanza. Non annoia, che è già un merito importante; semplicemente evita quasi sempre di esporsi, come una volpe abbastanza intelligente da non infilarsi mai nel pollaio sbagliato.
Un libro illustrato con garbo
Sul piano visivo il titolo gioca una carta semplice e la gioca bene. Colori accesi, ambienti morbidi, design cartoon e un gusto quasi da libro illustrato accompagnano Lucky in mondi gradevoli da attraversare, con una direzione artistica che sceglie la familiarità invece della stravaganza. Su PlayStation 5 la resa è pulita e brillante, e il 4K dichiarato contribuisce a valorizzare una tavolozza già di suo molto vivace. Non tutto ha la stessa forza: alcuni comprimari risultano meno ispirati di quanto ci si aspetterebbe da un universo così attento al tono fiabesco, e certe soluzioni scenografiche restano più funzionali che memorabili. Tuttavia il colpo d’occhio conserva una coerenza innegabile e accompagna bene il carattere del gioco.
Anche il comparto sonoro si muove con discrezione, senza cercare il colpo di teatro. Le musiche sono piacevoli, adatte al tono leggero dell’avventura, anche se in più di un’occasione finiscono per restare sullo sfondo con troppa educazione, come ospiti ben vestiti che non vogliono disturbare la conversazione. Il DualSense aggiunge qualche piccolo accento tattile alle mosse di Lucky, dettaglio gradito ma non rivoluzionario. Alla fine dei conti, New Super Lucky’s Tale lascia una sensazione piuttosto precisa: quella di un platform confezionato con cura, spiritoso quanto basta, molto accessibile e spesso piacevole, che conosce i tempi del genere e li asseconda con mestiere. Gli manca però la zampata del piccolo classico, quella scintilla di invenzione o di coraggio che separa un’opera ben fatta da una davvero necessaria. È consigliato a chi cerca un’avventura colorata, rilassata e collezionistica, a chi vuole condividere un platform con giocatori più giovani e a chi conserva un debole per i giochi che preferiscono il sorriso alla severità. Chi invece insegue sfida, complessità o personalità più marcata potrebbe apprezzarne l’eleganza senza sentirsi davvero conquistato.
















