Il citofono non funziona, il destinatario non risponde e l’indirizzo indicato sul pacco corrisponde grossomodo a “trauma infantile, terza porta a sinistra”. Personalmente avrei già contrassegnato la consegna come impossibile e sarei tornato al deposito, ma Nightmare Delivery pretende una certa dedizione professionale. Qui i corrieri non raggiungono appartamenti o villette: entrano direttamente nella coscienza di persone sconosciute, trascinando un pacco verso l’oscurità nascosta dentro di loro. Paura, senso di colpa, ossessione e ricordi deformano gli ambienti fino a trasformare abitazioni, uffici e altri luoghi apparentemente normali in labirinti dove un corridoio può riportare alla stanza appena lasciata. Altro che “cliente assente”: in certe missioni avremmo preferito che lo fosse davvero.
Sviluppato da Own It Studio e pubblicato su PS5 da Own It Solutions SA, Nightmare Delivery è disponibile su PlayStation 5 e PC tramite Steam. La versione utilizzata per questa prova è quella PS5. Si tratta di un horror psicologico in prima persona che può essere affrontato da soli oppure in cooperativa online fino a quattro giocatori, caratteristica che gli dà immediatamente un sapore particolare. Non ci sono armi con cui ripulire i corridoi: bisogna esplorare, interpretare gli ambienti, risolvere enigmi e soprattutto capire le regole delle entità che li abitano. Alcune possono essere evitate, altre richiedono di comprenderne il comportamento. Correre urlando rimane un’opzione emotivamente comprensibile, soltanto non sempre utile.

Il pacco va consegnato proprio lì, purtroppo
Ogni missione rappresenta una coscienza differente e questo permette al gioco di cambiare disposizione, atmosfera e logica degli ambienti senza dover rispettare una geografia reale. Stanze ripetute, passaggi che modificano destinazione e oggetti quotidiani utilizzati come parti di un rompicapo costruiscono spazi volutamente inaffidabili. L’idea migliore consiste nel collegare gli enigmi al disagio della persona nella cui mente siamo entrati: ricostruire un ricordo o interpretare un simbolo può diventare parte della progressione, facendo sembrare il livello qualcosa di più di una semplice escape room con le luci spente. Quando il meccanismo funziona, curiosità e inquietudine procedono insieme perché capire cosa sia successo significa contemporaneamente avvicinarsi a ciò che preferiremmo non incontrare.
Il problema arriva quando questa ambiguità passa dal personaggio al giocatore un po’ troppo bene. Determinate soluzioni dipendono dalla scoperta di un elemento o dall’attivazione di un evento ambientale non sempre comunicato con sufficiente chiarezza, e qualche morte iniziale contro una nuova creatura finisce inevitabilmente per essere didattica. Prima scopriamo che il mostro reagisce in un certo modo, poi scopriamo che avremmo dovuto capirlo prima di essere trasformati in prova di mancata consegna. L’apprendimento delle regole fa parte dell’esperienza e genera tensione, ma una segnalazione più naturale avrebbe ridotto le occasioni in cui l’orrore lascia momentaneamente posto alla domanda meno suggestiva possibile: “Va bene, ma cosa vuole esattamente da me il gioco?”.

Quattro corrieri, una sola pessima idea
La cooperativa è l’elemento che distingue maggiormente Nightmare Delivery da tanti piccoli horror psicologici costruiti sull’isolamento assoluto. Fino a quattro giocatori possono esplorare insieme, dividersi i compiti e collaborare nella soluzione degli enigmi, mentre l’architettura instabile dei livelli rende sorprendentemente facile perdere di vista il gruppo. Ci siamo ritrovati a indicare un percorso a un compagno convinti di sapere perfettamente dove conducesse, per poi scoprire che nel frattempo quel corridoio aveva evidentemente cambiato opinione. In questi momenti il multiplayer crea situazioni difficili da programmare: una persona cerca una soluzione, un’altra distrae una minaccia e una terza sta probabilmente chiedendo dove siano finiti tutti con un tono di voce sempre meno professionale.
Giocare insieme modifica inevitabilmente anche il tipo di paura. La presenza degli amici attenua parte dell’isolamento, ma viene compensata dal caos delle comunicazioni e dalla necessità di coordinarsi quando qualcosa ci insegue. La cooperazione funziona soprattutto negli enigmi e negli incontri in cui è utile suddividere l’attenzione fra più elementi, mentre alcune situazioni rimangono più inquietanti in solitaria proprio perché nessuno può ridere dopo che abbiamo urlato davanti a una porta. Il gioco resta perfettamente affrontabile da soli, ma è online che la sua idea acquista maggiore originalità: l’orrore non deriva più soltanto da ciò che appare sullo schermo, ma anche dalla certezza che il nostro compagno abbia detto “aspettami qui” trenta secondi fa e non sia ancora tornato.

La mente non rispetta le norme edilizie
La componente visiva sfrutta bene la libertà concessa dagli spazi mentali. Gli ambienti partono spesso da luoghi ordinari per deformarli attraverso prospettive impossibili, illuminazione inquietante e ripetizioni architettoniche che mettono rapidamente in dubbio il senso dell’orientamento. Su PS5 l’impatto dipende più dalla direzione artistica che dalla ricerca dello spettacolo tecnico, ma l’effetto è convincente proprio perché gli scenari non hanno bisogno di essere giganteschi: basta una stanza che cambia quando ci voltiamo o una porta comparsa nel posto sbagliato per far salire la tensione. Anche il feedback del DualSense accompagna con discrezione alcuni momenti, senza trasformare ogni rumore sospetto in una dimostrazione da controller.
Il sonoro diventa inevitabilmente uno degli strumenti principali della paura. Rumori provenienti da stanze apparentemente vuote, presenze difficili da localizzare e improvvisi cambiamenti dell’ambiente rendono conveniente ascoltare prima di precipitarsi in avanti. Le creature funzionano meglio quando il gioco ci concede abbastanza tempo per sospettarne l’esistenza prima di mostrarle, mentre gli inseguimenti più diretti hanno un effetto meno persistente. Nightmare Delivery trova infatti la propria atmosfera migliore nell’attesa e nell’incertezza: sapere che ogni incubo possiede regole specifiche porta rapidamente a osservare qualsiasi dettaglio come un possibile avvertimento. Dopo un po’ anche un comodino leggermente fuori posto comincia ad avere un curriculum criminale.
La formula non è immune dalla ripetizione e il ricorso agli stessi principi di esplorazione, puzzle e apprendimento delle creature può rendere alcune missioni meno sorprendenti delle prime. Anche il trial and error pesa quando un’entità elimina il giocatore prima che il suo comportamento sia stato comunicato con sufficiente precisione. Eppure Nightmare Delivery parte da un’idea abbastanza strana da costruirsi uno spazio riconoscibile: trasformare il lavoro di un corriere in una spedizione nell’inconscio e permettere a quattro persone di affrontarla insieme produce momenti genuinamente divertenti senza annullare la tensione. Io continuo a sostenere che nessun contratto nazionale preveda la consegna dentro il senso di colpa altrui, ma Own It Studio ha almeno trovato un ottimo motivo per ignorare la normativa.













