In tempi moderni, la vita da ninja non è esattamente come la si immaginava. Niente più pergamene segrete da recuperare in templi sperduti o messaggi in codice trasmessi tra le ombre: oggi, un ninja medio passerebbe le giornate a fare consegne in bicicletta, a gestire un canale di tutorial su “come lanciare uno shuriken senza rompere il vaso della nonna” o a districarsi tra le notifiche del gruppo WhatsApp del clan. È proprio per questo che immergersi in Ninja Gaiden: Ragebound rappresenta un salutare ritorno alle origini, laddove l’onore si misurava in colpi di katana e la reputazione si costruiva eliminando orde di demoni, non col numero di follower. Sviluppato da The Game Kitchen, già autori di Blasphemous, e pubblicato da DotEmu, il gioco è disponibile su PC, PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox One, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, e porta la storica saga Tecmo in un territorio nuovo e familiare allo stesso tempo: uno scorrimento laterale raffinato, che sposa le meccaniche arcade di un tempo alla precisione dei controlli moderni.
Tra tradizione e modernità
La trama vede il giovane Kenji Mozu del Villaggio Hayabusa affrontare una minaccia sovrannaturale in assenza del leggendario Ryu Hayabusa. Costretto a fondere la propria anima con quella di Kumori, membro del clan rivale dei Black Spider, per sopravvivere, Kenji intraprende un viaggio in cui l’alleanza con il nemico diventa l’unica arma contro l’avanzata del Signore dei Demoni. Pur nella sua essenzialità, la narrazione non cerca virtuosismi: funge da cornice solida per un gameplay che è il vero cuore dell’esperienza. La fusione tra i due protagonisti, meccanica chiave del gioco, consente di alternare in tempo reale stili di combattimento differenti, passando dalla rapidità dei colpi di spada di Kenji alla precisione letale dei coltelli a distanza di Kumori.
Il sistema “Ninja Fusion” arricchisce lo scontro con possibilità devastanti, utili soprattutto contro nemici d’élite contraddistinti da un’aura speciale: eliminarli attiva uno stato potenziato che può abbattere anche avversari imponenti con un solo colpo. Questa gestione delle priorità in combattimento aggiunge una dimensione strategica a un’azione che, pur rimanendo frenetica e viscerale, richiede attenzione al contesto e alle opportunità offerte dallo scenario.
Pixel art viva e sfida calibrata
Dal punto di vista estetico, Ninja Gaiden: Ragebound è un omaggio alla pixel art degli anni d’oro, elevata però a un livello di dettaglio e animazione che la tecnologia dell’epoca non avrebbe potuto permettere. Ogni ambientazione, dai villaggi assediati alle battaglie su un treno in corsa o appesi a un elicottero, è costruita per essere non solo un’arena di gioco, ma anche un colpo d’occhio memorabile. Le animazioni fluide e la risposta immediata ai comandi trasmettono la sensazione di controllare un titolo contemporaneo, pur mantenendo il gusto retrò.
La struttura propone livelli con valutazioni finali fino al rango S+, stimolando la rigiocabilità attraverso sfide aggiuntive come completare missioni senza subire danni o sconfiggere un boss entro un tempo limite. Non mancano, però, elementi frustranti: fallire una sfida avanzata spesso significa dover ricominciare l’intero livello, anche quando l’obiettivo è posto molto avanti nella sequenza, trasformando la ripetizione in un ostacolo più artificiale che genuinamente impegnativo.
Difficoltà, accessibilità e longevità
Il livello di sfida rievoca le radici arcade della serie, con ondate di nemici simultanee e risorse curative centellinate. Tuttavia, The Game Kitchen ha saputo introdurre opzioni di accessibilità che permettono di ridurre il danno subito o disattivare il contraccolpo, fino a rendere il personaggio quasi invulnerabile per chi desidera un’esperienza più esplorativa che competitiva. Una volta completata la campagna principale — stimata tra le 10 e le 12 ore — si sblocca la modalità Hard, che rimescola l’ordine e le abilità dei nemici e rende più insidiosi gli scontri con i boss, arricchendo la longevità senza alterare il nucleo ludico.
Merita una menzione la colonna sonora firmata da Sergio de Prado, che fonde riff di chitarra elettrica e atmosfere orientali in un accompagnamento perfetto per l’azione serrata. Ogni livello trova una sua identità musicale, rinforzando il ritmo e amplificando la tensione delle battaglie.
Ninja Gaiden: Ragebound riesce nell’intento di far convivere due anime: quella nostalgica, fatta di riflessi pronti e precisione chirurgica, e quella moderna, più attenta alla fluidità dell’esperienza e alla varietà delle situazioni. Un capitolo che non tradisce lo spirito della saga e, anzi, dimostra come il mito del ninja possa ancora dire molto, anche nel 2025.

















