NubiaPhobia non sembra interessato a scegliere tra leggerezza e inquietudine. Si presenta con colori pastello e forme quasi gentili, ma sotto questa superficie mette in scena una fiaba storta fatta di maledizioni, creature ostili e rompicapi dal gusto bizzarro. Pubblicato da Sometimes You e sviluppato da Tonguç Bodur insieme alla stessa etichetta, il gioco arriverà il 1º aprile 2026 su PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch, Xbox One e Xbox Series X|S, portando su console un’avventura punta e clicca in cui l’obiettivo sarà spezzare l’incantesimo lanciato da una strega sulla propria casa.
Per riuscirci bisognerà attraversare cinque regioni differenti, ciascuna legata a una chiave sacra necessaria ad aprire il forziere del villaggio. È una struttura che richiama la progressione classica dell’avventura enigmistica, ma il tono scelto da NubiaPhobia sembra voler spostare tutto su un piano più sghembo, dove l’umorismo anticonvenzionale convive con presenze maligne e con un immaginario che preferisce il perturbante al puro spavento.
Un punta e clicca che cerca una strada personale
Sul piano ludico, NubiaPhobia promette una struttura classica da point and click, ma filtrata attraverso puzzle volutamente eccentrici e un gusto per l’assurdo che potrebbe diventare il suo tratto più riconoscibile. L’obiettivo non sembra essere quello di inseguire la tradizione più rigorosa dell’avventura enigmistica, quanto piuttosto di costruire un percorso fatto di incontri singolari, situazioni bizzarre e piccoli momenti di tensione alleggeriti da un umorismo anticonvenzionale. In questo senso, il recupero della formula classica punta e clicca appare meno nostalgico e più funzionale a un ritmo di esplorazione fatto di osservazione, dialoghi e soluzioni inattese.
Il viaggio attraverso le cinque aree del gioco dovrebbe contribuire a sostenere questa varietà, offrendo scenari diversi e occasioni narrative differenti lungo il cammino verso il forziere del villaggio. L’idea delle chiavi sacre sparse in regioni distinte suggerisce una progressione episodica ma coesa, in cui ciascuna sezione può proporre personaggi, minacce e registri visivi propri. In un genere dove spesso il rischio è quello della ripetizione, una simile impostazione potrebbe aiutare NubiaPhobia a mantenere vivo il senso di scoperta, sempre che la scrittura e la costruzione dei puzzle riescano davvero a sostenere la promessa di un’avventura fuori dal comune.
Pastelli, creature maligne e humour nero
Uno degli aspetti più interessanti resta comunque la direzione artistica. Il ricorso a una grafica 2D in tonalità pastello, unito alla presenza dichiarata di illustrazioni ad altissima risoluzione, lascia intuire una forte attenzione per l’impatto visivo, quasi come se il gioco volesse apparire inizialmente rassicurante per poi incrinare quella sensazione attraverso dettagli più disturbanti. È una strada visiva che, se ben sfruttata, può rivelarsi particolarmente efficace in un’opera che mette insieme orrore e comicità, perché consente di lavorare sul contrasto più che sull’eccesso.
A questo si aggiunge la promessa di personaggi memorabili e ben caratterizzati, elemento cruciale per qualsiasi avventura narrativa che voglia lasciare il segno. In un titolo come NubiaPhobia, dove l’atmosfera sembra contare quanto la risoluzione degli enigmi, il peso degli incontri e dei dialoghi potrebbe risultare decisivo nel definire il tono complessivo dell’esperienza. La sensazione, per ora, è quella di un progetto che non cerca il realismo né il puro spavento, ma una dimensione più sghemba e teatrale, fatta di creature malvagie, situazioni assurde e una costante oscillazione tra sorriso e inquietudine. Se riuscirà a dare coerenza a questi elementi, NubiaPhobia potrebbe trasformarsi in una piccola curiosità da tenere d’occhio per gli appassionati di avventure fuori schema.














