Il gatto di casa può ignorarci per sei ore consecutive, svegliarsi soltanto per la cena e mantenere comunque la convinzione di amministrare l’intero appartamento. Dargli un’arma e circondarlo di mostri, a questo punto, sembra quasi la naturale evoluzione del rapporto. Pets Survivors prende cani, gatti, polli e altre bestiole dall’aspetto rassicurante e le spedisce dentro arene invase da slime, insetti enormi, giganti di roccia e piante carnivore. Il contrasto funziona immediatamente: i protagonisti sembrano pronti per una linea di peluche, mentre sullo schermo comincia un piccolo sterminio fantasy nel quale l’unico vero programma della giornata consiste nel restare vivi abbastanza a lungo da incontrare il boss.
Sviluppato da Vergiu Games insieme a eastasiasoft, che pubblica anche le versioni console, Pets Survivors è disponibile su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC tramite Steam. Per questa prova abbiamo utilizzato la versione PS5. La parentela con Vampire Survivors non richiede certo un’indagine della scientifica: visuale dall’alto, orde continue, esperienza lasciata dai nemici, potenziamenti durante la partita e crescita permanente fra un tentativo e l’altro. La variazione più evidente è affidata ai quattordici animali giocabili, ciascuno dotato di statistiche e capacità specifiche. Il resto punta su una formula ormai conosciutissima, cercando soprattutto di renderla immediata, leggera e abbastanza flessibile da incoraggiare il classico “ancora una partita e poi basta”.

Il pollo è armato, comportatevi di conseguenza
Ogni tentativo comincia scegliendo animale e arma iniziale separatamente, dettaglio più importante di quanto possa sembrare. I personaggi non rimangono legati a un singolo equipaggiamento e questo permette di sperimentare con combinazioni differenti, adattando le caratteristiche della bestiola al tipo di attacco preferito. Le prime ondate lasciano parecchio spazio per muoversi e servono soprattutto a raccogliere esperienza; poi lo schermo comincia a riempirsi, le vie di fuga si restringono e diventa necessario capire quando attraversare un varco e quando invece girare attorno alla massa di nemici. I comandi sono elementari e il peso maggiore ricade sul posizionamento e sulla costruzione della propria configurazione, più che sulla precisione richiesta negli sparatutto tradizionali.
Il piacere arriva soprattutto quando una partenza quasi timida comincia a trasformarsi in un festival di proiettili. Ogni passaggio di livello consente di scegliere nuovi miglioramenti e un attacco inizialmente poco impressionante può diventare capace di falciare interi gruppi di creature. È la gratificazione tipica del genere, ma continua a funzionare: raccogliere esperienza, osservare crescere il proprio arsenale e arrivare al punto in cui il nostro adorabile animale domestico sembra aver dichiarato guerra all’ecosistema produce un ritmo semplicissimo da assimilare. Pets Survivors non reinventa questo meccanismo e nelle prime fasi può risultare persino un po’ passivo, però sa distribuire abbastanza spesso una nuova scelta da mantenere viva la curiosità sulla configurazione che stiamo costruendo.

Una carezza, un potenziamento permanente
Le monete raccolte durante le partite alimentano la progressione fra un tentativo e l’altro. Possono essere investite in bonus permanenti che aumentano statistiche e possibilità di sopravvivenza, assicurando che anche una sconfitta contribuisca almeno in parte alla crescita successiva. È un sistema rassicurante, soprattutto quando una run finisce pochi istanti prima del risultato sperato: si torna al menu con qualcosa da spendere e la sensazione che il tempo non sia andato completamente perso. Il rovescio è altrettanto prevedibile. Alcuni ostacoli diventano meno impegnativi semplicemente accumulando abbastanza miglioramenti, così la progressione personale e quella numerica finiscono per sovrapporsi. A volte abbiamo imparato a muoverci meglio; altre volte il nostro gatto è semplicemente tornato con statistiche da piccolo mezzo corazzato.
Quattordici animali, circa una dozzina di armi iniziali, aree da sbloccare e più livelli di difficoltà offrono comunque una discreta quantità di combinazioni. Cambiare protagonista modifica statistiche e abilità, mentre una diversa arma di partenza può orientare subito una run verso scelte che nella precedente avevamo ignorato. Alle difficoltà superiori diventa inoltre più importante comprendere quali miglioramenti abbiano davvero sinergia fra loro, perché selezionare sempre l’icona più appariscente smette presto di essere una strategia affidabile. I boss chiudono le varie fasi con un bersaglio preciso verso cui prepararsi, anche se la varietà complessiva non riesce a cancellare del tutto la ripetizione: dopo diverse ore continuiamo pur sempre a girare attorno a orde, raccogliere esperienza e scegliere bonus.

Carini, colorati e terribilmente derivativi
Sul piano visivo Pets Survivors sceglie una pixel art colorata e pulita, con animaletti immediatamente riconoscibili e nemici abbastanza distinti anche quando l’arena diventa affollata. La chiarezza è importante in un titolo dove mezzo secondo trascorso a interpretare una sagoma può significare finire circondati, e sotto questo aspetto il lavoro è funzionale. Manca però una vera sorpresa estetica: ambientazioni, mostri ed effetti appartengono a un immaginario indie fantasy visto molte volte e l’aspetto tenero dei protagonisti rimane l’elemento più riconoscibile. Su PS5 non siamo davanti a una produzione capace di sfruttare davvero l’hardware, né sembra essere quella l’ambizione. L’impatto è semplice e gradevole, più vicino a un piccolo titolo nato per sessioni rapide che a qualcosa costruito per impressionare su un grande televisore.
La stessa sensazione accompagna il design generale. Pets Survivors prende quasi tutti gli ingredienti ormai associati ai survival a orde e li dispone senza particolari deviazioni: crescita durante la run, miglioramenti permanenti, aumento progressivo della densità nemica, boss e ricerca delle combinazioni più efficaci. Gli animali danno simpatia all’insieme e la possibilità di associare liberamente personaggi e armi apre un minimo di sperimentazione, ma manca quell’idea capace di modificare davvero il ritmo o di sorprendere dopo aver assimilato il sistema. Chi ha già trascorso decine di ore con Vampire Survivors e i suoi numerosi discendenti difficilmente troverà una ragione forte per ricominciare da capo proprio qui. Chi invece frequenta il genere solo occasionalmente troverà tutto immediatamente comprensibile e poco impegnativo da apprendere.
Ed è forse questo il punto più utile per collocarlo. Pets Survivors funziona bene come passatempo da aprire senza preparativi, scegliere un animale e ritrovarsi pochi minuti dopo con lo schermo coperto di mostri ed effetti. Le run hanno quella capacità quasi ipnotica di trasformare una pausa breve in una partita aggiuntiva, mentre sblocchi e potenziamenti garantiscono un motivo sufficiente per riprovarci. La ripetitività arriva però abbastanza presto e l’identità affidata alle mascotte non basta a compensare una struttura fortemente derivativa. Resta un piccolo survival piacevole, particolarmente adatto a chi cerca immediatezza e ottimizzazione senza sistemi complicati: basta accettare che sotto il musetto del cane, del gatto o del pollo batte il cuore di un gioco che abbiamo già incontrato parecchie volte.













