Il cielo preistorico si colora di minaccia quando una luce artificiale squarcia le nubi. Non è la furia di un vulcano, né un dinosauro troppo curioso: sono gli alieni. E mentre Dude, cavernicolo dal cuore tenero e dall’appetito per il prosciutto, viene rapito senza tanti complimenti, la sua amata Gal afferra la clava e parte al salvataggio. Prehistoric Gal, sviluppato da lightUP e pubblicato da Ratalaika Games, è disponibile su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC. Si tratta di un metroidvania bidimensionale compatto e spensierato, che rievoca atmosfere retrò con piglio leggero e stile pixelato, senza mai prendersi troppo sul serio.
Il viaggio di Gal si snoda attraverso quattro ambientazioni tematiche che uniscono giungle lussureggianti, caverne oscure e costruzioni aliene, con uno spirito più vicino alla tenerezza dei ricordi d’infanzia che alla crudezza della sopravvivenza preistorica. Il level design è strutturato in maniera semi-labirintica, con diramazioni che invitano all’esplorazione e al backtracking, anche se l’assenza di una mappa rende talvolta più frustranti che gratificanti i tentativi di orientarsi. I potenziamenti raccolti lungo il cammino permettono di sbloccare nuove aree e semplificano progressivamente il combattimento contro i nemici, che rimane comunque piuttosto elementare e incentrato su tempismo e distanza.
Le cavalcature dinosauro costituiscono la trovata più giocosa dell’intero impianto ludico: salire in groppa a una creatura gigantesca permette non solo di muoversi più agilmente, ma anche di lanciare attacchi più potenti, introducendo una varietà visiva e tattica che contribuisce a spezzare la monotonia. L’aspetto grafico, ispirato ai giochi a 8 bit, gioca una carta nostalgica vincente, con sprite semplici ma espressivi e fondali vivaci. Il comparto sonoro accompagna con melodie allegre e loop discreti che non stancano, ma neppure si impongono come elemento memorabile. La narrazione, dal canto suo, è un pretesto dichiarato, un’ironica cornice che serve più a motivare l’azione che a costruire un mondo di senso compiuto.
















