Provate a spiegare il football australiano a qualcuno che non ne abbia mai visto una partita: diciotto giocatori per squadra, campo ovale gigantesco, pallone dalla forma poco collaborativa, prese al volo, contrasti e una selva di pali verso cui spedire la palla. Quando finalmente l’interlocutore sembra aver capito qualcosa, aggiungete gabbiani, giocatori minuscoli, automobili, pali supplementari e la possibilità che gli atleti vengano trasformati nel pallone stesso. Se a quel punto vi guarda male, avete praticamente riassunto Pro Jank Footy. Non fatevi ingannare dalla parola “footy”: questo non è il nostro calcio che ha preso un volo low cost per Melbourne. È già uno sport diverso in partenza, prima ancora che qualcuno decida di sabotarlo.
Sviluppato da Powerbomb Games e Tinker Town e pubblicato da Powerbomb Games e Umbrella Gaming, Pro Jank Footy è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC tramite Steam. Per questa prova abbiamo utilizzato la versione PS5. La base recupera l’immediatezza degli sportivi arcade degli anni Novanta, da NBA Jam a NHL ’94, ma la innesta su una disciplina che per molti giocatori europei rappresenta già territorio inesplorato. La trovata decisiva arriva dopo ogni gol: la squadra che lo subisce sceglie un potenziamento capace di aiutarla, danneggiare l’avversario oppure cambiare direttamente le regole della partita. Da lì in avanti il regolamento viene trattato con lo stesso rispetto che un gatto riserva a un bicchiere lasciato sul bordo del tavolo.

Segnare è bello, finché l’altro non si vendica
All’inizio una partita conserva ancora una parvenza di normalità. Si corre sull’ovale, si contende il pallone, si cercano spazi e si prova a mandarlo fra i pali prima che diciotto australiani digitali decidano di convergere tutti nello stesso metro quadrato. I comandi sono semplici abbastanza da permettere anche a chi ignora completamente l’Aussie Rules di entrare nel ritmo senza un corso serale, mentre collisioni e fisica esagerata danno immediatamente agli scontri un carattere arcade. Poi qualcuno segna e l’avversario può scegliere uno dei potenziamenti proposti. Il premio per aver fatto bene, quindi, consiste nel consentire all’altra squadra di organizzare una ritorsione legalmente riconosciuta. È un sistema di riequilibrio crudele, ma soprattutto molto divertente.
Gli effetti si accumulano e la partita smette rapidamente di assomigliare a quella iniziata pochi minuti prima. Una squadra può diventare minuscola, comparire sotto forma di gabbiani o ritrovarsi con capacità assurde; possono apparire nuovi pali, sparire arbitri, cambiare le condizioni del campo e persino intervenire modifiche talmente invasive da costringere a ripensare completamente l’attacco. Gli oltre 150 potenziamenti costituiscono il vero motore della varietà, perché non si limitano ad aumentare una statistica del dieci per cento: i migliori modificano direttamente ciò che consideravamo possibile. Pro Jank Footy funziona proprio quando un piano perfettamente sensato viene annientato da una regola comparsa trenta secondi prima e siamo costretti a inventarne un altro mentre qualcuno ci travolge.

Il divano è lo stadio nazionale
La modalità Versus rappresenta il terreno ideale per questa follia. Giocare contro un’altra persona, sullo stesso divano oppure online, trasforma ogni scelta di potenziamento in una dichiarazione d’intenti. Non si seleziona soltanto l’opzione più efficace: si sceglie quella che potrebbe irritare maggiormente l’avversario, principio strategico che probabilmente Sun Tzu avrebbe approfondito se avesse posseduto una PlayStation. La semplicità dei controlli aiuta moltissimo perché permette di coinvolgere anche chi non conosce il football australiano, lasciando che le particolarità dello sport vengano assorbite durante la partita. Dopo pochi incontri si cominciano a riconoscere spazi, opportunità e modi per recuperare la palla; subito dopo qualcuno aggiunge pali in posti assurdi e possiamo ricominciare da capo.
La modalità Stagione offre invece una struttura più adatta al giocatore singolo, introducendo elementi roguelite e costruzione del mazzo mentre si affrontano le varie squadre. Vincere permette di ampliare le possibilità disponibili e obbliga ad adattarsi alle combinazioni ottenute, dando una ragione per affrontare più volte il campionato. È una componente piacevole e abbastanza varia da non sembrare un semplice riempitivo, ma resta meno irresistibile del confronto umano: contro l’intelligenza artificiale manca inevitabilmente quel momento in cui ci si gira verso il vicino di divano per chiedergli, con sincero risentimento, perché abbia appena trasformato la nostra formazione in un branco di creature inadatte a praticare qualsiasi sport regolamentato.

Australia, pixel e pessime decisioni sportive
Anche la presentazione lavora per trasformare ogni incontro in una specie di cabinato arcade impazzito. L’impostazione grafica recupera colori forti, personaggi caricaturali e una resa volutamente esagerata delle collisioni, con animazioni e reazioni fisiche che privilegiano lo spettacolo alla compostezza. Le undici squadre e i quattro stadi assecondano lo stesso tono, evitando qualsiasi tentazione di confezionare una versione istituzionale dello sport. Su PS5 il risultato è fluido e immediato da seguire anche quando l’ovale comincia a riempirsi di effetti e modifiche, aspetto fondamentale perché nelle fasi avanzate di una partita lo schermo può diventare un catalogo di decisioni che nessuna federazione sportiva dovrebbe approvare.
L’identità australiana non rimane confinata allo sport scelto. Nomi delle squadre, stadi, battute e soprattutto il commento di Broden Kelly degli Aunty Donna costruiscono un umorismo volutamente locale, sostenuto anche dal contributo creativo di David Ashby e Dario Russo, già legati a produzioni come Danger 5 e Italian Spiderman. Il risultato non sembra un gioco sportivo generico al quale siano stati applicati koala e qualche espressione australiana all’ultimo momento: la comicità nasce dal modo in cui quella cultura considera il proprio sport e decide affettuosamente di distruggerne ogni principio. Non tutte le gag hanno lo stesso impatto, naturalmente, ma la personalità complessiva è molto più marcata di quella di tanti arcade sportivi costruiti soltanto attorno alla nostalgia.
Il rischio più evidente coincide con la sua stessa forza. Dopo molte partite, anche una riserva di oltre 150 potenziamenti comincia inevitabilmente a mostrare combinazioni già viste e la modalità Stagione non possiede da sola la profondità necessaria per sostenere indefinitamente l’esperienza. Ma Pro Jank Footy nasce soprattutto come gioco da condividere, e in quella dimensione trova un equilibrio rarissimo fra competizione e sabotaggio. Sotto gabbiani, trasformazioni e regolamenti temporaneamente aboliti c’è un arcade sportivo reattivo e facile da imparare, abbastanza serio da rendere importante vincere e abbastanza irresponsabile da farci ridere quando perdiamo perché cinque minuti prima qualcuno ha deciso che le porte normali non erano più sufficienti. È football australiano, più o meno. Soprattutto “meno”.













