In Roguematch : The Extraplanar Invasion la prudenza dura quanto una tessera di mana lasciata incustodita: si entra in una stanza convinti di avere tutto sotto controllo, si fa un passo “innocente” sulla griglia e, nel giro di un turno, il castello dimostra di avere un talento naturale per trasformare l’ordine in disastro. La Nekomante e la sua compagnia di eroi improbabili non combattono soltanto mostri extraplanari, ma soprattutto la tentazione di semplificare: qui ogni abbinamento è una scelta tattica e ogni scelta porta conseguenze immediate. Sviluppato e pubblicato da Starstruck Games, disponibile su PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch, Xbox Series X|S, Xbox One e PC, il gioco porta la sua intuizione migliore su tutte le piattaforme: trasformare gli abbinamenti a tre in un linguaggio di movimento, attacco e sopravvivenza.
La griglia non è un puzzle, è un campo di battaglia
Il fascino di Roguematch : The Extraplanar Invasion nasce dalla sua ambizione più semplice e più crudele: far coincidere movimento, combattimento e manipolazione delle tessere nello stesso gesto. Ogni sala è un piccolo teatro chiuso, dove la distanza dagli avversari conta quanto la disposizione dei pezzi elementali. Abbinare mana non è un riflesso, ma una decisione che pesa: può significare danno, controllo dello spazio, preparazione di una reazione a catena o, più prosaicamente, evitare di farsi smontare come un mobile economico. Il gioco pretende uno sguardo a più strati, perché la griglia non è mai un fondale neutro: evolve, si sporca di effetti, diventa un organismo che reagisce.
Il ritmo a turni aiuta la lettura, ma non concede comodità. Si ragiona, sì, però sotto pressione: il tempo è “fermo” solo in apparenza, perché ogni turno perso per indecisione è terreno regalato a nemici che avanzano con geometrie spesso fastidiose. La sensazione migliore arriva quando un piano riesce: un posizionamento pulito, una combinazione ben calibrata, una stanza ribaltata con un singolo turno che sembra quasi un colpo di teatro. La sensazione peggiore arriva subito dopo, quando si capisce che quella brillantezza non era fortuna: era lavoro. E adesso va rifatto.
Build improbabili, sinergie e una cattiveria educata
La varietà si costruisce su due fronti: eroi e poteri. L’idea di mescolare archetipi bizzarri e abilità basate sul mana non è solo una strizzata d’occhio comica, ma un modo concreto per cambiare l’approccio alla griglia. Alcuni personaggi spingono verso una gestione più metodica, altri premiano l’aggressione e la lettura del rischio, altri ancora trasformano il campo in un laboratorio di caos controllato. La scrittura dei nomi e delle situazioni mantiene un tono leggero, ma sotto la superficie c’è un sistema che ama le conseguenze: se si forza una soluzione, spesso la soluzione forza il giocatore a ricominciare.
Il lato roguelike fa il resto, perché ogni run è un patto: si entra sapendo che, alla fine, il castello si riprenderà tutto. Oggetti, magie, potenziamenti: nulla resta, tranne la competenza. È una filosofia severa ma coerente, e funziona proprio perché l’esperienza non è mai identica. Cambiano le mappe, cambiano le ricompense, cambiano le combinazioni possibili e, soprattutto, cambia la percezione degli errori. La difficoltà è esigente, ma raramente appare sleale: quando si perde, di solito si capisce anche perché. E questa è una forma di rispetto.
Leggibilità, stile e porting: la console regge il colpo
Su PlayStation 5, Roguematch : The Extraplanar Invasion conserva una direzione artistica brillante, fatta di colori netti e creature espressive, quasi caricaturali, che alleggeriscono la tensione senza spezzarla. È un gioco che può diventare complesso in pochi secondi, quindi la chiarezza visiva è fondamentale: tessere, effetti e pericoli risultano distinguibili, e l’occhio impara presto a separare ciò che è “bello” da ciò che è “mortale”. Anche l’interfaccia accompagna con discrezione, evitando di saturare lo schermo e lasciando spazio alla lettura del campo, che resta l’unica vera bussola.
Il controllo via pad privilegia la precisione, e la scelta è sensata: qui non serve velocità da sala giochi, serve lucidità. La resa complessiva del porting è solida, e il gioco mantiene quel carattere da puzzle tattico che si assapora a piccoli morsi, spesso amari, ma stranamente invitanti. Quando tutto si incastra, la soddisfazione non è solo “ho vinto”, è “ho capito”. E in un titolo così, capire è già metà della conquista.
Roguematch : The Extraplanar Invasion è un’idea ibrida che non si limita a sommare generi, ma li intreccia fino a renderli inseparabili: la griglia diventa spazio, il mana diventa scelta, e la scelta diventa rischio. Non è un gioco accomodante, e non vuole esserlo; preferisce insegnare con piccoli schiaffi ben assestati, alternando umorismo e disciplina. Per chi ama la strategia compatta, la sperimentazione e quella sensazione rara di “ci riprovo perché stavolta ho imparato”, è un castello in cui vale la pena perdersi.
















