Alla vigilia delle elezioni per la Camera Alta giapponese, il partito ultra-conservatore Sanseitō ha sollevato un acceso dibattito tra i professionisti dell’industria creativa annunciando una nuova piattaforma politica che coinvolge direttamente manga, anime e videogiochi. La proposta prevede di trasferire al Ministero dell’Istruzione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia l’autorità di garantire lo “sviluppo sano” di queste forme artistiche, ponendole sotto una tutela statale che molti autori temono possa tradursi in censura o controllo ideologico.
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Una supervisione culturale “non richiesta”
La reazione della rete non si è fatta attendere: il post su X (ex Twitter) che ha riportato l’estratto del programma è stato ricondiviso oltre 11.000 volte e ha ricevuto centinaia di risposte critiche. Tra i più espliciti si sono distinti alcuni noti autori, come Hikaru Yuzuki (Amai Seikatsu: 2nd Season), Hideki Arai (The World is Mine) e Hiro Arikawa, celebre per il romanzo Library Wars, che ha espresso una forte preoccupazione per l’intento del partito: “È davvero allarmante che il governo voglia potare e controllare la cultura”, ha scritto, affermando come la propria opera, un tempo parodistica, stia diventando “profetica”.
Dubbi condivisi anche da altri esponenti dell’industria, che mettono in discussione cosa si intenda per “sviluppo sano” e chi dovrebbe decidere cosa sia “culturalmente giapponese”. Il timore maggiore è che opere con tematiche LGBTQIA+, storie legate a minoranze etniche o contenuti critici verso la società giapponese possano essere escluse da eventuali finanziamenti, rimosse dagli spazi pubblici o addirittura soggette a censura.
参政党「マンガ、ゲーム、アニメの権限は国に委譲」
神谷ファーストの独裁国家でも作るんですか?😅🦁
クリエイターの作品、権利を軽視し過ぎていないですか? pic.twitter.com/XRXFNIbd60
— Masa (@masanews3) July 14, 2025
Tra valorizzazione e retorica identitaria
Nel testo completo della proposta, Sanseitō evidenzia l’importanza economica e culturale dell’industria dell’intrattenimento nipponico, che nel 2022 ha generato circa 4.7 trilioni di yen all’estero, paragonandola all’export dei semiconduttori. L’obiettivo dichiarato è quello di trattare manga, anime e videogiochi come asset culturali strategici, capaci di rafforzare l’influenza diplomatica del Giappone nel mondo.
Tra le misure proposte vi sono lo sviluppo delle risorse umane, il miglioramento delle condizioni lavorative, la promozione all’estero e l’incentivazione del turismo legato agli anime. Tuttavia, è proprio l’ultima voce – quella che propone di valutare le opere non più secondo criteri economici ma sotto una supervisione governativa culturale – ad aver suscitato l’allarme.
Sanseitō ha cercato di chiarire le proprie intenzioni, sostenendo che non vi è alcuna volontà di espropriare i diritti dei creatori o di imporre una visione statalista dell’arte. Tuttavia, il linguaggio usato, unito alle altre posizioni politiche del partito – spesso accusato di nazionalismo e intolleranza verso le minoranze – ha generato un clima di diffidenza e preoccupazione tra i professionisti del settore.
Secondo i sondaggi pubblicati da NHK e Asahi Shimbun, Sanseitō potrebbe aumentare i propri seggi alla Camera Alta passando da uno a sette, pur restando lontano da una maggioranza. Ma resta aperta la possibilità di future alleanze con formazioni conservatrici più moderate come il Partito Liberal Democratico e Komeitō, che potrebbero trasformare questa proposta da provocazione a concreta politica culturale.
Fonti consultate: Anime News Network.













