Il Giappone dell’intrattenimento elettronico saluta uno dei suoi testimoni più preziosi. Kinji Amano, anima e fondatore dell’Amano Game Museum, si è spento il 15 febbraio, come comunicato dalla struttura attraverso i propri canali ufficiali. Con la sua scomparsa viene meno non soltanto un imprenditore, ma un autentico custode della cultura arcade, capace di attraversare epoche, tecnologie e mutamenti di pubblico senza mai perdere la propria visione.
館長のユーモア溢れる大胆な性格は、訪れる人々をいつも楽しませ、笑顔にしてくれました。
今はただ、館長が安らかに、穏やかな眠りにつかれることを心よりお祈り申し上げます。 pic.twitter.com/Fx2IbjG0a2— 【公式】天野ゲーム博物館 (@amanohkubutsu02) February 15, 2026
Classe 1937, Amano proveniva da un percorso lontano dall’industria videoludica. Gestiva infatti un negozio di articoli sportivi quando decise di installare alcuni apparecchi da gioco in un angolo del locale, offrendo ai ragazzi del quartiere uno spazio di ritrovo. Quell’esperimento, nato quasi per caso, si trasformò progressivamente in una missione: preservare e tramandare la magia delle macchine da sala, mantenendole accessibili anche quando il mercato avrebbe spinto verso altre direzioni.
Dall’epoca d’oro alla conservazione
L’esplosione del fenomeno Space Invaders segnò uno spartiacque. Molti operatori seguirono l’onda del successo; Amano scelse invece di costruire continuità. Cabinati, ricambi, documenti e competenze vennero conservati con cura quasi museale, in un periodo in cui pochi avvertivano l’urgenza della tutela storica.
Quando nel 1998 aprì ufficialmente il museo, il progetto assunse una dimensione pubblica e riconoscibile. Non era più soltanto una sala giochi, ma un archivio funzionante della memoria videoludica, dove il passato poteva essere studiato e, soprattutto, giocato.
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開店です!
いらっしゃいませ pic.twitter.com/xOend9qXU8— 【公式】天野ゲーム博物館 (@amanohkubutsu02) August 3, 2024
Una tradizione che prosegue
Anche dopo il ritiro forzato del fondatore per motivi di salute, l’attività non si è mai fermata. Familiari e volontari hanno continuato ad accogliere visitatori, mantenendo operative macchine rarissime e preservando l’atmosfera che aveva reso celebre il luogo.
Tra i tesori più ricercati spiccano esemplari oggi quasi introvabili, come alcune versioni di Space Harrier e storiche incarnazioni di Space Invaders, custodite in ambienti dedicati e accessibili attraverso modalità controllate, a testimonianza del loro valore culturale prima ancora che ludico.
Dopo i giorni di sospensione legati alle cerimonie funebri, il museo tornerà ad aprire le proprie porte. Sarà il proseguimento naturale di un’eredità che Kinji Amano ha costruito con pazienza, trasformando una passione personale in un patrimonio condiviso dalla comunità degli appassionati.
Fonti consultate: Gamezilla.













